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lunedì 11 gennaio 2016

Golden Globes 2016: un nuovo anno di cinema

Fate largo ad Alejandro Iñárritu e al suo cinema folle e audace, che tutto accetta, purché ne valga la pena, se si tratta di realizzare un capolavoro, poiché, come ha dichiarato il regista:
"la sofferenza ha una durata limitata, mentre un film rimane per sempre".

Per settimane, durante le riprese di Revenant, sono giunte le inquietanti notizie delle condizioni limite a cui cast e troupe erano esposti per girare il nuovo film del regista messicano. Pazzo, completamente pazzo -abbiamo onestamente pensato- il signor Iñárritu; e anche il povero Leonardo, che pur di arrivare alla famosa statuetta dell'Academy, da sempre negata all'attore americano, sembra disposto a condividere l'estrema visione di Iñárritu e a sostenere prove fisiche non da poco.
E nella notte scorsa, i due protagonisti di questa folle impresa cinematografica si sono visti riconoscere il valore del loro lavoro, portando a casa tre delle statuette in palio in questa edizione dei Golden Globes.


Revenant vince come Miglior Film Drammatico e vince anche la Regia e DiCaprio si aggiudica la statuetta del Miglior Attore in un film drammatico, mentre la Miglior Commedia, non si sa sulla base di quale criterio riconosciuta come tale, si rivela essere The Martian, il cui protagonista, Matt Damon, vince da Miglior Attore in una commedia appunto.
I premi per le Migliori Attrici vanno invece a Brie Larson per l'angosciante Room e a Jennifer Lawrence (quarta nomination, terza vittoria ai Globes e ha solo 25 anni) per la commedia Joy.


I migliori attori non protagonisti sono Kate Winslet (Steve Jobs), protagonista però di un abbraccio chiaccheratissimo col compagno di avventure Leonardo DiCaprio, e, per la sorpresa di tutti, Sylvester Stallone (nell'attesa di vederlo recitare ancora il ruolo di Rocky in Creed, in uscita in Italia giovedì), a coronamento forse della lunga carriera del suo alter-ego pugile.


Terzo anno di fila che vede il nostro paese rappresentato all'estero nel Cinema. Dopo aver portato a casa Golden Globe e Oscar nel 2014 per il film straniero con La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino e dopo che Milena Canonero ha vinto per i Migliori Costumi agli Oscar dell'anno scorso, torniamo protagonisti grazie alla figura di Ennio Morricone, universalmente riconosciuto come uno dei migliori compositori che il cinema abbia mai avuto, come Tarantino, che ritira in sua vece il Golden Globe, gli riconosce. Il regista, che amava i film di Leone per i quali Morricone ha sempre firmato le musiche, lo ha voluto fortissimamente per fargli scrivere la colonna sonora del suo western The Hateful Eight. E lo ha ottenuto. E noi siamo lieti di questa collaborazione.
La Migliore Canzone è invece Writing's on the Wall di Sam Smith e Jimmy Napes, contenuta nel nuovo film di 007, Spectre.


Gli ultimi premi per il Cinema sono quello alla Migliore Sceneggiatura, che Aaron Sorkin vince per Steve Jobs, che dunque si aggiudica due statuette, proprio come il fantascientifico film di Ridley Scott; al Miglior Film d'Animazione, che si rivela essere Inside Out (Disney Pixar); e al Miglior Film Straniero, che ritira il giovane regista di Son of Saul, l'ungherese Làszlò Nemes.


Breve carrellata per i premi televisivi, che meno hanno a che vedere con questo blog, la cui autrice nutre però un vivo interesse per il giovane talento Oscar Isaac, che negli ultimi anni si sta particolarmente distinguendo in molte pellicole (recentemente lo abbiamo visto nel VII° episodio di Star Wars, nei panni del pilota Poe Dameron, ma era stato prima il Principe Giovanni di Ridley Scott e il protagonista del film Inside Llewyn Davis dei fratelli Coen), e che ha appena vinto il suo primo (e speriamo non ultimo) Golden Globe, nella categoria Miglior Attore in una mini-serie tv (Show Me a Hero); nella controparte femminile dello stesso premio vince invece Lady Gaga, che ormai non s'improvvisa più attrice, ma si fa notare per la mini-serie American Horror Story: Hotel.
Le migliori Serie tv sono Mr. Robot e Mozart in the Jungle rispettivamente nella categoria drammatica e commedia; Wolf Hall viene proclamata, invece, la migliore mini-serie.


