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lunedì 13 gennaio 2020

Waiting Academy Awars: nomination ai premi di categoria

Prima della serata che decreterà i vincitori dei Premi Oscar di quest'anno, ci attendono una serie di date: quelle delle serate dedicate alle premiazioni per i premi delle singole categorie del cinema.

La prima di queste date è il 17 gennaio. Appena concluse le danze per i Golden Globes, il Beverly Hilton è pronto a ospitare la 70° edizione degli ACE Eddie Awards, gli annuali premi per il miglior montaggio in un film dell'associazione American Cinema Editors. Quest'anno i candidati sono:


 Per la sezione Film Drammatici
  • Le Mans '66 - La grande sfida (Michael McCusker)
  • The Irishman (Thelma Schoonmaker)
  • Joker (Jeff Groth)
  • Storia di un matrimonio (Jennifer Lame)
  • Parasite (Jinmo Yang)
`Per la sezione Commedie
  • Dolemite is My Name (Billy Fox)
  • The Farewell (Michael Taylor & Matthew Friedman)
  • Jojo Rabbit (Tom Eagles)
  • Cena con delitto (Bob Ducsay)
  • C'era una volta...a Hollywood (Fred Raskin)
 Tra i Film d'Animazione

  • Frozen 2 (Jeff Draheim)
  • I Lost My Body (Benjamin Massoubre)
  • Toy Story 4 (Axel Geddes)
 Per la sezione Documentari

  • American Factory (Lindsay Utz)
  • Apollo 11 (Todd Douglas Miller)
  • Linda Ronstadt: The Sound of My Voice (Jake Pushinsky)
  • Making Waves: The Art of Cinematic Sound (David J. Turner & Thomas G. Miller)
Per la sezione Documentari non cinematografici

  • Abducted in Plain Sight (James Cude)
  • Bathtubs Over Broadway (Dava Whisenant)
  • Leaving Neverland (Jules Cornell)
  • What’s My Name: Muhammad Ali (Jake Pushinsky)
Il giorno seguente, sabato 18 gennaio 2020, restiamo a Hollywood, spostandoci all'Hollywood Palladium per assistere alla carimonia che consacrerà i vincitori dei 31° premi al miglior staff di produzione, i PGA Awards della Producers Guild of America.
Quest'anno i candidati al Derryl F. Zanuck award, premio che anticipa solitamente (finora 21 volte su 30) quale film vince il premio Oscar, sono:
  • 1917
  • Le Mans '66 - La grande sfida
  • The Irishman
  • Jojo Rabbit
  • Joker
  • Cena con delitto
  • Piccole Donne
  • Storia di un matrimonio
  • C'era una volta a Hollywood
  • Parasite
A questo premio si aggiungono quelli per la miglior produzione di un documentario e di un film d'animazione. I seguenti i candidati:
  • Advocate
  • American Factory
  • Apollo 11
  • The Cave
  • For Sama 
  • Honeyland
  • One Child Nation
  • Il piccolo Yeti
  • Frozen II
  • Dragon Trainer: il mondo nascosto
  • Missing Link 
Anche il week end successivo è molto denso: sabato 25 gennaio al Ritz-Carlton Hotel di Los Angeles è il momento di scoprire chi vincerà il premio alla regia, il DGA Award, solitamente anticipatore del successivo vincitore del premio Oscar, tra:
  • Bong Joon Ho per Parasite
  • Sam Mendes per 1917
  • Martin Scorsese per The Irishman
  • Quentin Tarantino per C'era una volta...a Hollywood
  • Taika Waititi per Jojo Rabbit

