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domenica 24 agosto 2014

Icone di Ieri: John Williams

Attore bravissimo e simpatico, che ha preso parte a molti film di successo del recente passato cinematografico, John Williams poveretto non lo conosce quasi nessuno.


Inglese, classe 1903, esordisce a soli 13 anni, nei teatri inglesi, poi, ventenne, si trasferisce negli Stati Uniti e lavora a Brodway. Qualche tempo dopo, al principio degli anni '30, inizia anche a lavorare nel cinema.
La filmografia di Williams è abbastanza vasta, nonostante fosse principalmente un attore di teatro, ma sul grande schermo è ricordato principalmente per cinque pellicole, nelle collaborazioni con due grandi della regia che seppero sfruttare bene il suo talento e la sua plasticità nella recitazione: Billy Wilder e Alfred Hitchcock.

Il primo film veramente importante di John Williams è ,infatti, Il Caso Paradine, di Hitchcock, nel 1947.
Il protagonista del film è Gregory Peck, l'avvocato che deve difendere la signora Paradine (Alida Valli) dall'accusa di avere ucciso il marito. Qua Williams interpreta il personaggio di Barrister Collins. Del film si è già parlato, a proposito della carriera di Charles Laughton, che interpreta in questo caso il giudice Horfield, e che lavorerà con Williams anche nel già citato Testimone d'Accusa, dove stavolta Laughton è l'avvocato difensore e Williams il suo aiuto, l'avvocato Brogan-Moore.
Le due produzioni furono spesso paragonate per via delle trame, tanto che Hichcock raccontava: "Spesso ho avuto modo di incontrare molti ammiratori che si complimentavano per Testimone d'accusa, credendo che l'avessi diretto io. Quando lo feci notare a Wilder, egli mi disse che molti ammiratori si complimentavano con lui per Il caso Paradine, credendo che lo avesse diretto lui."
I due film sono però distanziati da dieci anni e nel mentre John Williams divenne sempre più conosciuto e apprezzato: se nel film del '47 il suo personaggio è quasi dimenticato, il ruolo di collaboratore della difesa nel film del '57 già lo vede in primo piano.
In quei dieci anni Williams lavorò ancora con Wilder in Sabrina (1954), interpretando il padre della giovane, l'autista di casa Larrabee, e con Hitchcock prima ne Il delitto perfetto (lo stesso anno) e poi in Caccia al ladro (l'anno successivo).
Il Delitto Perfetto è la riproduzione che Hitchcock fece dell'omonima pièce di Frederick Knott, andata in scena a Londra e Brodway. Ambientato, come solo Hitch riusciva a fare, praticamente in un'unica stanza, è la storia di un marito (Ray Milland) che assolda un killer (Anthony Dawson) per uccidere la moglie (Grace Kelly), che intende lasciarlo per un altro uomo (Robert Cummings); ma le cose vanno non secondo i piani e la donna riesce invece ad afferrare un paio di forbici e a difendersi, uccidendo l'aggressore. Quando il marito torna a casa e scopre l'accaduto, riesce a tenere lontana la moglie dalla scena del crimine e fabbricare alcune prove false, volte a smentire la tesi della legittima difesa, prima dell'arrivo della polizia. Ma il bravo ispettore Hubbard (il nostro Williams, che aveva avuto la stessa parte anche nello spettacolo di Brodway, grazie alla quale aveva vinto l'anno prima il Tony Award) intuisce che qualcosa non torna e riesce, grazie alla collaborazione dell'amante della donna, a dimostrare la verità.
Capolavoro Hitchcockiano, è il film in cui Williams ha più campo e visibilità. Fu anche uno dei pochi film che il regista inglese girò in stereoscopia (l'antenata del 3D, aspirazione del cinema da quando è nata la televisione, poiché sarebbe stata un'escusiva del grande schermo, una possibilità di concorrenza). Hitch non amava il formato stereoscopico, ma lo sfruttò con abilità per una scena davvero ingegnosa: fece installare una telecamera in una buca della stanza in modo da riprendere da altezza pavimento nella scena in cui il marito coprendo col corpo il cadavere del killer alla vista della moglie è intento a nascondere una prova importante.


