venerdì 22 gennaio 2016

Il Ponte delle Spie, quando una firma è una certezza

Ti accomodi in sala. Parte il film. Prime scene. E sei grato.
Grato della scelta che hai fatto.
E grato a Steven Spielberg.




Inquadrature iniziali, prime sequenze e finalmente torni a vedere un regista vero. Uno che ha girato così tanti film, che ha passato una vita intera a occuparsi di cinema e si vede.
Nessuna scelta innovativa, nessuna rivoluzione tecnica, nessuna sensazionale sorpresa, ma la più pura, pulita, classica lezione di regia. Magistrale. Tecnicamente perfetta. Eccola lì, schietta e semplice, ma appagante.
E poi il cast, che cast!!! Da pensare che avrebbe meritato una nomination (non arrivata però) ai SAG Award nella categoria apposita. Subito incontri personaggi comprimari o secondari che ti fanno pensare: "facce da Spielberg" (brutti visi, grossi attori, che sanno interpretare gente vera).

Guerra Fredda. Il film si apre su Mark Rylance, che del film non è protagonista, ma che buca lo schermo nell'istante stesso in cui appare.
Il suo ruolo è quello della spia russa Rudolf Abel, beccato dalla CIA (che non riesce però a scucirgli alcuna informazione né a ottenerne la collaborazione) in territorio americano. Perché Abel è un uomo estramamente coerente e ligio al senso del dovere: è un russo che lavora per la grande madre patria e che intende rimanere fedele al suo paese quale che sia il costo.
In poche scene Rylance ci chiarisce la statura morale del suo personaggio, contrapposto a tutti gli altri soggetti che ci troveremo davanti. Su questo alla fine ruota il film: sulla differenza che sta tra sbandierare i buoni ideali di casa propria e vestirli in ogni occasione, a favore o contro. Rylance fa innamorare del proprio personaggio, fa tifare fin dal principio per lui, con un'interpretazione stupenda, che gli ha valso infatti la candidatura come migliore attore non protagonista a Golden Globe (unica categoria in cui -ingiustamente- era candidato il film), BAFTA (gli inglesi sono molto più generosi, con 9 nomination), SAG e Oscar (6 nomine).
Dopo l'arresto si decide che al poveretto, accusato di spionaggio, tradimento, etc, venga fatto un processo il più trasparente ed equo possibile, perché il mondo (e la Russia) si faccia un'idea della democrazia e della giustizia che regnano negli Stati Uniti.
E viene scelto, per difendere la spia, un avvocato che si occupa in modo assai scaltro di assicurazioni, ma non più di cause penali. La patata bollente finisce nelle mani di Tom Hanks-James B. Donovan, tutt'altro che contento di dover diventare un "traditore" anche lui agli occhi dell'America. Meno contento di lui, la sua famiglia.
Spinto però dalla giustezza del compito, infine accetta e finisce per difendere il suo cliente con molta convinzione e il meglio che può fare davanti a una giuria, a un giudice e soprattutto a un'opinione pubblica che ritiene il processo già superfluo, poiché Abel è una spia russa e tanto basta a fargli meritare la sedia eletttrica.


Ma la sollecitudine di Donovan lo porta non solo a difendere il suo operato davanti a giudice, corte, famiglia e Stati Uniti in virtù della Costituzione, che deve tutelare anche Abel perché gli Stati Uniti devono essere i più giusti, ma anche a intercedere presso il giudice, una volta appurato che il suo assistito sarebbe sicuramente stato dichiarato colpevole, affinché la condanna fosse all'ergastolo e non a morte, non tanto con le motivazioni "della cosa più giusta da fare" quanto del fatto che una spia da scambiare un giorno avrebbe potuto far comodo.
Guarda caso, qualche tempo più tardi viene catturato dai russi un pilota-spia che aveva il compito di fare foto ai territori nemici, atterrato in territorio sovietico dopo che il suo aereo era stato abbattuto. La decisione quindi di salvare la vita ad Abel, contestatissima a suo tempo, si rivela una fortunata occasione per riprendersi il proprio pilota. A mediare lo scambio, per ragioni diplomatiche, è scelto ancora una volta James Donovan, che dovrà recarsi a Berlino Est e affrontare diversi ostacoli: Hanks-Donovan infatti non vuole accontentarsi di riportare a casa solo il pilota, ma vorrebbe togliere dai guai anche un giovane studente americano che si era trovato nel momento sbagliato dalla parte sbagliata del muro in costruzione, finendo arrestato dalla neonata Repubblica Democratica Tedesca (DDR).