Domenica 26 gennaio tocca agli attesissimi SAG Awards, anch'essi quasi certi anticipatori degli attori che vinceranno l'Oscar. La Screen Actor Guild conferirà i premi allo Shrine Auditorium per
Miglior Attore Protagnonista
  • Christian Bale – Le Mans '66 - La grande sfida
  • Leonardo DiCaprio – C'era una volta a... Hollywood
  • Adam Driver – Storia di un matrimonio
  • Taron Egerton – Rocketman
  • Joaquin Phoenix – Joker
Migliore Attrice Protagonista
  • Cynthia Erivo – Harriet
  • Scarlett Johansson – Storia di un matrimonio
  • Lupita Nyong'o – Noi
  • Charlize Theron – Bombshell
  • Renée Zellweger – Judy
Miglior Attore non protagonista
  • Jamie Foxx – Il diritto di oppors
  • Tom Hanks – Un amico straordinario
  • Al Pacino – The Irishman
  • Joe Pesci – The Irishman
  • Brad Pitt – C'era una volta a... Hollywood
Migliore Attrice non protagonista
  • Laura Dern – Storia di un matrimonio
  • Scarlett Johansson – Jojo Rabbit
  • Nicole Kidman – Bombshell
  • Jennifer Lopez – Le ragazze di Wall Street - Business Is Business
  • Margot Robbie – Bombshell
Miglior Cast
  • Bombshell
  • C'era una volta a... Hollywood
  • The Irishman
  • Jojo Rabbit 
  • Parasite
Migliori Controfigure
  • Avengers: Endgame
  • C'era una volta a... Hollywood
  • The Irishman
  • Joker
  • Le Mans '66 - La grande sfida
Il primo febbraio è la volta dei premi alla migliore sceneggiatura, i WGA Awards, assegnati dalla Writers Guild of America, ancora una volta al Beverly Hilton Hotel.
I nominati tra le sceneggiature originali sono:
  • 1917 (Sam Mendes & Krysty Wilson-Cairns)
  • Booksmart (Emily Halpern, Sarah Haskins, Susanna Fogel, Katie Silberman)
  • Knives Out (Rian Johnson)
  • Marriage Story (Noah Baumbach)
  • Parasite (Bong Joon Ho, Han Jin Won)
Seguono i candidati alla miglior sceneggiatura non originale:
  • A Beautiful Day in the Neighborhood (Micah Fitzerman-Blue & Noah Harpster)
  • The Irishman (Steven Zaillian)
  • Jojo Rabbit (Taika Waititi)
  • Joker (Todd Phillips & Scott Silver)
  • Little Women (Greta Gerwig)
Infine i concorrenti alla vittoria per migliore sceneggiatura di un documentario:
  • Citizen K (Alex Gibney)
  • Foster (Mark Jonathan Harris)
  • The Inventor: Out for Blood in Silicon Valley (Alex Gibney)
  • Joseph Pulitzer: Voice of the People (Robert Seidman & Oren Rudavsky)
  • The Kingmaker (Lauren Greenfield)
Sempre il primo febbraio è tempo di scoprire chi si aggiudicherà gli ADG Awards, premi per le migliori scenegrografie rilasciati dall'Art Director Guild. Questa è la 24° edizione, che si terrà all'Intercontinental di Los Angeles. Anche in questo caso, ci sono più categorie:
Film ad ambientazione storica
  • 1917 (Dennis Gassner)
  • Ford vs Ferrari (Francois Audouy)
  • Jojo (Ra Vincent)
  • Joker (Mark Friedberg)
  • C'era una volta...a Hollywood (Barbara Ling) 
  • The Irishman (Bob Shaw)
Film di ambientazione fantastica
  • Ad Astra (Kevin Thompson)
  • Aladdin (Gemma Jackson)
  • Avengers: Endgame (Charles Wood)
  • Dumbo (Rick Heinrichs)
  • Maleficent: la signora del male (Patrick Tatopoulos)
  • Star Wars: l'ascesa di Skywalker (Rick Carter, Kevin Jenkins)
Film ad ambientazione contemporanea
  • Un amico fantastico (Jade Healy)
  • John Weak 3 (Kevin M Kavanaugh)
  • Cena con Delitto (David Crank)
  • Parasite (Lee Ha-Jun)

martedì 23 febbraio 2016

Carol e la Favola degli Anni '50

Patinato.
Patinatissimo: è il prodotto confezionato da Todd Haynes partendo dal romanzo di Patricia Highsmith, che in Italia uscì giusto col nome di Carol, sceneggiato per l'occasione da Phyllis Nagy.

