Il film di George Miller Mad Max: Fury
Road riprende la serie cult lanciata da Mel Gibson negli anni '80
sulle avventure di Max Rockatansky e del suo Interceptor e diventa un
piccolo capolavoro del suo genere.
Premetto che questo non è il mio
genere e che mi sono forzata a vederlo spinta dalla curiosità di
scoprire l'origine delle tantissime nomination (e le vittorie) a
tutti i premi di quest'anno. E devo ammettere che sono rimasta
piacevolmente sorpresa.
Mad Max parte malissimo in principio,
con un'ambientazione e una scena d'apertura che farebbero presagire
l'inizio del peggiore dei B-movie, tranne che per un significativo
dettaglio: una fotografia mozzafiato, che insieme alla scenografia
conferiscono all'ambientazione del film un livello molto superiore
rispetto a qualsiasi film di serie B.
La trama, oltretutto, va detto subito
che è iconsitente, per non dire assente. Si regge esclusivamente sul
McGuffin del "luogo verde", a cui sono dirette, guidate
nella loro fuga dall'Imperatrice Furiosa (Charlize Theron), le donne
dell'harem del tiranno, Immortal Joe, che governa una terra desertica
di gente assetata e affamata e che è a capo di alcuni malaticci
Figli della Guerra che cercano di morire in modi ammirevoli per
servire il loro signore.
La cosa straordinaria è che a questa
fuga, con inseguimenti e sparatorie spettacolari al sapore di
adrenalina, non occorre altro per funzionare.
In tutto questo il pazzo Max ci rientra
per sbaglio, imbattendosi nelle fuggiasche, cercando a sua volta di
scappare dai Figli della Guerra, che lo avevano catturato per
servirsene (il che ha un po' di assurdo) come sacca di sangue
trasfusionale portatile.
Il film, se vogliamo ridurlo ai minimi
termini, non è altro che un riuscitissimo blockbuster dai ritmi
altissimi, piuttosto ruffiano e con una storia abbastanza assurda, ma
funziona, coinvolge ed è uno spettacolo di tecnica.
Oltre alla fotografia di John Seale e
alle scenografie di Colin Gibson (queste ultime hanno già vinto
BAFTA e Art Directors Guild Award), sono eccellenti il montaggio (che
ha vinto a sua volta BAFTA e ACE EDDIE Awards) e regia, candidata
anch'essa a ogni premio a cui poteva essere candidata, ma destinata a
essere battuta dall'inarrestabile Inarritu.
Straordinario il trucco, che sembra
battere persino quello di Revenant, di Natasha du Toit e Lian van
Wyk, già in possesso anche loro del loro BAFTA, così come Jenny
Beaven, che se ne è presa uno per i costumi. E sono quattro quindi
gli oscar inglesi, che Mad Max si è aggiudicato.
Validissimo anche il sonoro, candidato
a sua volta, ma che non è stato premiato e che, pare, non lo
sarà.
Buone e convincenti le interpretazioni
dei due attori protagonisti: Charlize Theron, bellissima e molto
capace in una parte in cui non ce la saremmo immaginata, forse, se
non l'avessimo vista e Tom Hardy, sempre più bravo di ruolo in
ruolo.
Dopo la visione mi sono completamente
ricreduta sull'opinione che mi ero fatta a priori. La tecnica del
film è ottima e riabilita questo prodotto da ridicolo e commerciale
film di fantasia a raffinata opera d'intrattenimento.
C'è un unico cruciale nodo che mi
rimane inspiegabile: può un film come questo, per quanto
curatissimo, non dico vincere ma anche solo essere candidato agli
Oscar come miglior film?
Perché per me si merita tutti i premi
tecnici che ha ricevuto e a cui aspira, ma non quest'ultima menzione,
che per ricevere avrebbe dovuto essere retto da una vera
sceneggiatura (non necessariamente una sceneggiatura da oscar, ma
almeno che potesse chiamarsi tale).