E adesso non ci resta che aspettare il 30 gennaio, quando saranno assegnati gli Screen Actors Guild Awards, attesissimi per farci un'idea ancora più precisa di chi saranno i futuri attori vincitori della prossima edizione degli Oscar, per i quali saranno annunciate le candidature questo giovedì.

domenica 2 marzo 2014

Waiting Academy Awards: previsioni per il miglior attore protagonista

La notte degli Oscar 2014 è finalmente arrivata. Alle 22.50 (ora italiana) inizierà la cerimonia di premiazione.
Già avevamo affrontato il pronostico della migliore attrice (critica, Golden Globe, Bafta, Sag Awards sono già concordi sulla vittoria di Cate Blanchette e non dovrebbero esserci sorprese stasera), veniamo a parlare di migliore attore. La scelta in questa categoria è addirittura più difficile, date le interpretazioni brillanti di cui hanno dato prova quest'anno i candidati, anche se il favorito è Matthew McConaughey (solo il premio Bafta -a cui per altro non era nominato- non gli è stato assegnato, andando a Chiwetel Ejofor).


Partiamo da Bruce Dern, il rimbambito ma simpatico padre di famiglia assolutamente convinto di aver vinto un milione di dollari da ritirare in Nebraska. Il più giovane dei figli, stanco di doverlo rintracciare e poi  riprendere mentre cerca di scappare a piedi da casa, decide di assecondarlo e di accompagnarlo in Nebraska, facendo sosta nella città dove i propri genitori sono cresciuti e scoprendo realmente chi era il padre prima che la demenza senile se ne impossessasse. Film simpatico, realista, una bella storia on the road che analizza il rapporto padre-figlio, ma anche le dinamiche familiari. Interessante e intelligente anche il ritratto degli Stati Uniti al di fuori delle glamourose big cities. Bellissima la scelta del bianco e nero. Bruce Dern è credibilissimo anziano per tre quarti folle, ma che conserva tratti di lucidità; è stato bravissimo. Intenerisce e a tratti commuove.



Uno degli attori che preferisco in assoluto e che mi emoziona anche quest'anno, in questo ruolo stravagante, divertente, ironico, che ha saputo interpretare così grandiosamente è Christian Bale. Bale ha grandi doti di trasformista e più di una volta ha dato luogo a metamorfosi impressionanti anche completamente opposte una rispetto all'altra in film consecutivi. Quest'anno gli hanno fatto mettere su peso e in American Hustle esibisce una pancetta e un riporto poco avvenenti. Nonostante queste trasformazioni assolutamente comiche, Bale costruisce un personaggio credibile, che si prende sul serio e in realtà l'interprete scompare proprio dietro l'immagine di Irving Rosenfeld. Resta solo Irving, Christian per 138 minuti non esiste. Ed è irriconoscibile non solo per l'aspetto fisico, quanto per il suo impegno nell'aderire al personaggio nelle espressioni, nella gestualità, nelle movenze, nei piccoli dettagli e dargli vita: un lavoro che Bale compie in ogni performance, rendendolo davvero uno tra i migliori e che realizza stupendamente anche stavolta.


Un altro degli attori che ritengo tra i migliori del suo tempo è Leonardo Di Caprio, attore che all'Academy non piace invece molto, dati i precedenti (omissione di candidature e premi). Quest'anno è riuscito a strappare la nomination, ma non è mai stato annoverato tra i favoriti. La nomination però non è immeritata: le interpretazioni di Leonardo sono sempre brillanti, accattivanti, ma realmente quest'anno si è superato. Dando fondo a ogni briciola di talento, in questo film raggiunge probabilmente la forma migliore, sfoggia la sua abilità in ogni aspetto, in ogni angolatura del personaggio. Un lavoro perfetto, ma superato, ammetto con una certa difficoltà, da quello di McConaughey.
Resta comunque indimenticabile la performance di The Wolf of Wall Street dove, come già commentato in un altro post, Di Caprio svolge un ruolo di mattatore straordinario e completamente folle, rendendo al 100% in ogni scena. Forse era un disperato appello all'Academy per gridare: "guardatemi: sono un talento, sono bravo davvero". Se l'Academy non se ne è accorta, noi sì. Il pubblico non è così sordo e spera in un futuro premio oscar, prima o poi.