Carol è Cate Blanchett, che interpreta la bellissima donna che fa perdere la testa alla più giovane Therese Belivet (Rooney Mara), commessa in un grande magazzino della New York degli anni '50, dove, a pochi giorni da Natale, conosce proprio l'affascinante Carol Aird, che cercava una bambola da regalare alla figlia.
Giorni dopo Therese ha modo di rivedere questa raffinata signora ,che aveva dimenticato i guanti sul bancone del reparto, e a cui li aveva rispediti, poiché per ringraziarla della premura la invita a pranzo fuori.
Da quel momento le due donne cominciano a frequentarsi molto spesso e nasce un'attrazione irresistibile tra loro.
Ma il matrimonio della signora Aird è finito e il divorzio dal marito sarà molto difficile per Carol, che rischia l'affidamento della figlia se non rinuncerà alla relazione con Therese.

All'uscita nelle sale, il film è stato osannato per la squisita realizzazione tecnica, la regia, il cast.
Effettivamente gli anni '50 si materializzano sotto gli occhi dello spettatore, grazie alle scenografie, il trucco, le acconciature e i costumi, questi ultimi candidati all'Oscar, insieme alla fotografia di Ed Lachman, che per aiutare a percepire meglio il periodo in cui si svolge la storia sceglie il formato 16 mm, alla sceneggiatura non originale e alle attrici protagoniste. In verità, tranne che ai Golden Globes, Cate Blanchett e Rooney Mara sono state inserite in due diverse categorie a BAFTA, SAG e Oscar: rispettivamente nella sezione Protagonista e Non Protagonista.
Ai Golden Globes, però, erano state nominate anche la colonna sonora di Carter Burell, la regia di Haynes e persino il film aveva avuto una menzione come miglior film drammatico.
Ai BAFTA il film aveva addirittura avuto nove candidature (alla pari con Il Ponte delle Spie): film, regia, costumi, trucco-parrucco, attrici, sceneggiatura, fotografia e scenografia.
Uno spettacolare numero di nominations e un plauso pressoché unanime dalla critica e dal pubblico, ma nessun premio. Dai pronostici sembra sfavorito anche agli oscar nelle cinque categorie in cui è rappresentato.
Sotto quasi ogni punto di vista, la pellicola è impeccabile. Scenografie perfette. Il clima degli anni '50 replicato fedelissisimamente, tanto da somigliare a un certo punto alla rappresentazione parodica che Filippo Timi ne ha fatto nel suo spettacolo teatrale Favola, dove denunciava la finta, superficiale, apparente perfezione della vita americana di quel periodo.

Filippo Timi nello spettacolo Favola; in Carol c'è una scena che ritrae Cate Blanchett esattamente nello stesso atteggiamento: seduta ai piedi dell'albero di Natale nell'atmosfera irreale del suo soggiorno
Colonna sonora ad oc, piuttosto piacevole. Fotografia bellissima e anche molto autocompiacente.
Le attrici sono notevoli: buona sorpresa Rooney Mara. Un po' sotto le aspettative Cate Blanchett, che è sì bravissima, ma non più del suo standard e non così focosa e convincente come in Blue Jasmine.
La regia è perfezionista, la sceneggiatura è un po' fredda: non c'è mai un vero appassionarsi alla storia. A questo film manca l'anima. Tutto scorre in modo che il pubblico resti molto distaccato dalla storia e dalle sue eroine. Ed è stato anche fatto notare che da un simile prodotto ci si aspettava molto più coinvolgimento e ardore.
La nota veramente dolente del film, il solo reale difetto, che compromette la perfezione del film è l'intollerabile lentezza.