In Caccia al Ladro, John Williams è Henry H. Hughson, l'agente assicurativo che contatta John Robbie e gli fornisce i nominativi delle donne con i più costosi gioielli della Costa Azzurra, aiutandolo poi a più riprese a dimostrarsi innocente. Divertenti i siparietti con Grant: la scena del mercato dei fiori, la colazione, con lo scambio di battute sulla cuoca e sulle speculazioni assicurative, le scene dell'albergo, quando l'assicuratore regge il gioco a Robbie, che si spaccia per ricco americano davanti alle due Stevens, mentre cerca di studiare le mosse del nuovo Gatto.

  

Poiché i film citati valgono davvero la pena di essere visti, consiglio a chi legge la loro visione e la conoscenza di John Williams, che sa essere un intrattenitore davvero piacevole.

venerdì 15 agosto 2014

Icone di ieri: Hollywood piange cinque grandi scomparse

Dopo la notizia del giorno prima, del suicidio di Robin Williams, impiccatosi con una cintura a 63 nella sua casa in California, il 13 mattina ginge quella della scomparsa anche della quasi novantenne Lauren Bacall, a causa di un ictus.
Anche se la maggioranza dei miei coetanei non la conosce, Lauren Bacall ha ampiamente contribuito a fare la storia del cinema.

Nasce a New York da genitori ebrei, provenienti dall'europa dell'est. Esordisce presto nel mondo dello spettacolo: prima modella, poi, notata dal regista Howard Hawks per la sua bellezza, a 19 anni attrice, a fianco addirittura di Humprey Bogart, divo del momento, in Acque del Sud del 1944.
Pur avendo lui 44 anni, cioè venticinque più della Bacall, i due attori si innamorano. Ma sul serio: si sposano l'anno successivo, hanno due figli e restano insieme fino alla morte dell'attore, avvenuta dodici anni dopo, rimanendo nell'immaginario collettivo come una delle più belle coppie di tutti i tempi, immortalati per sempre nei film girati assieme (Il grande sonno, La fuga, L'isola di corallo). Anche se si risposò negli anni '60, con Jason Robards, dal quale avrà un figlio, Lauren Bacall ha sempre affermato che Bogart è stato l'unico amore della sua vita.
Altri film dell'attrice sono La donna del destino, con Gregory Peck, Assassinio sull'Orient Express, del '74, di Sidney Lumet, ottimo adattamento del giallo di Agatha Christie, con un cast strepitoso e L'Amore ha due facce di Barbara Streisand, che le valse una nomination all'Oscar, non vinto. Questo le fu invece attribuito nel 2010, come oscar alla carriera


Dall'inizo del 2014 le morti che si possono leggere su Wikipedia sono moltissime, anche di attori, attrici, registi del cinema di tutto il mondo.
Abbiamo ricordato la morte per overdose di Philip Seymour Hoffman, del 2 febbraio, commemorata per altro nella cerimonia dei BAFTA del 16 febbraio.
Abbiamo parlato delle scomparse di Robin Williams e Lauren Bacall in questi giorni.
Quest'anno ci hanno lasciato altri due grandi miti: Bob Hoskins, che aveva 71 anni quando lo ha stroncato una polmonite il 29 aprile, ed Eli Wallach, che è morto il 24 giugno a 98 anni.
Le immagini di questi due attori, ottimi caratteristi, sono strettamente legate entrambe a due personaggi in particolare: per Bob si tratta dell'investigatore Eddie Valiant in Chi ha incastrato Roger Rabbit?, mentre per Eli del personaggio del Brutto, Tuco, nel leoniano Il buono, il brutto e il cattivo, western in cui affianca Clint Eastwood e Lee Van Clif.