Patinatissimo: è il prodotto
confezionato da Todd Haynes partendo dal romanzo di Patricia
Highsmith, che in Italia uscì giusto col nome di Carol, sceneggiato
per l'occasione da Phyllis Nagy.
Carol è Cate Blanchett, che interpreta
la bellissima donna che fa perdere la testa alla più giovane Therese
Belivet (Rooney Mara), commessa in un grande magazzino della New York
degli anni '50, dove, a pochi giorni da Natale, conosce proprio
l'affascinante Carol Aird, che cercava una bambola da regalare alla
figlia.
Giorni dopo Therese ha modo di rivedere
questa raffinata signora ,che aveva dimenticato i guanti sul bancone
del reparto, e a cui li aveva rispediti, poiché per ringraziarla
della premura la invita a pranzo fuori.
Da quel momento le due donne cominciano
a frequentarsi molto spesso e nasce un'attrazione irresistibile tra
loro.
Ma il matrimonio della signora Aird è
finito e il divorzio dal marito sarà molto difficile per Carol, che
rischia l'affidamento della figlia se non rinuncerà alla relazione
con Therese.
All'uscita nelle sale, il film è stato
osannato per la squisita realizzazione tecnica, la regia, il cast.
Effettivamente gli anni '50 si
materializzano sotto gli occhi dello spettatore, grazie alle
scenografie, il trucco, le acconciature e i costumi, questi ultimi
candidati all'Oscar, insieme alla fotografia di Ed Lachman, che per
aiutare a percepire meglio il periodo in cui si svolge la storia sceglie il formato 16 mm, alla sceneggiatura non originale e alle
attrici protagoniste. In verità, tranne che ai Golden Globes, Cate
Blanchett e Rooney Mara sono state inserite in due diverse categorie
a BAFTA, SAG e Oscar: rispettivamente nella sezione Protagonista e
Non Protagonista.
Ai Golden Globes, però, erano state
nominate anche la colonna sonora di Carter Burell, la regia di Haynes
e persino il film aveva avuto una menzione come miglior film
drammatico.
Ai BAFTA il film aveva addirittura
avuto nove candidature (alla pari con Il Ponte delle Spie): film,
regia, costumi, trucco-parrucco, attrici, sceneggiatura, fotografia e
scenografia.
Uno spettacolare numero di nominations
e un plauso pressoché unanime dalla critica e dal pubblico, ma
nessun premio. Dai pronostici sembra sfavorito anche agli oscar nelle
cinque categorie in cui è rappresentato.
Sotto quasi ogni punto di vista, la
pellicola è impeccabile. Scenografie perfette. Il clima degli anni
'50 replicato fedelissisimamente, tanto da somigliare a un certo
punto alla rappresentazione parodica che Filippo Timi ne ha fatto nel
suo spettacolo teatrale Favola, dove denunciava la finta,
superficiale, apparente perfezione della vita americana di quel
periodo.
Filippo Timi nello spettacolo Favola; in Carol c'è una scena che ritrae Cate Blanchett esattamente nello stesso atteggiamento: seduta ai piedi dell'albero di Natale nell'atmosfera irreale del suo soggiorno
Colonna sonora ad oc, piuttosto piacevole. Fotografia
bellissima e anche molto autocompiacente.
Le attrici sono notevoli: buona
sorpresa Rooney Mara. Un po' sotto le aspettative Cate Blanchett, che
è sì bravissima, ma non più del suo standard e non così focosa e
convincente come in Blue Jasmine.
La regia è perfezionista, la
sceneggiatura è un po' fredda: non c'è mai un vero appassionarsi
alla storia. A questo film manca l'anima. Tutto scorre in modo che il pubblico resti molto
distaccato dalla storia e dalle sue eroine. Ed è stato anche fatto notare che da un
simile prodotto ci si aspettava molto più coinvolgimento e ardore.
La nota veramente dolente del film, il
solo reale difetto, che compromette la perfezione del film è
l'intollerabile lentezza.