Il film è molto piacevole: non pesante, scorre benissimo nonostante la lunghezza, col ritmo giusto; essenziale ogni scena e ciascuna realmente godibile. Un film tanto ben fatto è un piacere per gli occhi, le orecchie e la mente.
Sono straordinarie fotografia (di Janusz Kaminski) e colonna sonora (firmata Thomas Newman). Curatissima e intrigante la sceneggiatura, non a caso scritta, oltre che da Matt Charman, anche dai fratelli Coen. Belle le scenografie, i costumi, la resa del periodo, bello tutto.
E, come già detto, la regia è perfetta (e non se ne poteva dubitare) e il cast è giustissimo in ogni componente.
Hanks è sopra la media come sempre. Il personaggio di Donovan gli calza come un guanto.
La vera perla resta però Rylance. L'interpretazione è da Oscar.



Detto tutto questo, la sorpresa è la scarsità di candidature che il film ha raccolto ai vari premi di quest'anno.
Escluso Rylance, che è stato giustamente nominato nella sua categoria (Miglior Attore Non Protagonista) a ognuno dei premi, poiché ignorarlo sarebbe stato un oltraggio al cinema, un dispetto alla bella arte della recitazione, il film non pare essere apprezzato, almeno in America.
Ma come? Un film così Americano?
No. Questo è il punto: non è un film "così tanto americano". L'unico personaggio che realmente incarna il buonismo e gli ideali della nazione, stavolta, è quello di Hanks (si veda il primo clip allegato).
Gli altri personaggi (il giudice, l'agente della CIA che compare nel video, l'uomo che addestra i piloti-spie, etc.) pur di servire la causa della Nazione rinnegano i valori costituzionali: la giustizia americana è sulla loro bocca (va difeso Abel) ma non nelle loro azioni (sì, ma solo di facciata: in realtà vogliamo sembrare belli mentre cerchiamo di estorcergli più informazioni possibili e comunque è già condannato prima del processo).
Questa è una denuncia e non l'esaltazione classica dell'americano democratico, che c'è nel film, ma solo nel personaggio di Donovan, che si trova nemico il suo stesso popolo, che lo disprezza perché difende la spia, la sua famiglia, i russi e i tedeschi al momento del negoziato e gli uomini del governo americano e della CIA, che non vogliono che faccia di testa sua. E invece Hanks fa esattamente tutto ciò che si ritiene in dovere di fare, seguendo solo i suoi principi, contro tutto quello che gli imporrebbero di fare. L'eroe tipicamente Hanksiano-Spielberghiano.
L'unica persona che stima il coraggio e la coerenza di Jim Donovan è proprio la spia russa. Il rispetto e la fiducia di Abel va tutto
al suo avvocato e il rapporto che si crea tra i due nel film è quasi commovente.
La figura della spia finisce per essere innalzata, come esempio di rettitudine e lealtà, sopra le figure degli altri personaggi, sopra gli americani: l'agente Hoffmann, il pilota Powell soprattutto, che ci si affanna tanto a riprendere, ma che in realtà il governo avrebbe preferito fosse morto prima di finire in mano ai russi e creare tanto lavoro. Nel Ponte delle Spie un comunista finisce per essere meglio dipinto di qualunque personaggio americano.
Ai Golden Globes il film viene quasi del tutto ignorato, a parer mio proprio perché il suo "antipatriottismo" è piaciuto poco.
Agli Oscar però si aggiungono le candidature a Miglior Film, Sceneggiatura Originale, Miglior Scenografia, Colonna Sonora e Sonoro.
Meno di parte, forse, gli inglesi: ai BAFTA, oltre a queste sei nomination, sono candidati anche la Regia (secondo me molto giustamente), la Fotografia e il Montaggio.
Bella differenza tra Globes e BAFTA, per i quali il film risulta il più rappresentato nel maggior numero di categorie (alla pari con Carol), a conferma del fatto che questo è un capolavoro di film, curato in tutti i suoi aspetti come solo Spielberg sa fare.

mercoledì 20 gennaio 2016

Nomination ai SAG Awards

Elenco dei candadati al primo e più atteso (per avere un pronostico più certo per gli Oscar, poiché chi vince il SAG di solito vince l'Oscar) premio di categoria, gli Screen Actors Guild Awards, annunciati il 9 dicembre 2015. La premiazione si svolgerà il 30 gennaio.