Hoskins era un attore di formazione teatrale, inglese, che ha saputo rivestire ruoli assai diversi: il malvivente di Mona Lisa (1986), che lo candidò all'Oscar e gli fece vincere BAFTA e Golden Globe; Spugna in Hook, recitato con Robin Williams e Dustin Hoffman; il direttore artistico in Lady Henderson presenta, per il quale è candidato a un secondo Golden Globe; Super Mario nel film che è l'adattamento del celebre videogioco; e ancora interpreta Berija, il capo della polizia segreta russa, J. Edgar Hoover, Chruščëv; per la televisione italiana diventa Giovanni XXIII, Benito Mussolini e Geppetto nel Pinocchio di Sironi.
Dal buono al cattivo, dal tragico al comico Bob Hoskins tenta tutto con grande flessibilità.
Ci prova anche come doppiatore: l'orsacchiotto Teddy in Teddy e Annie e nel suo sequel, Boris l'oca in Balto, il cane Winston in Garfield 2.
Rinuncia alle scene nel 2012, quando scopre di essere affetto dal morbo di Parkinson.

Wallach nasce e muore a New York. La sua formazione avviene presso l'Actor Studio, il celebre laboratorio artistico che fondò il regista Elia Kazan e che adottava il metodo Stanislavskij, l'approccio al personaggio partendo dalla sua analisi psicologica. Curiosamente Wallach condivide con Lauren Bacall le origini ebree e polacche, la nascita a New York, la frequentazione di questa scuola e un Oscar alla carriera, che a lui viene attribuito nel 2011.
Interpretò I magnifici sette Gli spostati, La Conquista del West, Come rubare un milione di dollari e vivere felici, I quattro dell'Ave Maria, Il padrino - Parte III; in anni più recenti: Mystic River di Eastwood, L'amore non va in vacanza, L'uomo nell'ombra, Wall Street - Il denaro non dorme mai.
Compare anche in televisione: La signora in giallo, Alfred Hitchcok presenta, ER e altri. Esce di scena nel 2010, a 85 anni.

Ecco: cinque scomparse memorabili quest'anno.
Altre ce ne sono state l'anno scorso, quello prima...passano gli anni e, come è logico, gli attori e le attrici se ne vanno, come tutti. Possiamo seguire le loro vite da lontano, tramite i giornali, internet, i film; possiamo rallegrarci dei loro successi e dispiacerci della loro perdita e dopo la loro morte alcuni li rimpiangeremo, ma continueremo ad apprezzarli riguardandoli in vhs o dvd. E diventeranno immortali.

giovedì 14 agosto 2014

Addio, amico di tutti

In questi giorni, in queste ore ognuno sta dando il suo addio a Robin Williams. Ciascuno a suo modo ricorda uno dei più amati attori di tutti i tempi.
Scriviamo post, ricordiamo citazioni, guardiamo i suoi film, carichiamo foto.
Quasi non esiste qualcuno che, oggigiorno, non lo conoscesse, non avesse visto un suo film, non lo adorasse.
Era parte delle nostre vite: ne faceva parte senza che ce ne rendessimo conto. Era un ricordo di infanzia, era un idolo, era il nostro attore preferito, esisteva una sua immagine in ognuna delle nostre menti, perché le cose belle non si dimenticano e nessuno poteva scordarsi il suo volto o la sua voce dopo averne visto un film, mai più. Quegli occhi azzurri, in cui potevi leggere l'onestà, la gentilezza, l'altruismo, il naso lungo, la bocca sottile erano e sono scolpiti nella memoria. La sola apparizione di quel viso garantiva un sorriso: oh, c'è Robin, questo film sarà sicuramente divertente!