In generale a me la pellicila non ha
convinto: mi è mancato il coinvolgimento sopracitato (deficit che
imputo alla sceneggiatura, al montaggio, al ritmo e alla regia) e ho
trovato tutto questo perfetto tecnicismo addirittura stucchevole.
Finita da pochissimo la cerimonia di assegnazione dei BAFTA.
The winners are...
The Revenant ha appena vinto come Miglior Film, confermando tutti i risultati finora ottenuti, poiché viene premiato anche per la Regia di Alejandro Iñárritu, per il Sonoro, per la Fotografia di Lubetzky e per il Miglior Interprete maschile, Leonardo DiCaprio.
Secondo posto sul podio di chi si aggiudica più titoli (4) è Mad Max: Fury Road che sbanca i premi tecnici: Scenografia, Costumi, Trucco e Acconciatura e Montaggio.
Gli altri attori a portare a casa il BAFTA sono Brie Larson, confermata come Migliore Attrice Protagonista; ancora Kate
Winslet dopo il Golden Globe nella categoria Attrici Non Protagoniste e
Mark Rylance,
Miglior Attore in a Supporting Role. Come già raccontato, quest'anno questa è la categoria con più sorprese, che vede già adesso tre diversi vincitori. Chi si aggiudicherà la statuetta dell'Academy Awards fra due settimane? Il più probabile potrebbe davvero essere Rylance, la cui interpretazione nel premio Ponte delle Spie è stata magistrale (e la preferita dall'autrice del blog).
Ricordiamo con piacere la vittoria di Ennio Morricone, la cui colonna sonora per The Hateful Eight sembra galoppare verso gli Oscar, dopo il successo ottenuto anche stasera.
Passiamo alle sceneggiature: le migliori sono quella di McCarthy&Singer per quella Originale (Il caso Spotlight) e quella di McKay&Randolph, la Non Originale (La Grande Scommessa).
Gli Effetti Speciali vincenti sono invece quelli del Settimo Star Wars, nel quale recita la Stella Emergente premiata stasera, John Boyega.
Gli altri film che hanno vinto stasera: Brooklyn (Miglior Film Britannico); Storie Pazzesche (Miglior Film Straniero, che è dell'argentino Dámian Szifron); Amy (Miglior Documentario sulla vita della cantante Winehouse); Inside Out (Miglior Film d'Animazione); Edmond (Miglior Corto d'Animazione inglese); Operator (Miglior Cortometraggio inglese).
Infine miglior debutto per un regista/sceneggiatore/produttore britannico va a Naji Abu Nowar, sceneggiatore e regista di Theeb e al suo produttore Rupert Lloyd.
Si terrà anche quest'anno alla London's Royal Opera House, come da otto
anni a questa parte, la 69° cerimonia di consegna dei premi della British
Academy Film, che avverrà questa domenica, 14 febbraio. E per l'undicesimo anno
sarà l'impagabile e insostituibile Stephen Fry a presentarle.