Migliore attore protagonista

Bryan Cranston (Trumbo)
Johnny Depp (Black Mass)
Leonardo DiCaprio (The Revenant)
Michael Fassbender (Steve Jobs)
Eddie Redmayne (The Danish Girl)

Migliore attrice protagonista

Cate Blanchett (Carol)
Brie Larson (Room)
Helen Mirren (Woman in Gold)
Saoirse Ronan (Brooklyn)
Sarah Silverman (I Smile Back)

Migliore attore non protagonista

Christian Bale (La grande scommessa)
Idris Elba (Beasts of No Nation)
Mark Rylance (Il ponte delle spie)
Michael Shannon (99 Homes)
Jacob Tremblay (Room)

Migliore attrice non protagonista

Rooney Mara (Carol)
Rachel McAdams (Il caso Spotlight)
Helen Mirren (Trumbo)
Alicia Vikander (The Danish Girl)
Kate Winslet (Steve Jobs)

Miglior cast


Beasts of No Nation
La grande scommessa
Il caso Spotlight
Straight Outta Compton
Trumbo

Le Nomination agli Oscar 2016



Sono state annunciate nel nostro primo pomeriggio (primo mattino nel "Nuovo Mondo") del 14 gennaio le candidature per i premi Oscar che saranno assegnati il prossimo 28 febbraio a Los Angeles, nella cerimonia che si terrà come sempre al Dolby Theatre e che sarà presentata da Chris Rock. Di seguito le candidature. Nei prossimi articoli saranno elencate anche le nomination ai Premi di Categoria e ai Bafta.




Miglior film

La grande scommessa (Adam McKay)
Il ponte delle spie (Steven Spielberg)
Brooklyn (John Crowley)
Mad Max: Fury Road (George Miller)
The Martian (Ridley Scott)
The Revenant (Alejandro González Iñárritu)
Room (Lenny Abrahamson)
Il caso Spotlight (Tom McCarthy)

Miglior regia

Lenny Abrahamson
Alejandro González Iñárritu
Tom McCarthy
Adam McKay
George Miller

Miglior attore protagonista

Bryan Cranston (Trumbo)
Matt Damon  (The Martian)
Leonardo DiCaprio  (The Revenant)
Michael Fassbender (Steve Jobs)
Eddie Redmayne (The Danish Girl)

Miglior attrice protagonista

Cate Blanchett (Carol)
Brie Larson (Room)
Jennifer Lawrence (Joy)
Charlotte Rampling (45 Years)
Saoirse Ronan (Brooklyn)

Miglior attore non protagonista

Christian Bale (The Big Short)
Tom Hardy (The Revenant)
Mark Ruffalo (Il caso Spotlight)
Mark Rylance  (Il ponte delle spie)
Sylvester Stallone  (Creed)

Miglior attrice non protagonista

Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight)
Rooney Mara (Carol)
Rachel McAdams  (Il caso Spotlight)
Alicia Vikander (The Danish Girl)
Kate Winslet (Steve Jobs)

Migliore sceneggiatura originale

Matt Charman, Joel ed Ethan Coen (Il ponte delle spie)
Alex Garland (Ex Machina)
Josh Cooley, Ronnie del Carmen, Pete Docter e Meg LeFauve (Inside Out)
Tom McCarthy e Josh Singer (Il caso Spotlight)
Andrea Berloff, Jonathan Herman, S. Leight Savidge e Alan Wenkus (Straight Outta Compton)

Migliore sceneggiatura non originale

Charles Randolph e Adam McKay (La Grande Scommessa)
Nick Hornby (Brooklyn)
Phyllis Nagy (Carol)
Drew Goddard (The Martian)
Emma Donoghue (Room)

Miglior film straniero


El abrazo de la serpiente di Ciro Guerra (Colombia)