Questo piccolo post è il mio modo per ricordarlo e dirgli addio: è uguale a quello che avranno scritto molti altri suoi fan, ma tutti noi sentiamo necessario esternare il dispiacere sincero che ci ha avvolto quando ci è arrivata la notizia. Lui era unico e unico è il dolore che proviamo per aver perso il suo talento, il suo umorismo, la sua persona gentile. Non è un lutto come gli altri: non è prendere atto che un grande attore ci ha abbandonati perché è inevitabile che tutti -noi comuni anonimi e loro stelle dello spettacolo- se ne vadano.
Questa perdita ci ha coinvolti di più. Lui non poteva passare indifferente. Alla notizia della sua morte non era ammissibile sentire qualcuno domandare chi fosse, che film avesse fatto. Era come un vecchio amico. Era amico di tutti noi pubblico.
Robin Williams era i mille volti di un uomo normale, simpatico sopra la media naturalmente. Era sempre un eroe sul grande schermo, come Gregory Peck, come John Wayne, ma degli anni 2000.
E la sua tragedia, quella di un uomo amato, anche da chi non lo conosceva, risulta ancora più grande. Inconcepibile che l'uomo che ci ha fatti tanto ridere, emozionare fosse arrivato a un punto di depressione così grande da spingerlo a togliersi la vita.

Non mi ripropongo di ripercorrere la sua lunga carriera, che in fondo è ben nota e per altro descritta su Wikipedia o su qualsiasi articolo uscito in questi giorni.
Vorrei condividere piuttosto i momenti più belli che mi ha personalmente regalato, quegli spezzoni che mi hanno commosso o divertita di più, i film che sono stati per me i più importanti e i più belli.


L'altra sera Canale 5 riproponeva Patch Adams in seconda serata. In primo luogo mi ha fatto uno strano effetto nostalgico vedere recitare assieme Robin e Philip Seymour Hoffman e pensare che questi due meravigliosi geni della recitazione ci hanno lasciato entrambi quest'anno in due modi uno più triste e misero dell'altro.
In secondo luogo mi sono ricordata che questo film fu una vera ispirazione, quando altre motivazioni non c'erano, a spingermi avanti nel mio personale percorso universitario, che per l'appunto prende corpo nella facoltà di medicina. In particolar modo il discorso finale che Patch-Robin rivolge ai suoi "giudici" ricalca quello che secondo me davvero dovrebbe essere lo spirito di un medico, la vocazione umanitaria a salvaguardare il suo paziente dalla tristezza e dal degrado, prima di tutto; questo discorso quindi mi emoziona in modo particolare.


Un volto che a Robin Williams si fa fatica ad attribuire è quello del cattivo. Ma nel suo folto repertorio ci sono alcuni ruoli noir, che, grazie alla sua versatilità, ha svolto in modo estremamente credibile:  l'assassino Walter Finch in Insomnia, di Cristopher Nolan; l'instabile Sy Parrish di One Hour Photo, film veramente ben fatto, degno di un Hitchcock, e che mi ha davvero elettrizzata; l'ambiguo Jakob il bugiardo.


Il mio film preferito, però, nella lunga carrellata di film che costituiscono la sua carriera, è Mrs Dubtfire, di Chris Columbus, regista con cui girò anche l'Uomo Bicentenario, perla di dolcezza, che pure ha diritto a un posto tra i miei preferiti.
Tutti sanno di cosa si tratta: la storia commovente di un padre, un po' irresponsabile, ma enormemente innamorato dei suoi figli, tanto da elaborare lo stratagemma di camuffarsi da anziana tata per poterli vedere e stare con loro. è un film magnifico, come molti di quelli firmati Columbus, ricco di gag esilaranti e di momenti così emozionanti da continuare a strapparmi lacrime ogni volta che lo rivedo.


I video più condivisi nelle ultime ore sono indubbiamente il discorso che Robin Williams rivolge, nei panni di psicologo-mentore, a Matt Demon, in Good Will Hunting, che gli valse l'oscar come migliore attore non protagonista nel 1998 e il celebre "Capitano, mio capitano" che gli studenti rivolgono al professor Keating ne L'Attimo Fuggente.


Non può sentirci, non può leggerci, ma, se potesse farlo, forse anche lui ci direbbe "grazie figlioli di dimostrare quanto sono stato importante per voi con il mio lavoro, quanto mi avete amato e continuate a farlo". Poiché una cosa è certa: che nei nostri cuori, Robin Williams vivrà per sempre.

domenica 22 giugno 2014

Grace of Monaco

Chiuso ormai da settimane il Festival di Cannes, durante il quale Grace of Monaco fece da apripista, fuori concorso, colgo l'occasione datami da Caccia al Ladro per parlarne un po'.
 