In generale a me la pellicila non ha convinto: mi è mancato il coinvolgimento sopracitato (deficit che imputo alla sceneggiatura, al montaggio, al ritmo e alla regia) e ho trovato tutto questo perfetto tecnicismo addirittura stucchevole.

domenica 31 gennaio 2016

Waiting Academy Awards: i vincitori del premio SAG

Si è tenuta la notte scorsa la cerimonia di premiazione degli Screen Actors Guild Awards allo Shrine Auditorium di Los Angeles. Avevamo già annunciato i candidati nelle varie categorie, vediamo ora i vincitori.

Il miglior attore e la migliore attrice protagonisti si confermano Leonardo DiCaprio e Brie Larson, già premiati tre settimane fa ai Golden Globes per le performance in Revenant e Room rispettivamente. Forti di queste due statuine, possono presentarsi il 28 febbraio quasi certi del risultato finale.

Il sorriso di Leonardo parla da solo: "Quest'anno è la volta buona!"


Diverso discorso va fatto per gli attori non protagonisti.
Per quel che riguarda le attrici, la sorpresa è stata di veder vincere Alicia Vikander,
quando ai Golden Globes aveva vinto Kate Winslet. Le altre "sconfitte" sono Helen Mirren, Rooney Mara e Rachel McAdams. Se, come sempre lo sono stati, i premi SAG sono l'anticamera degli Oscar, viene da pensare che sarà l'attrice di The Danish Girl ad aggiudicarsi l'ultimo e più atteso riconoscimento.
Per la categoria maschile vince Idris Elba per Beast of No Nation. Ma Elba non è nominato agli Oscar; esclusione molto polemizzata, soprattutto da parte di Spike Jonze, che ha rimproverato all'Academy l'assenza di molti afroamericani che avrebbero meritato almeno il nome nell'elenco degli aspiranti vincitori. Oltre a Elba, Will Smith per Zona d'Ombra e il giovane Ryan Coogler, che ha firmato la brillante regia di Creed.
Forse proprio per far fronte a queste polemiche o a compensare la loro esclusione piovono statuine in testa agli attori afroamericani in questa ventiduesima edizione dei SAG. La politica a volte ha inciso molto nei premi cinematografici, rischiando errori diplomatici. Potrebbe esserci un risentimento anche per l'eccesso di premi. I vincitori che vado a elencare sono attori splendidi, ma si potrebbe pensare che il riconoscimento arrivi solo a placare quest'ondata di polemiche. Siamo nel 2016, ma ancora il tema razziale è un punto delicato e rischia di surriscaldare gli animi.
Idris Elba vince anche nella sezione tv per Miglior Attore nella miniserie drammatica Luther e le migliori attrici, sia tra le serie drammatiche, sia commedia, sia nella miniserie comica sono Viola Davis (Le regole del delitto perfetto), Uzo Aduba (Orange is the New Black) e Queen Latifah (Bessie).

Non era nominato ai SAG invece il vincitore dei Globes, Sylvester Stallone.
Stallone è tra i candidati agli Oscar, è vero, ma la performance in Creed, per quanto migliore rispetto alla sua media, non è abbastanza valida, come dimostra appunto la sua assenza nella serata appena conclusa.
Come pronosticare dunque un vincitore per questa categoria alla cerimonia del Dolby Theatre?
L'attenzione potrebbe spostarsi su Christian Bale, Tom Hardy, Mark Ruffalo e Mark Rylance.
Tra questi solo Bale e Rylance erano candidati a tutti e quattro i premi dell'anno. La scelta finale potrebbe ridursi a loro due, ma le sorprese sono dietro l'angolo e questa sezione diviene la più interessante da seguire quest'anno!

Infine la serata vede il riconoscimento di Miglior Cast al Caso Spotlight e di Migliori Stantmant al pirotecnico Mad Max: Fury Road.