Queste le candidature:
Miglior Film
La Grande Scommessa (McKey)
Il ponte delle Spie (Spielberg)
The Revenant (Inarritu) Carol (Haynes) Il Caso Spotlight (McCarthy)
Miglior Regia
Todd Haynes Alejandro González Iñárritu
Adam McKey
Ridley Scott
Steven Spielberg
Miglior Sceneggiatura Originale
Alex Garland (Ex Machina)
Matthew Charman, Ethan e Joel Coen (Il Ponte delle Spie)
Josh Coley, Pete Docter, Meg LeFauve (Inside Out)
Tom McCarthy, John Singer (Il Caso Spotligh)
Quentin Tarantino (The Hateful Eight)
Miglior Sceneggiatura Non Originale
Emma Donoghue (Room)
Nick Hornby (Brooklyn)
Adam McKay, Charles Randolph (La Grande Scommessa)
Phyllis Nagy (Carol)
Aaron Sorkin (Steve Jobs)
Miglior Attore Protagonista
Leonardo DiCaprio (the Revenant)
Eddie Redmayne (The Danish Girl)
Micheal Fassbender (Steve Jobs)
Matt Damon (The Martian)
Bryan Cranston (Trumbo)
Miglior Attrice Protagonista
Brie Larson (Room)
Saoirse Ronan (Brooklyn)
Cate Blanchett (Carol)
Alicia Vikander (The Danish Girl)
Maggie Smith (The Lady in th Van)
Migliore Attore Non Protagonista
Benicio Del Toro (Sicario)
Christian Bale (La Grande Scommessa)
Idris Elba (Beast of No Nation)
Mark Ruffalo (Il Caso Spotlight)
Mark Rylance (Il Ponte delle Spie)
Migliore Attrice Non Protagonista
Kate Winslet (Steve Jobs)
Alicia Vikander (Ex Machina)
Rooney Mara (Carol)
Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight)
Julie Walters (Brooklyn)
Migliore Colonna Sonora
Thomas Newman (Il Ponte delle Spie)
Ennio Morricone (The Hateful Eight) Carsten Nicolai, Ryuichi Sakamoto (The Revenant)
Jóhann Jóhannsson (Sicario)
John Williams (Star Wars: Il Risveglio della Forza)
Miglior Sonoro
Il Ponte delle Spie
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Star Wars: Il Risveglio della Forza
Migliore Fotografia
Janusz Kaminski (Il Ponte delle Spie)
Ed Lachman (Carol)
John Seale (Mad Max: Fury Road)
Emmanuel Lubezky (The Revenant)
Roger Deakins (Sicario)
Miglior Scenografia
Il Ponte delle Spie
Carol
Mad Max: Fury Road
The Martian
Star Wars: Il Risveglio della Forza
Miglior Montaggio
La Grande Scommessa
Il Ponte delle Spie
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Migliori Effetti Speciali
Ant Man
Mad Max: Fury Road
Ex Machina
The Martian
Star Wars: Il Risveglio della Forza
Migliori Costumi
Brooklyn
Carol
Cenerentola
Mad Max: Fury Road
The Danish Girl
Miglior Trucco e Acconciatura
Brooklyn
Carol
The Revenant
Mad Max: Fury Road
The Danish Girl
Miglior Film Straniero
Theeb (Giordania) di Naji Abu Nowar
Nie Yinniang (Taiwan) di Hou Hsiao-hsien [Premio della Regia al Festival di
Cannes]
Turist (Svezia) di Ruben Östlund Timbuktu (Francia) di Abderrahmane Sissako Relatos Salvajes (Argentina) di Damiàn Szifron
Miglior Film d'Animazione
Inside Out
Minions
Shaun, vita da pecora - il film
Miglior Documentario
Cartel Land (Heineman)
Malala (Guggenheim)
Amy (Asif Kapada) [candidato anche a Miglior Film Britannico]
Ti accomodi in sala. Parte il film. Prime scene. E sei grato.
Grato della scelta che hai fatto.
E grato a Steven Spielberg.
Inquadrature iniziali, prime sequenze e finalmente torni a vedere un regista vero. Uno che ha girato così tanti film, che ha passato una vita intera a occuparsi di cinema e si vede.
Nessuna scelta innovativa, nessuna rivoluzione tecnica, nessuna sensazionale sorpresa, ma la più pura, pulita, classica lezione di regia. Magistrale. Tecnicamente perfetta. Eccola lì, schietta e semplice, ma appagante.
E poi il cast, che cast!!! Da pensare che avrebbe meritato una nomination (non arrivata però) ai SAG Award nella categoria apposita. Subito incontri personaggi comprimari o secondari che ti fanno pensare: "facce da Spielberg" (brutti visi, grossi attori, che sanno interpretare gente vera).
Guerra Fredda. Il film si apre su Mark Rylance, che del film non è protagonista, ma che buca lo schermo nell'istante stesso in cui appare.
Il suo ruolo è quello della spia russa Rudolf Abel, beccato dalla CIA (che non riesce però a scucirgli alcuna informazione né a ottenerne la collaborazione) in territorio americano. Perché Abel è un uomo estramamente coerente e ligio al senso del dovere: è un russo che lavora per la grande madre patria e che intende rimanere fedele al suo paese quale che sia il costo.