Molte critiche sono piovute sul film e sull'attrice Nicole Kidman, interprete della principessa monegasca.
Il primo è stato ritenuto commerciale e poco fedele ai fatti storici, la seconda inespressiva e poco aderente al carattere di Grece.
Il film è obiettivamente lento, poco scorrevole, nonostante duri solo 103 minuti. Oltretutto è abbastanza lezioso e buonista: racconta dell'anno di crisi 1961 tra il Principato e la Francia di Charles de Gaulle, che minaccia l'invasione se Ranieri di Monaco non aumenterà le tasse per versarle nelle casse della Francia, e tra Ranieri stesso e la moglie, sofferente dopo sei anni da principessa, ancora ritenuta un'estranea, tenuta lontana dal marito dagli impegni di quest'ultimo e tentata di riprendere la carriera di attrice, che le manca, dopo l'offerta di Hitchcock di darle il ruolo di protagonista in Marnie. Tra il classico "a scuola di principesse" che mai deve mancare in questo genere di film, i complotti che Grace deve scoprire all'interno del palazzo (altro immancabile topic) e drammi sentimentali, il film riesce a ridicolizzare e minimizzare quella che doveva essere la reale vita della Kelly a Monaco.
Non solo, l'interpretazione della Kidman, davvero inespressiva, davvero sotto le aspettative (si è incolpato il botox di cui si serve l'attrice) rende Grace Kelly eroina fragile, ideale principessa, ruolo che avrebbe potuto recitare in qualche film, ma che difficilmente immagineremmo nella Kelly reale. I primi piani sulla protagonista del regista, Olivier Dahan, sono stati molto discussi e il monologo finale, col quale Grace dovrebbe convincere De Gaulle a pacificarsi con Monaco, su favole, pace e amore sarebbe stato ridicolo anche in un concorso di bellezza.


Grace Kelly fu un'icona di femminilità, al di là della principessa e anche al di là dell'attrice. Bellissima, elegante, sensuale all'occorrenza.
Terza di quattro figli di una famiglia irlandese e cattolica di Filadelfia, iniziò a recitare contro il parere della famiglia. Debuttò a 22 anni nella 14° ora (1951). Un anno dopo già faceva da co-protagonista a Gary Cooper nel particolare westner Mezzogiorno di Fuoco (particolare per la regia, austriaca, di Fred Zinnemann e la sceneggiatura, che vede per la prima volta una sostanziale solitudine del protagonista e un forte senso di pessimismo, decisamente in contrasto con il patriottismo e la solidarietà che caratterizzava i classici western) e l'anno dopo ancora si trova al centro di un triangolo amoroso in Africa al fianco di Clark Gable e Ava Gardner nel film di John Ford, Mogambo, guadagnandosi una nomination agli Oscar.
Due film importantissimi dunque segnano il suo esordio e i successivi film che girerà con Hitchcock ( Il delitto Perfetto e La Finestra sul Cortile nel 1954 e Caccia al Ladro nel 1955, in mezzo ai quali fa in tempo a girare La ragazza di campagna, che le vale l'Oscar come miglior attrice) le regalano la fama.
Come in realtà capitò anche ad altre attrici prima e dopo di lei, Grace Kelly divenne una delle muse di Alfred Hitchcock che la considerò prima scelta per ruoli anche molto diversi, per donne dal carattere diverso, ma che incarnavano tutte la femminilità che il regista ricercava: algide bellezze bionde in apparenza, che, a poco a poco scoperte, rivelavano grande sensualità. Fu proprio ispirandosi a Grace che Hitch coniò l'espressione "ghiaccio bollente", che più di ogni altra descriveva come doveva essere per lui La Donna.
Come già ricordato nello scorso post, tra tutti i film, quello che si rivela più determinante nella vita dell'attrice è forse Caccia al Ladro, poiché fu girando questa pellicola che Grace Kelly ebbe modo di conoscere Ranieri di Monaco, che sposa nel 1956, lasciando la carriera dopo l'ultima apparizione in Alta Società.
Fu principessa di Monaco dal '56 al 1982, quando perse la vita in un incidente automobilistico: viaggiava con la figlia Stephanie, conducendo lei stessa l'auto dalla villa di Roc Agel al palazzo Grimaldi, e su uno dei tornanti del percorso (le coude du diable) perse il controllo della vettura, che finì capitombolando una decina di metri lungo una scarpata. La principessa morì dopo essere stata portata in ospedale, la figlia si salvò.
Cinque giorni dopo il mondo salutò una delle più belle attrici che il cinema abbia mai avuto.