Mustang di Deniz Gamze Ergüven (Francia)
Il figlio di Saul di László Nemes (Ungheria)
Theeb di Naji Abu Nowar (Giordania)
A War di Tobias Lindholm (Danimarca)

Miglior film d'animazione


Anomalisa (Charlie Kaufman e Duke Johnson)

Il bambino che scoprì il mondo (Alê Abreu)
Inside Out (Pete Docter e Ronnie del Carmen
Shaun, vita da pecora - Il film (Mark Burton e Richard Starzak)
Quando c'era Marnie (Hiromasa Yonebayashi)

Miglior fotografia

Ed Lachman (Carol)
Robert Richardson (The Hateful Eight)
John Seale (Mad Max: Fury Road)
Emmanuel Lubezki (The Revenant)
Roger Deakins (Sicario)

Miglior scenografia

Rena DeAngelo, Bernhard Henrich e Adam Stockhausen (Il Ponte delle Spie)
Michael Standish e Eve Stewart (The Danish Girl)
Colin Gibson e Lisa Thompson (Mad Max: Fury Road)
Celia Bobak e Arthur Max (The Martian)
Jack Fisk e Hamish Purdy  (The Revenant)

Miglior montaggio

Hank Corwin (La Grande Scommessa)
Margaret Sixel (Mad Max: Fury Road)
Stephen Mirrione (The Revenant)
Tom McArdle  (Il caso Spotlight)
Maryann Brandon e Mary Jo Markey  (Star Wars: Il Risveglio della Forza)

Miglior colonna sonora

Thomas Newman (Il Ponte delle Spie)
Carter Burwell (Carol)
Ennio Morricone (The Hateful Eight)
Jóhann Jóhannsson (Sicario)
John Williams (Star Wars: Il Risveglio della Forza)

Miglior canzone


Earned It di Tesfaye, Balshe, Quenneville, Moccio (Cinquanta sfumature di grigio)

Manta Ray di J. Ralph e Antony Hegarty (Racing Extinction)
Simple Song #3 di David Lang (Youth - La giovinezza)
Til It Happens to You di Diane Warren e Lady Gaga (The Hunting Ground)
Writing's on the Wall di Jimmy Napes e Sam Smith (007 - Spectre)

Migliori effetti speciali

Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris e Andrew Whitehurst (Ex Machina)
Andrew Jackson, Dan Oliver, Andy Williams e Tom Wood (Mad Max: Fury Road)
Anders Langlands, Chris Lawrence, Richard Stammers e Steven Warner (The Martian)
Richard McBride, Matt Shumway, Jason Smith e Cameron Waldbauer (The Revenant)
Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh e Neal Scanlan (Star Wars: Il Risveglio della Forza)

Miglior sonoro

Andy Nelson, Gary Rydstrom e Drew Kunin (Il Ponte delle Spie)
Chris Jenkins, Gregg Rudloff e Ben Osmo (Mad Max: Fury Road)
Andy Nelson, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson (Star Wars: Il Risveglio della Forza)
Paul Massey]], Mark Taylor e Mac Ruth (The Martian)
Jon Taylor, Frank A. Montaño, Randy Thom e Chris Duesterdiek (The Revenant)

Miglior montaggio sonoro

Mark Mangini e David White (Mad Max: Fury Road)
Alan Robert Murray (Sicario)
Matthew Wood e David Acord (Star Wars: Il Risveglio della Forza)
Oliver Tarney (The Martian)
Martin Hernandez e Lon Bender (The Revenant)

Migliori costumi

Sandy Powell (Carol)
Sandy Powell (Cenerentola)
Paco Delgado (The Danish Girl)
Jenny Beavan (Mad Max: Fury Road)
Jacqueline West (The Revenant)

Miglior trucco e acconciatura

Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin (Mad Max: Fury Road)
Love Larson e Eva Von Bahr (Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve)
Sian Grigg, Duncan Jarman e Robert A. Pandini (The Revenant)

Miglior documentario


Amy (Asif Kapadia)

Cartel Land (Matthew Heineman)
The Look of Silence (Joshua Oppenheimer)
What Happened, Miss Simone? (Liz Garbus)
Winter on Fire: Ukraine's Fight for Freedom (Evgeny Afineevsky)

Miglior cortometraggio documentario


Body Team 12 (David Darg e Bryn Mooser)