Abbiamo rammentato qualche premio televisivo, chiudiamo la rassegna.
Migliori Cast per una serie drammatica e per una serie comica vanno rispettivamente a Downton Abbey e a Orange is the New Black.
I migliori attori sono Kevin Spacey, per la drama serie House of Cards, e Jeffrey Tambor nella comedy serie Transparent. Manca il premio alle migliori controfigure, che va allo staff di Game of Thrones.

venerdì 22 gennaio 2016

Il Ponte delle Spie, quando una firma è una certezza

Ti accomodi in sala. Parte il film. Prime scene. E sei grato.
Grato della scelta che hai fatto.
E grato a Steven Spielberg.




Inquadrature iniziali, prime sequenze e finalmente torni a vedere un regista vero. Uno che ha girato così tanti film, che ha passato una vita intera a occuparsi di cinema e si vede.
Nessuna scelta innovativa, nessuna rivoluzione tecnica, nessuna sensazionale sorpresa, ma la più pura, pulita, classica lezione di regia. Magistrale. Tecnicamente perfetta. Eccola lì, schietta e semplice, ma appagante.
E poi il cast, che cast!!! Da pensare che avrebbe meritato una nomination (non arrivata però) ai SAG Award nella categoria apposita. Subito incontri personaggi comprimari o secondari che ti fanno pensare: "facce da Spielberg" (brutti visi, grossi attori, che sanno interpretare gente vera).

Guerra Fredda. Il film si apre su Mark Rylance, che del film non è protagonista, ma che buca lo schermo nell'istante stesso in cui appare.
Il suo ruolo è quello della spia russa Rudolf Abel, beccato dalla CIA (che non riesce però a scucirgli alcuna informazione né a ottenerne la collaborazione) in territorio americano. Perché Abel è un uomo estramamente coerente e ligio al senso del dovere: è un russo che lavora per la grande madre patria e che intende rimanere fedele al suo paese quale che sia il costo.
In poche scene Rylance ci chiarisce la statura morale del suo personaggio, contrapposto a tutti gli altri soggetti che ci troveremo davanti. Su questo alla fine ruota il film: sulla differenza che sta tra sbandierare i buoni ideali di casa propria e vestirli in ogni occasione, a favore o contro. Rylance fa innamorare del proprio personaggio, fa tifare fin dal principio per lui, con un'interpretazione stupenda, che gli ha valso infatti la candidatura come migliore attore non protagonista a Golden Globe (unica categoria in cui -ingiustamente- era candidato il film), BAFTA (gli inglesi sono molto più generosi, con 9 nomination), SAG e Oscar (6 nomine).
Dopo l'arresto si decide che al poveretto, accusato di spionaggio, tradimento, etc, venga fatto un processo il più trasparente ed equo possibile, perché il mondo (e la Russia) si faccia un'idea della democrazia e della giustizia che regnano negli Stati Uniti.
E viene scelto, per difendere la spia, un avvocato che si occupa in modo assai scaltro di assicurazioni, ma non più di cause penali. La patata bollente finisce nelle mani di Tom Hanks-James B. Donovan, tutt'altro che contento di dover diventare un "traditore" anche lui agli occhi dell'America. Meno contento di lui, la sua famiglia.
Spinto però dalla giustezza del compito, infine accetta e finisce per difendere il suo cliente con molta convinzione e il meglio che può fare davanti a una giuria, a un giudice e soprattutto a un'opinione pubblica che ritiene il processo già superfluo, poiché Abel è una spia russa e tanto basta a fargli meritare la sedia eletttrica.