domenica 9 febbraio 2014

Attori dimenticati: Elsa Lanchester e Charles Laughton

Il mondo del cinema è pieno di coppie famose: ai nostri giorni le più famose sono probabilmente Mr & Mrs Pitt (Brad e Angelina Jolie), ma ci sono anche Ben Affleck e Jennifer Gardner, Sean Penn e Charliz Theron, Micheal Douglas e Catherine Zeta Jones...
Tornando indietro di qualche anno troviamo altri fiammeggianti amori: Catherine Deneuve e Marcello Mastroianni, Woody Allen e Diane Keaton e sicuramente nessuno può dimenticare la travagliata storia d'amore tra Elisabeth Taylor e Richard Burton, di cui i giornali hanno potuto parlare per anni.
Ma non molti ricordano una coppia di attori straordinari: Elsa Lanchester e Charles Laughton. Si sposarono nel 1929 e rimasero legati fino alla morte di lui nel 1962. Trentatre anni di amore e cinema.



Entrambi inglesi, lei londinese, lui di Scarborough. Entrambi entrati nel mondo dello spettacolo molto giovani.
Elsa era forte di carattere, determinata. Apprese da bambina la recitazione e la danza e debuttò prestissimo (20 anni) nel teatro. Cinque anni dopo conobbe Laughton con cui si sposò dopo appena due anni e insieme si trasferirono negli Stati Uniti.
Nel 1933 interpretò al fianco del marito, protagonista e vincitore di un Oscar, una de Le sei mogli di Enrico VIII. Un paio d'anni più tardi fu La Moglie di Frankestain, ruolo per cui è maggiormente ricordata, accanto a Boris Karloff.
Fu nominata due volte ai premi Oscar, con Le due Suore e per Testimone d'Accusa. Negli anni '60, pur occupandosi prevalentemente di televisione, ricordiamo il suo cameo come Tata Ketty in Mary Poppins.
Sopravvisse ventiquattro anni al marito, morto di tumore osseo, e morì di bronchite a 84 anni, nel 1986.
Elsa era la più giovane (solo tre anni) della coppia. Aveva un viso dai lineamenti forti, bello anche se non bellissimo, ma di un'espressività che la rendeva magnetica. Si lasciava truccare e acconciare in ogni forma, adattandosi perfettamente ai ruoli più diversi, lavorando principalmente da caratterista.



Questa dote di tresformismo, che caratterizza i migliori attori in ogni tempo, la possedeva anche il marito, in quegli anni probabilmente l'attore più camaleontico tra i suoi colleghi: con un volto altrettanto particolare e indimenticabile, un personale imponente, non avvenete, ma straordinariamente plastico, sapeva calarsi nei panni del buono, ma soprattutto del cattivo e, con l'aiuto di molte ore di trucco, in un incredibile Gobbo di Notre Dame. Uno dei ruoli noir più famosi di Laughton fu quello del capitano Bligh ne Gli Ammutinati del Bounty, recitato insieme a Clark Gable. Ancora ricordiamo Semprionio Gracco nello Spartacus di Kubrick. Alternò negli anni teatro e cinema, cimentandosi anche nella regia con La morte corre sul fiume, noir protagonizzato da Robert Mitchum.
Più fissa nella memoria l'immagine di Laughton giudice/avvocato burbero, interpretati in due straordinarie pellicole: l'hitchcockiano Il caso Paradine, in cui è il viscido giudice che tenta di sedurre la moglie dell'avvocato interpretato da Gregory Peck e Testimone d'Accusa di Billy Wilder nel quale recitò nuovamente con la moglie.