Chau, Beyond The Lines (Courtney Marsh e Jerry France)
Claude Lenzmann: Spectres Of The Shoah (Adam Benzine)
A Girl In The River: The Price Of Forgiveness (Sharmeen Obaid-Chinoy)
Last Dat Of Freedom (Dee Hibert e Jones Nomi Talisman)

Miglior cortometraggio


Ave Maria (Basil Khalil)

Day one (Henry Huges)
Everything will be ok (Patrick Vollrath)
Shock (Jamie Donoughue)
Stutterer (Benjamin Cleary e Serena Armitage)

Miglior cortometraggio d'animazione


Bear Story (Gabriel Osorio Vargas)

Prologue (Richard Williams)
Sanjay's super team (Sanjay Patel)
We can't live without cosmos (Konstantin Bronzit)
World of tomorrow (Don Hertzfeldt)

martedì 19 gennaio 2016

Macbeth, un aborto di buone intenzioni


Uscito nelle sale italiane il 5 gennaio, il film era annunciato da un trailer estremamente incoraggiante sulle qualità del prodotto che invitava ad andare a vedere.



Purtroppo però, Macbeth è stata un'esperienza abbastanza deludente.
Le prime scene del film sono promettenti. Oniriche.
Il funerale del figlio piccolo di MacBeth e signora. Le scene della battaglia tra gli stanchi uomini di Re Duncan, guidati da Macbeth, barone di Glamis, e l'esercito di Macdonwald, il ribelle che ha tradito il re di Scozia. Le inquadrature sono bellissime, straordinarie scenografia e fotografia.
Il regista sceglie un'alternanza tra scene a velocità normale, con gli uomini che gridano e corrono verso il nemico, e scene in sospensione, estrapolate dalla battaglia affinché sia la musica a renderne la drammacità. Scelta non proprio originalissima e neanche del tutto riuscita. Se ne apprezza però l'intenzione di voler rinnovare l'opera Shakespeariana con questa scelta di una fotografia potente e bellissima e di un montaggio se non avanguardista, quantomeno fresco, odierno.
Decisione che pare in contrasto con le scene che seguono: l'incontro con le tre (che in verità nel film sono quattro e divengono poi cinque) Sorelle Fatali, Re Duncan che decide di premiare Macbeth per la vittoria, nominandolo Barone di Cowdor, la discussione tra il protagonista e il compagno Banquo, gli inviati del re che portano a Macbeth il suo nuovo titolo. Dialoghi Shakespeariani. Nell'inglese di William Shakespear, reso in un doppiaggio italiano che lo rappresentasse il più fedelmente possibile. Uno strano mix che accoppia una tecnica di oggi a un ritmo molto lento, più lento del ritmo del testo testrale (soporifero dati gli effetti sulla sala) e una sceneggiatura che vorrebbe essere classica ma perde invece quello che avrebbe voluto e dovuto tenere dell'opera originaria.
Estenuante arrivare alla fine del primo tempo: il convincimento dell'eroe a divenire antieroe per adempiere al fato che le Streghe gli avevano annunciato e ai suoi stessi desideri di assecondarlo, sulla spinta di Lady Macbeth, che si fa serpente e lo incoraggia a cogliere la mela che lo porterà alla dannazione (ed è qui che il film si guasta); l'assassinio di Duncan e la fuga del principe Malcom.
Un po' meglio il secondo tempo: si salva il finale sul campo di battaglia, che torna a essere godibile grazie alla fotografia e alle scelte sceniche; lo scontro con McDuff e il compimento delle profezie delle Sorelle (che funziona grazie alla meraviglia del testo di Shakespeare, non tanto per gli autori del film); meno convincente l'ultima scena con la contrapposizione tra Malcom e Flaer, figlio di Banquo.
Ma il film s'inceppa anche nel secondo tempo. Non sulle scene di azione, ma sui dialoghi, che non colgono mai la vera anima dei personaggi e del testo.
Per quanto capaci gli interpreti, i veri coniugi Macbeth sono quasi fraintesi.
Galleggia sulla sufficienza Macbeth, forse grazie a Fassbender, che dà un'ottima prova di sé. Molto peggio va a Lady Macbeth, trattata malissimo non tanto da Marion Cotillard (bravissima, anche se un po' uguale a sé stessa nelle ultime interpretazioni prestate) quanto da chi ha deciso di farle recitare prima la donna assetata di potere, priva di scrupoli, poi la pentita che inorridisce davanti alle azioni del marito, infine la pazza, senza però lasciare capire il tormento dell'anima peccatrice, la dannazione che le porta l'omicidio che l'opera originale sapeva ispirare.
Snaturati. Non tanto i personaggi secondari, verso i quali giustamente siamo portati a tifare; ma i personaggi principali vengono appena scalfiti, tratteggiati, senza che se veda l'anima. Senza che li si possa amare o capire fino in fondo. E forse è questo che fa fallire il film e abortire la spinta innovatrice che si proponeva di dare.