Ma la sollecitudine di Donovan lo porta non solo a difendere il suo operato davanti a giudice, corte, famiglia e Stati Uniti in virtù della Costituzione, che deve tutelare anche Abel perché gli Stati Uniti devono essere i più giusti, ma anche a intercedere presso il giudice, una volta appurato che il suo assistito sarebbe sicuramente stato dichiarato colpevole, affinché la condanna fosse all'ergastolo e non a morte, non tanto con le motivazioni "della cosa più giusta da fare" quanto del fatto che una spia da scambiare un giorno avrebbe potuto far comodo.
Guarda caso, qualche tempo più tardi viene catturato dai russi un pilota-spia che aveva il compito di fare foto ai territori nemici, atterrato in territorio sovietico dopo che il suo aereo era stato abbattuto. La decisione quindi di salvare la vita ad Abel, contestatissima a suo tempo, si rivela una fortunata occasione per riprendersi il proprio pilota. A mediare lo scambio, per ragioni diplomatiche, è scelto ancora una volta James Donovan, che dovrà recarsi a Berlino Est e affrontare diversi ostacoli: Hanks-Donovan infatti non vuole accontentarsi di riportare a casa solo il pilota, ma vorrebbe togliere dai guai anche un giovane studente americano che si era trovato nel momento sbagliato dalla parte sbagliata del muro in costruzione, finendo arrestato dalla neonata Repubblica Democratica Tedesca (DDR).

Il film è molto piacevole: non pesante, scorre benissimo nonostante la lunghezza, col ritmo giusto; essenziale ogni scena e ciascuna realmente godibile. Un film tanto ben fatto è un piacere per gli occhi, le orecchie e la mente.
Sono straordinarie fotografia (di Janusz Kaminski) e colonna sonora (firmata Thomas Newman). Curatissima e intrigante la sceneggiatura, non a caso scritta, oltre che da Matt Charman, anche dai fratelli Coen. Belle le scenografie, i costumi, la resa del periodo, bello tutto.
E, come già detto, la regia è perfetta (e non se ne poteva dubitare) e il cast è giustissimo in ogni componente.
Hanks è sopra la media come sempre. Il personaggio di Donovan gli calza come un guanto.
La vera perla resta però Rylance. L'interpretazione è da Oscar.



Detto tutto questo, la sorpresa è la scarsità di candidature che il film ha raccolto ai vari premi di quest'anno.
Escluso Rylance, che è stato giustamente nominato nella sua categoria (Miglior Attore Non Protagonista) a ognuno dei premi, poiché ignorarlo sarebbe stato un oltraggio al cinema, un dispetto alla bella arte della recitazione, il film non pare essere apprezzato, almeno in America.
Ma come? Un film così Americano?
No. Questo è il punto: non è un film "così tanto americano". L'unico personaggio che realmente incarna il buonismo e gli ideali della nazione, stavolta, è quello di Hanks (si veda il primo clip allegato).
Gli altri personaggi (il giudice, l'agente della CIA che compare nel video, l'uomo che addestra i piloti-spie, etc.) pur di servire la causa della Nazione rinnegano i valori costituzionali: la giustizia americana è sulla loro bocca (va difeso Abel) ma non nelle loro azioni (sì, ma solo di facciata: in realtà vogliamo sembrare belli mentre cerchiamo di estorcergli più informazioni possibili e comunque è già condannato prima del processo).
Questa è una denuncia e non l'esaltazione classica dell'americano democratico, che c'è nel film, ma solo nel personaggio di Donovan, che si trova nemico il suo stesso popolo, che lo disprezza perché difende la spia, la sua famiglia, i russi e i tedeschi al momento del negoziato e gli uomini del governo americano e della CIA, che non vogliono che faccia di testa sua. E invece Hanks fa esattamente tutto ciò che si ritiene in dovere di fare, seguendo solo i suoi principi, contro tutto quello che gli imporrebbero di fare. L'eroe tipicamente Hanksiano-Spielberghiano.
L'unica persona che stima il coraggio e la coerenza di Jim Donovan è proprio la spia russa. Il rispetto e la fiducia di Abel va tutto
al suo avvocato e il rapporto che si crea tra i due nel film è quasi commovente.
La figura della spia finisce per essere innalzata, come esempio di rettitudine e lealtà, sopra le figure degli altri personaggi, sopra gli americani: l'agente Hoffmann, il pilota Powell soprattutto, che ci si affanna tanto a riprendere, ma che in realtà il governo avrebbe preferito fosse morto prima di finire in mano ai russi e creare tanto lavoro. Nel Ponte delle Spie un comunista finisce per essere meglio dipinto di qualunque personaggio americano.
Ai Golden Globes il film viene quasi del tutto ignorato, a parer mio proprio perché il suo "antipatriottismo" è piaciuto poco.
Agli Oscar però si aggiungono le candidature a Miglior Film, Sceneggiatura Originale, Miglior Scenografia, Colonna Sonora e Sonoro.
Meno di parte, forse, gli inglesi: ai BAFTA, oltre a queste sei nomination, sono candidati anche la Regia (secondo me molto giustamente), la Fotografia e il Montaggio.
Bella differenza tra Globes e BAFTA, per i quali il film risulta il più rappresentato nel maggior numero di categorie (alla pari con Carol), a conferma del fatto che questo è un capolavoro di film, curato in tutti i suoi aspetti come solo Spielberg sa fare.