La protagonista di Testimone d'Accusa è naturalmente una meravigliosa Marlene Dietrich, l'algida moglie tedesca -dal difficile passato- di Leonard Vole (Tyron Power), accusato di aver ucciso l'anziana signora che l'aveva preso in simpatia e che gli aveva lasciato tutti i suoi beni in eredità.
In questa brillante, intelligentissima commedia giudiziaria, non priva di colpi di scena, marito e moglie impersonano rispettivamente l'avvocato difensore (unico a credere all'innocenza di Vole) e l'infermiera che cerca di accudirlo, supervisionando riposini, bevande e pillole dell'uomo e assillandolo continuamente. In un continuo di battibecchi e di piccoli sotterfugi dell'anziano avvocato per sottrarsi alle eccessive cure della donna, i due dipingono una delle coppie sullo schermo più divertenti di tutti i tempi.


domenica 2 febbraio 2014

Addio, mostro del cinema

A soli 47 anni ci lascia oggi uno dei più grandi trasformisti del cinema del nostro tempo: Philip Seymour Hoffman.
L'attore è stato rinvenuto nel suo appartamento di New York nella mattinata, pare con ancora addosso ago e laccio emostatico: overdose da eroina, nell'abuso dell quale era ricaduto negli ultimi tempi dopo 23 anni di astinenza. Il modo peggiore di lasciarci.

Meglio non ricordarlo così, dunque, ma per il suo talento nei film che ci ha regalato negli anni.
Si appassionò alla recitazione da ragazzo, studiandola a New York e debuttò nel cinema negli anni '90, iniziando quasi subito a comparire in pellicole di spessore come Scent of a Woman e qualche anno dopo Il Grande Lebowsky, Patch Adams, Il Talento di Mr Repley, Ritorno a Could Mountain.
L'opera che lo consacrò come grande interprete, però, consegnandolo a una più larga fama, fu  naturalmente, Truman Capote. Nei panni dello scrittore statunitense, Seymour Hoffman vinse il premio Oscar nel 2005, ma agli Academy Awards fu candidato altre tre volte come non protagonista: Il Dubbio, La guerra di Charlie Wilson, The Master. Moltre altre nomination gli arrivarono ai Sag Awards, ai Golden Globes, ai Tony Awards per il teatro.
Le ultime apparizioni le abbiamo in Una fragile armonia, commedia un po' d'élite, snobbata dalle grandi sale cinematografiche, ma molto godibile, in cui affianca Christopher Walken; l'ultimo Hunger Games; La Spada nella Doccia.
Ultimamente si era anche cimentato alla regia con Jack Goes Boating e in progetto c'era un nuovo film in cui doveva dirigere Amy Adams e Jack Gyllenhaal, Ezekiel Moss.
Ecco, così amiamo ricordarno, mentre interpreta il ruolo che lo portò al successo:



sabato 25 gennaio 2014

Un marito...poco amato, Un attore...dimenticato



Il pomeriggio del 31 dicembre, Iris salutava l'anno vecchio con una perla: la Signora Skeffington di Vincent Sherman (1944), con protagonista Bette Davis.
La storia è quella di una donna bella e ammirata che, per salvare il fratello, sposa un uomo che non ama. Fin qui banale. Poi, però, mi accorgo che lo sfortunato, innamoratissimo marito è Claude Rains. Mr Job Skeffington le accorda il divorzio ma continua ad amarla tutta la vita, l'unico ancora capace di farlo quando (rovinato, vecchio e cieco, dopo essere stato perseguitato, ebreo, dai nazisti) torna dalla sua Fanny, altrettanto vecchia e abbandonata da tutti i pretendenti che non vedono più in lei le attrattive della bellezza e della ricchezza.