lunedì 11 gennaio 2016

Golden Globes 2016: un nuovo anno di cinema

Fate largo ad Alejandro Iñárritu e al suo cinema folle e audace, che tutto accetta, purché ne valga la pena, se si tratta di realizzare un capolavoro, poiché, come ha dichiarato il regista:
"la sofferenza ha una durata limitata, mentre un film rimane per sempre".

Per settimane, durante le riprese di Revenant, sono giunte le inquietanti notizie delle condizioni limite a cui cast e troupe erano esposti per girare il nuovo film del regista messicano. Pazzo, completamente pazzo -abbiamo onestamente pensato- il signor Iñárritu; e anche il povero Leonardo, che pur di arrivare alla famosa statuetta dell'Academy, da sempre negata all'attore americano, sembra disposto a condividere l'estrema visione di Iñárritu e a sostenere prove fisiche non da poco.
E nella notte scorsa, i due protagonisti di questa folle impresa cinematografica si sono visti riconoscere il valore del loro lavoro, portando a casa tre delle statuette in palio in questa edizione dei Golden Globes.


Revenant vince come Miglior Film Drammatico e vince anche la Regia e DiCaprio si aggiudica la statuetta del Miglior Attore in un film drammatico, mentre la Miglior Commedia, non si sa sulla base di quale criterio riconosciuta come tale, si rivela essere The Martian, il cui protagonista, Matt Damon, vince da Miglior Attore in una commedia appunto.
I premi per le Migliori Attrici vanno invece a Brie Larson per l'angosciante Room e a Jennifer Lawrence (quarta nomination, terza vittoria ai Globes e ha solo 25 anni) per la commedia Joy.


I migliori attori non protagonisti sono Kate Winslet (Steve Jobs), protagonista però di un abbraccio chiaccheratissimo col compagno di avventure Leonardo DiCaprio, e, per la sorpresa di tutti, Sylvester Stallone (nell'attesa di vederlo recitare ancora il ruolo di Rocky in Creed, in uscita in Italia giovedì), a coronamento forse della lunga carriera del suo alter-ego pugile.


Terzo anno di fila che vede il nostro paese rappresentato all'estero nel Cinema. Dopo aver portato a casa Golden Globe e Oscar nel 2014 per il film straniero con La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino e dopo che Milena Canonero ha vinto per i Migliori Costumi agli Oscar dell'anno scorso, torniamo protagonisti grazie alla figura di Ennio Morricone, universalmente riconosciuto come uno dei migliori compositori che il cinema abbia mai avuto, come Tarantino, che ritira in sua vece il Golden Globe, gli riconosce. Il regista, che amava i film di Leone per i quali Morricone ha sempre firmato le musiche, lo ha voluto fortissimamente per fargli scrivere la colonna sonora del suo western The Hateful Eight. E lo ha ottenuto. E noi siamo lieti di questa collaborazione.
La Migliore Canzone è invece Writing's on the Wall di Sam Smith e Jimmy Napes, contenuta nel nuovo film di 007, Spectre.


Gli ultimi premi per il Cinema sono quello alla Migliore Sceneggiatura, che Aaron Sorkin vince per Steve Jobs, che dunque si aggiudica due statuette, proprio come il fantascientifico film di Ridley Scott; al Miglior Film d'Animazione, che si rivela essere Inside Out (Disney Pixar); e al Miglior Film Straniero, che ritira il giovane regista di Son of Saul, l'ungherese Làszlò Nemes.