mercoledì 20 gennaio 2016

Nomination ai SAG Awards

Elenco dei candadati al primo e più atteso (per avere un pronostico più certo per gli Oscar, poiché chi vince il SAG di solito vince l'Oscar) premio di categoria, gli Screen Actors Guild Awards, annunciati il 9 dicembre 2015. La premiazione si svolgerà il 30 gennaio.



Migliore attore protagonista

Bryan Cranston (Trumbo)
Johnny Depp (Black Mass)
Leonardo DiCaprio (The Revenant)
Michael Fassbender (Steve Jobs)
Eddie Redmayne (The Danish Girl)

Migliore attrice protagonista

Cate Blanchett (Carol)
Brie Larson (Room)
Helen Mirren (Woman in Gold)
Saoirse Ronan (Brooklyn)
Sarah Silverman (I Smile Back)

Migliore attore non protagonista

Christian Bale (La grande scommessa)
Idris Elba (Beasts of No Nation)
Mark Rylance (Il ponte delle spie)
Michael Shannon (99 Homes)
Jacob Tremblay (Room)

Migliore attrice non protagonista

Rooney Mara (Carol)
Rachel McAdams (Il caso Spotlight)
Helen Mirren (Trumbo)
Alicia Vikander (The Danish Girl)
Kate Winslet (Steve Jobs)

Miglior cast


Beasts of No Nation
La grande scommessa
Il caso Spotlight
Straight Outta Compton
Trumbo

lunedì 20 gennaio 2014

Waiting Academy Awards...SAG Awards

 Per tutti coloro che non lo sapessero, dal 1995 tra i Golden Globes e gli Oscar si passa anche per gli Screen Actors Guild Awards, ovvero il premio conferito alle migliori interpretazioni dagli attori che fanno parte dello Screen Actor Guild (sindacato di attori nato nel 1933), premio quasi anticipatore del verdetto degli Academy Awards.
Quest'anno si sono tenuti sabato 18 gennaio e hanno visto l'assegnazione del premio The Actor ad American Hustle, per il miglior cast.

Gli interpreti maschili premiati sono quelli di Dallas Buyer Club: Matthew McConaughey (protagonista) e Jared Leto (non protagonista), confermando le vittorie già ottenute ai Golden Globes.
Miglior attrice protagonista, senza sorprese, Cate Blanchett, mentre Lupita Nyong'o (non protagonista in 12 years a slave) batte meritatamente Jennifer Lawrence, che aveva vinto nella stessa categoria agli scorsi Globes.




Come ai Golden Globes vengono premiate anche le interpretazioni televisive e, per dovere di cronaca, va spiegata la vittoria di Micheal Douglas in questa sezione. Il premio gli viene assegnato per "Dietro i Candelabri", per il quale era candidato ai Globes anche Matt Demon. In Italia è arrivato nelle sale cinematografiche il 5 dicembre 2013, ma negli USA è uscito, invece, come film tv.