In poche scene Rylance ci chiarisce la statura morale del suo personaggio, contrapposto a tutti gli altri soggetti che ci troveremo davanti. Su questo alla fine ruota il film: sulla differenza che sta tra sbandierare i buoni ideali di casa propria e vestirli in ogni occasione, a favore o contro. Rylance fa innamorare del proprio personaggio, fa tifare fin dal principio per lui, con un'interpretazione stupenda, che gli ha valso infatti la candidatura come migliore attore non protagonista a Golden Globe (unica categoria in cui -ingiustamente- era candidato il film), BAFTA (gli inglesi sono molto più generosi, con 9 nomination), SAG e Oscar (6 nomine).
Dopo l'arresto si decide che al poveretto, accusato di spionaggio, tradimento, etc, venga fatto un processo il più trasparente ed equo possibile, perché il mondo (e la Russia) si faccia un'idea della democrazia e della giustizia che regnano negli Stati Uniti.
E viene scelto, per difendere la spia, un avvocato che si occupa in modo assai scaltro di assicurazioni, ma non più di cause penali. La patata bollente finisce nelle mani di Tom Hanks-James B. Donovan, tutt'altro che contento di dover diventare un "traditore" anche lui agli occhi dell'America. Meno contento di lui, la sua famiglia.
Spinto però dalla giustezza del compito, infine accetta e finisce per difendere il suo cliente con molta convinzione e il meglio che può fare davanti a una giuria, a un giudice e soprattutto a un'opinione pubblica che ritiene il processo già superfluo, poiché Abel è una spia russa e tanto basta a fargli meritare la sedia eletttrica.
Ma la sollecitudine di Donovan lo porta non solo a difendere il suo operato davanti a giudice, corte, famiglia e Stati Uniti in virtù della Costituzione, che deve tutelare anche Abel perché gli Stati Uniti devono essere i più giusti, ma anche a intercedere presso il giudice, una volta appurato che il suo assistito sarebbe sicuramente stato dichiarato colpevole, affinché la condanna fosse all'ergastolo e non a morte, non tanto con le motivazioni "della cosa più giusta da fare" quanto del fatto che una spia da scambiare un giorno avrebbe potuto far comodo.
Guarda caso, qualche tempo più tardi viene catturato dai russi un pilota-spia che aveva il compito di fare foto ai territori nemici, atterrato in territorio sovietico dopo che il suo aereo era stato abbattuto. La decisione quindi di salvare la vita ad Abel, contestatissima a suo tempo, si rivela una fortunata occasione per riprendersi il proprio pilota. A mediare lo scambio, per ragioni diplomatiche, è scelto ancora una volta James Donovan, che dovrà recarsi a Berlino Est e affrontare diversi ostacoli: Hanks-Donovan infatti non vuole accontentarsi di riportare a casa solo il pilota, ma vorrebbe togliere dai guai anche un giovane studente americano che si era trovato nel momento sbagliato dalla parte sbagliata del muro in costruzione, finendo arrestato dalla neonata Repubblica Democratica Tedesca (DDR).
Il film è molto piacevole: non pesante, scorre benissimo nonostante la lunghezza, col ritmo giusto; essenziale ogni scena e ciascuna realmente godibile. Un film tanto ben fatto è un piacere per gli occhi, le orecchie e la mente.
Sono straordinarie fotografia (di Janusz Kaminski) e colonna sonora (firmata Thomas Newman). Curatissima e intrigante la sceneggiatura, non a caso scritta, oltre che da Matt Charman, anche dai fratelli Coen. Belle le scenografie, i costumi, la resa del periodo, bello tutto.
E, come già detto, la regia è perfetta (e non se ne poteva dubitare) e il cast è giustissimo in ogni componente.
Hanks è sopra la media come sempre. Il personaggio di Donovan gli calza come un guanto.
La vera perla resta però Rylance. L'interpretazione è da Oscar.