Breve carrellata per i premi televisivi, che meno hanno a che vedere con questo blog, la cui autrice nutre però un vivo interesse per il giovane talento Oscar Isaac, che negli ultimi anni si sta particolarmente distinguendo in molte pellicole (recentemente lo abbiamo visto nel VII° episodio di Star Wars, nei panni del pilota Poe Dameron, ma era stato prima il Principe Giovanni di Ridley Scott e il protagonista del film Inside Llewyn Davis dei fratelli Coen), e che ha appena vinto il suo primo (e speriamo non ultimo) Golden Globe, nella categoria Miglior Attore in una mini-serie tv (Show Me a Hero); nella controparte femminile dello stesso premio vince invece Lady Gaga, che ormai non s'improvvisa più attrice, ma si fa notare per la mini-serie American Horror Story: Hotel.
Le migliori Serie tv sono Mr. Robot e Mozart in the Jungle rispettivamente nella categoria drammatica e commedia; Wolf Hall viene proclamata, invece, la migliore mini-serie.


E adesso non ci resta che aspettare il 30 gennaio, quando saranno assegnati gli Screen Actors Guild Awards, attesissimi per farci un'idea ancora più precisa di chi saranno i futuri attori vincitori della prossima edizione degli Oscar, per i quali saranno annunciate le candidature questo giovedì.

domenica 18 gennaio 2015

Waiting Academy Awards: i 25 film da vedere

Con le nomination agli Oscar, annunciate il 15 gennaio, (quattro giorni dopo la cerimonia di premiazione dei Golden Globs) riparte il lavoro di questo blog, per molte settimane trascurato per problemi personali.

Miglior film

  1. American Sniper
  2. Birdman
  3. Boyhood (che si aggiudica il Golden Globs al miglior film drammatico)
  4. Grand Budapest Hotel (vincitore come miglior commedia ai Globes)
  5. The Imitation Game
  6. Selma
  7. La teoria del tutto
  8. Whiplash 
Ai Globes, oltre a questi otto film erano candidati anche (i primi tre come miglior commedia, il quarto come film drammatico):
9. Pride
10. St. Vincent
11. Into the Woods
12. Foxcatcher
Miglior regia

Alejandro G. Inarritu per Birdman
Richard Linklater per Boyhood
Bennett Miller per Foxcatcher
Wes Anderson per Grand Budapest Hotel
Morten Tydlum per The Imitation Game


Miglior attore protagonista

Steve Carell per Foxcatcher
Bradley Cooper per American Sniper
Benedict Cumberbatch per The Imitation Game
Michael Keaton per Birdman (che già ha vinto ai Globs nella sezione commedia)
Eddie Redmayne per La teoria del tutto  (già in possesso di un Glob in un ruolo drammatico)

Rimangono fuori dai giochi Jake Gyllenhall e David Oyelowo, (nominations per miglior attore in un film drammatico rispettivamente in Lo Sciacallo e Selma); Ralph Fiennes, Bill Murrey, Joaquin Phoenix e Christoph Waltz (nominations come miglior attore in una commedia per, rispettivamente, Grand Budapest Hotel, St. Vincent, Vizio di forma e Big Eyes).
Per poter vedere anche queste performance, ai 12 film già elencati vanno aggiunti quindi
13. Lo Sciacallo
14. Vizio di Forma
15. Big Eyes


Miglior attrice protagonista

Marion Cotillard per Due giorni, una notte
Felicity Jones per La teoria del tutto
Julianne Moore per Still Alice
Rosamund Pike per L'amore bugiardo
Reese Witherspoon per Wild 

Non continuano la corsa alla statuetta d'oro invece Jennifer Aniston (che con Cake aveva ricevuto una nomination ai Golden Globs nella cateoria attrice in un film drammatico) e Amy Adams, che ha la consolazione di aver vinto il Globo d'Oro come attrice protagonista di una commedia, Emily Blunt e Quvenzhané Wallis, che avevano avuto una chance nella stessa categoria della Adams con Into the Woods la prima e Annie la seconda. Menzione speciale a Julienne Moore che ha già vinto il Golden Glob di migliore attrice in un ruolo drammatico, oltre a essere stata nominata anche per la commedia Maps to the Stars.
Aggiungo dunque anche i seguenti film:
16.Cake
17.Into the Woods
18.Annie19.Maps to the Stars  
20.Due Gorni, una Notte
21.Still Alice
22.L'amore bugiardo
23.Wild