Tra le interpretazioni più apprezzate e commoventi, vincitrice del Bafta, quella di Chiwetel Ejofor, che regala un personaggio straordinariamnte umano, realmente profondo, quello di un uomo libero che affronta la schiavitù, l'annientamento dell'identità, l'allontanamento dalla sua famiglia, la crudeltà dei suoi sfruttatori e che lotta per sopravvivere, ma anche per non perdere sé stesso, per non perdere il suo lato umano.
Chiwetel Ejofor è veramente toccante, protagonista molto capace di un'opera bellissima, di un film che con ogni probabilità stanotte vincerà l'Oscar: 12 years a slave.


Eccoci infine a Matthew McConaughey. Questo è stato l'anno delle trasformazioni fisiche e lui ha perso 23 kg per ricoprire il ruolo del caw-boy affetto da AIDS, che lotta contro il sistema sanitario e le industrie farmaceutiche per una cura meno tossica della malattia, dispensando prodotti farmaceutici alternativi a un numero sempre più alto di "pazienti", anch'essi contrari a sottoporsi ancora alla somministrazione di AZT condotta in ospedale nel corso di una sperimentazione. Non solo, McConaughey sorprende molto quest'anno anche per la trasformazione, ancora una volta, non fisica: questo è un addio al muscoloso "belloccio" di Holliwood, ricordato in passato molto più per i muscoli e il bell'aspetto che per la recitazione. Ci troviamo di fronte a un personaggio diverso: serio, difficile, una sfida per dimostrare al mondo un talento finora nascosto bene. E McConaughey c'è riuscito. Ha saputo rendere vero il personaggio di Woodroof, nei suoi lati duri, nella sua disperazione, nella determinazione di continuare a vivere a dispetto della malattia, dei medici e del governo, nel suo affetto, dimostrato alla maniera di un omofobo, per il transgender Rayon. Un bel personaggio e una bella interpretazione. Complimenti a un inaspettato, sconvolgente McConaughey.


sabato 18 gennaio 2014

Folle, folle, folle Di Caprio

Folle, folle, folle Di Caprio, protagonista del pazzesco, brillante, ritmato film di Martin Scorsese (del quale sappiamo che l'attore è il pupillo) che firma una regia straordinaria.
Se non dovesse fare i conti con Alfonso Cuaròn, che, più che favorito, è dato per vincitore certo, Scorsese meriterebbe davvero un nuovo Oscar.
Il regista racconta l'ascesa al successo e la discesa agli inferi di Jordan Belfort, spregiudicato broker della New York degli anni '90.
Scene forti, evocative descrivono in modo semplice e immediato, con ritmo incalzante tutto il mondo fatto di corruzione, sesso, droga e denaro di Wall Street.
Di Caprio è semplicemente straordinario. A narrarci la storia è la sua stessa voce, poiché la sceneggiatura di Terence Winter deriva direttamente dall'autobiografia, quasi naive nella sua onestà, di Belfort.
Incantatore, venditore, drogato, sesso dipendente, ambiziossimo, pochi scrupoli, niente morale, l'interprete incarna il personaggio ed è incredibile mattatore di tre ore di film, regalandoci, probabilmente, la migliore recitazione della sua carriera. Colpevole senza appello, Di Caprio (o forse Belfort?) è così conquistatore da farci essere indulgenti nei suoi confronti: senza un briciolo di vergogna confessa tutte le sue deplorevoli colpe, quasi a chiedere: "è illegale, ok, ma cos'ho fatto di male?"

Il film è candidato a cinque premi Oscar: film, regia, sceneggiatura non originale, attore non protagonista (Jonah Hill è lo stretto collaboratore di Belfort, Donnie Azoff, ma su questa nomination, personalmente, ho delle perplessità: buona performance, ma non particolarmente brillante) e, naturalmente, miglior attore protagonista. Di Caprio ha fortemente voluto questo film, di cui è stato insistente produttore e geniale protagonista. Quest'anno l'Oscar è d'obbligo. Non ci sono scuse.

martedì 14 gennaio 2014

Remembering last Golden Globes

Cate Blanchette (Miglior Attrice in un film drammatico) Leonardo Di Caprio (Miglior Attore in una commedia) Amy Adams (Miglior Attrice in una commedia) Matthew McConaughey (Miglior Attore in un film drammatico)

Jared Leto (Miglior Attore non protagonista)

Jennifer Lawrence (Miglior Attrice non protagonista)
Paolo Sorrentino (il regista della Grande Bellezza ritira il Globe per il miglior film straniero)