Detto tutto questo, la sorpresa è la scarsità di candidature che il film ha raccolto ai vari premi di quest'anno.
Escluso Rylance, che è stato giustamente nominato nella sua categoria (Miglior Attore Non Protagonista) a ognuno dei premi, poiché ignorarlo sarebbe stato un oltraggio al cinema, un dispetto alla bella arte della recitazione, il film non pare essere apprezzato, almeno in America.
Ma come? Un film così Americano?
No. Questo è il punto: non è un film "così tanto americano". L'unico personaggio che realmente incarna il buonismo e gli ideali della nazione, stavolta, è quello di Hanks (si veda il primo clip allegato).
Gli altri personaggi (il giudice, l'agente della CIA che compare nel video, l'uomo che addestra i piloti-spie, etc.) pur di servire la causa della Nazione rinnegano i valori costituzionali: la giustizia americana è sulla loro bocca (va difeso Abel) ma non nelle loro azioni (sì, ma solo di facciata: in realtà vogliamo sembrare belli mentre cerchiamo di estorcergli più informazioni possibili e comunque è già condannato prima del processo).
Questa è una denuncia e non l'esaltazione classica dell'americano democratico, che c'è nel film, ma solo nel personaggio di Donovan, che si trova nemico il suo stesso popolo, che lo disprezza perché difende la spia, la sua famiglia, i russi e i tedeschi al momento del negoziato e gli uomini del governo americano e della CIA, che non vogliono che faccia di testa sua. E invece Hanks fa esattamente tutto ciò che si ritiene in dovere di fare, seguendo solo i suoi principi, contro tutto quello che gli imporrebbero di fare. L'eroe tipicamente Hanksiano-Spielberghiano.
L'unica persona che stima il coraggio e la coerenza di Jim Donovan è proprio la spia russa. Il rispetto e la fiducia di Abel va tutto
al suo avvocato e il rapporto che si crea tra i due nel film è quasi commovente.
La figura della spia finisce per essere innalzata, come esempio di rettitudine e lealtà, sopra le figure degli altri personaggi, sopra gli americani: l'agente Hoffmann, il pilota Powell soprattutto, che ci si affanna tanto a riprendere, ma che in realtà il governo avrebbe preferito fosse morto prima di finire in mano ai russi e creare tanto lavoro. Nel Ponte delle Spie un comunista finisce per essere meglio dipinto di qualunque personaggio americano.
Ai Golden Globes il film viene quasi del tutto ignorato, a parer mio proprio perché il suo "antipatriottismo" è piaciuto poco.
Agli Oscar però si aggiungono le candidature a Miglior Film, Sceneggiatura Originale, Miglior Scenografia, Colonna Sonora e Sonoro.
Meno di parte, forse, gli inglesi: ai BAFTA, oltre a queste sei nomination, sono candidati anche la Regia (secondo me molto giustamente), la Fotografia e il Montaggio.
Bella differenza tra Globes e BAFTA, per i quali il film risulta il più rappresentato nel maggior numero di categorie (alla pari con Carol), a conferma del fatto che questo è un capolavoro di film, curato in tutti i suoi aspetti come solo Spielberg sa fare.