E scatta l'analogia: giusto due anni dopo Rains interpreterà per Hitchcock il ruolo dell'altrettanto poco amato marito di Elena (Alicia) Huberman in Notorius, l'amante perduta.
Il personaggio di Sebastian è stupendo, controverso (come del resto anche quelli di Ingrid Bergman e Cary Grant): prima devoto spasimante della bellissima protagonista, poi crudele esecuture del suo avvelenamento, quando si scopre tradito e compromesso dalla moglie, che l'aveva sposato solo per continuare la propria missione nella casa dove si riunivano alcuni nazisti di cui doveva scoprire i piani.

Analoga partenza come amante rifiutato, destino ribaltato. Nel primo caso Job Skeffington, dopo una dura persecuzione nazista, viene accolto dalla sua amata; nel secondo Alexander Sebastian è il nazista che finisce per attentare alla vita della moglie. Quasi buffo.
Inoltre è curioso che la cecità che affetta il personaggio di Rains nel primo film non sia proprio finzione: l'attore combatté nella prima guerra mondiale, partecipando ad un attacco in cui fu utilizzato un gas che gli causò la parziale cecità di un occhio, ma gli valse la promozione a capitano.

Claude Rains nacque a Camberwell (Londra), il 10 novembre 1889. Figlio di un attore di teatro e di cinema, approda nel mondo della recitazione con "Nell of Old Drury" a soli 11 anni, nonostante alcune diffioltà che il ragazzo aveva nel parlare. Superate queste, continua la carriera nel teatro, prima a Londra, poi dagli anni '20 a Broadway. Nel mondo del cinema però compare solo a 44 anni nell'horror The Invisible Man.
La celebrità poi si farà attendere ancora un po'. Nel 1938 riveste il ruolo del Principe Giovanni nelle Avventure di Robin Hood, nel 1940 riceve una nomination agli Oscar per migliore attore non protagonista per Mr. Smith goes to Washington, in cui interpretava un corrotto senatore; ottenne una nomination anche il protagonista James Stewart.
Finalmente, nel 1942, recita nella parte per il quale è maggiormente ricordato: il Capitano Louis Renault di Casablanca, al fianco di Ingrid Bergman e Hunphrey Bogart e sotto un regista che più di ogni altro credette nel suo talento, Michel Curtiz, il quale gli insegnò molto del mestiere di attore e lo scritturò più di una decina di volte.
Rains lavorò molto anche col maestro del brivido Alfred Hitchcock: oltre che in Notorius, in cinque episodi di Alfred Hitchcock presenta (1956-1962).
A questi ultimi due grandi film Rains deve altre due nomination agli oscar, sempre come attore non proragonista. Più quella per il dolcissimo marito e padre di Mrs Skeffington fanno quattro.
Con Bette Davis, che lo nominò miglio co-star con cui avesse lavorato, girò anche il Fantasma dell'Opera, Now, Voyager e Il prezzo dell'inganno.
Un altro grande ruolo di secondo piano fu quello del diplomatico Mr Dreyden in Lawrence d'Arabia, mentre riesce ad essere protagonista nel colossal Cesare e Cleopatra, co-star con Vivien Leigh.
Si sposò sei volte, ma ebbe solo una figlia, Jessica, dalla quarta moglie.
Divenne cittadino naturalizzato statunitense nel '36, comprò un ranch in Pennsylvania nel '41, che tenne fino al '56, quando divorziò dalla quarta moglie. Si ritirò negli ultimi anni in New Hampshire, dove morì il 30 settembre 1967 per un'emorragia addominale.

Le generazioni di oggi non conoscono affatto Claude Rains, nonostante abbia contribuito a scrivere la storia del cinema, e questo succede perchè i giovani non vedono film come Laurence d'Arabia, Casablanca, Notorius che sono la storia del cinema. Molto ingiusto, molto triste. Perchè senza questo passato incredibile ci mancherebbe qualcosa. Senza il cinema di ieri, non potremmo valutare fino in fondo il cinema di oggi.