Si è da poco conclusa, al Royal Opera House di Londra, la cerimonia dei Bafta, il premio annualmente assegnato alle maggiori categorie cinematografiche in Inghilterra. Equivalente inglese degli Oscar, così si equipara di solito. Quest'anno a presentarla è stato il divertentissimo Stephen Fry. Questi i vincitori:
Miglior film
12 anni schiavo
American Hustle
Captain Phillips
Gravity
Philomena
Miglior film inglese
Gravity (che vince anche regia, colonna sonora, fotografia, sonoro, effetti speciali)
Mandela: Long Walk to Freedom
Philomena
Rush
Saving Mr Banks
The Selfish Giant
Miglior film straniero
La Grande Bellezza
La Vita di Adele (Francia)
The act of killing (usa)
Metro Manila (Filippine)
La bicicletta verde (Arabia Saudita)
Miglior film d'animazione
Frozen - Il regno di ghiaccio
Cattivissimo Me 2
Monster University
Miglior Regia
Alfonso Cuarón
Paul Greengrass
Steve McQueen
Martin Scorsese
David O'Russel
Miglior sceneggiatura originale
Eric Warren Singer e David O. Russell – American Hustle
Woody Allen – Blue Jasmine
Alfonso Cuarón e Jonás Cuarón – Gravity
Joel Coen e Ethan Coen – Inside Llewyn Davis
Bob Nelson – Nebraska
Miglior sceneggiatura non originale
Steve Coogan e Jeff Pope – Philomena
John Ridley – 12 anni schiavo
Richard LaGravenese – Dietro i candelabri
Billy Ray – Captain Phillips -
Terence Winter – The Wolf of Wall Street
Miglior attore protagonista
Chiwetel Ejiofor – 12 anni schiavo
Christian Bale – American Hustle
Bruce Dern – Nebraska
Leonardo DiCaprio – The Wolf of Wall Street
Tom Hanks – Captain Phillips
Miglior attrice protagonista
Cate Blanchett – Blue Jasmine (l'attrice ha dedicato il premio a Philip Seymour Hoffman, in segno di amicizia e di rispetto)
Amy Adams – American Hustle
Sandra Bullock – Gravity
Judi Dench – Philomena
Emma Thompson – Saving Mr. Banks
Miglior attore non protagonista
Barkhad Abdi – Captain Phillips
Bradley Cooper – American Hustle
Matt Damon – Dietro i candelabri
Michael Fassbender – 12 anni schiavo
Daniel Brül - Rush
Miglior attrice non protagonista
Jennifer Lawrence – American Hustle
Sally Hawkins– Blue Jasmine
Lupita Nyong'o – 12 anni schiavo
Julia Roberts – August: Osage County
Oprah Winfrey – The Butler
Molto bello aver ritrovato in queste nomination alcuni grandi esclusi dalle nomination agli Oscar: Tom Hanks, Emma Thompson, Oprah Winfrey, Daniel Brühl, quest'ultimo in particolare, che mi ha personalmente emozionata con l'interpretazione di Niki Lauda in Rush e che manca nella corrispettiva sezione degli Academy Awards. Rush (anch'esso escluso nella sezione film dell'Academy, qua invece presente nella sezione film inglesi) riesce a conquistarsi un posticino tra i premiati per il montaggio. Incetta di premi, naturalmente, per Gravity (6), ma si portano a casa tre statuette anche American Hustle (make up e acconciatura oltre alla sceneggiatura e all'attrice non protagonista) e un paio anche 12 anni schiavo (film e leading actor) e persino The Great Gatsby (costumi e scenografie).
Meraviglioso che La Grande Bellezza si sia aggiudicato anche questo premio, nella corsa verso l'Oscar.
Inoltre sono stati assegnati i premi a Kieran Evans come miglior debutto alla regia/sceneggiatura di Kelly + Victor e a Will Poulter come miglior attore debuttante in Where are the Millers.
Questi tutti i giovani candidati della categoria Orange Rising Star Award: Lupita Nyong'O, Will Poulter, Léa Seydoux, George MacKey, Dane DeHaan
Nel corso della premiazione sono stati commemorate le scomparse recenti di alcui grandi attori, registi, sceneggiatori, musicisti e altre importanti personalità del mondo del cinema, tra cui: Philipp Seymour Hoffman, Shirley Temple, Joanne Fontaine, Peter O'Toole.
Infine la cerimonia si è conclusa con l'assegnazione del premio Fellowship ad Helen Mirren da parte del principe William e con le parole di ringraziamento dell'attrice che ha inviato un bacio al marito, ricordato la sua mentore, sottolineando l'importanza per ogni individuo di figure guida nella propria vita, e ha concluso citando la Tempesta di Shakespear:
"We are such stuff as dreams are made on. My little life is rounded is rounded with this honour"