Miglior attore non protagonista

Robert Duvall per The Judge
Ethan Hawke per Boyhood
Edward Norton per Birdman
Mark Ruffalo per Foxcatcher
J.K Simmons per Whiplash 

Stessa cinquina dei Golden Globs, tra cui è emerso vincitore J.K. Simmons. Ma merita una visione anche il film in cui ha recitato Robert Duvall:
24.The Judge

Miglior attrice non protagonista

Patricia Arquette per Boyhood
Laura Dern per Wild
Keira Knightley per The Imitation Game
Emma Stone per Birdman
Meryl Streep per Into the Woods 
Laura Dern sostituisce la presenza di Jessica Chastein che aveva invece meritato la nomination ai Globs in questa sezione per
25.A Most Violent Year 


Miglior sceneggiatura originale

Birdman
Boyhood
Foxcatcher
Grand Budapest Hotel
Lo sciacallo - Nightcrawler


Miglior sceneggiatura non originale

American Sniper
The Imitation Game
Vizio di forma
La teoria del tutto
Whiplash



Miglior film straniero

Ida (Polonia)
Leviathan (Russia)
Tangerines (Estonia)
Timbuktu (Mauritania)
Storie Pazzesche (Argentina)


Miglior film d'animazione

Big Hero 6
The Boxtrolls
Dragon Trainer 2
Song of the Sea
The Tale of the Princess Kaguya


Miglior fotografia

Birdman
Grand Budapest Hotel
Ida
Mr. Turner
Unbroken


Miglior montaggio

American Sniper
Boyhood
Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
Whiplash


Miglior scenografia

Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
Into the Woods
Mr. Turner


Migliori costumi

Grand Budapest Hotel
Vizio di forma
Into the Woods
Maleficent
Mr. Turner 

Importante ricordare tra queste candidature quella dell'italiana Milena Canonero, per i costumi di Grand Budapest Hotel.

Miglior trucco e acconciature

Foxcatcher
Grand Budapest Hotel
Guardiani della Galassia


Migliori effetti speciali

Captain America: The Winter Soldier
Apes Revolution
Guardians of the Galaxy
Interstellar
X-Men: Days of Future Past


Miglior sonoro

American Sniper
Birdman
Interstellar
Unbroken
Whiplash



Miglior montaggio sonoro

American Sniper
Birdman
Lo Hobbit : la battaglia delle cinqua armate
Interstellar
Unbroken



Miglior colonna sonora originale

Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
Interstellar
Mr. Turner
La teoria del tutto




Miglior canzone

The Lego Movie
Selma
Beyond the Lights
Begin Again
Glen Campbell... I'll be me


Miglior documentario

Citizenfour
Finding Vivian Maier
Last Days in Vietnam
The Salt of the Earth
Virunga


Miglior corto documentario

Crisis hotline: Veterans press 1
Joanna
Out Curse
The Reaper
White Earth


Miglior cortometraggio

Aya
Boogaloo and Graham
Butter Lamp
Parvaneh
The Phone Call

Miglior cortometraggio d'animazione

The Bigger Picture
The Dam Keeper
Feast
Me and My Moulton
A Single Life

mercoledì 29 ottobre 2014

Viaggio nel mondo Disney: la Spada nella Roccia


“La spada nella roccia” è il titolo del 18° classico Disney uscito nel dicembre del 1963.


Fu, purtroppo, l’ultimo film totalmente animato che vide Walt Disney prima della sua morte, avvenuta nel 1966, e si ispira molto liberamente al romanzo omonimo pubblicato 25 anni prima: narra le vicende di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda. Il film racconta la primissima parte di questa storia, e vede protagonista un giovane ragazzo scudiero, il cui vero nome è appunto Artù,  chiamato da tutti “Semola”.
Tema principale del cartone è un percorso di formazione: varie lezioni teoriche e pratiche sulle tematiche che ci accompagnano nella vita condotte da Mago Merlino, l’unico a riconoscere delle potenzialità nel giovane ragazzo protagonista che prima del suo incontro è carente di una vera istruzione. Percorso che ovviamente terminerà con l’estrazione da parte di Semola della famosa spada incastrata nella roccia, e con la sua proclamazione di nuovo re di tutta l’Inghilterra.
Assenti duelli tra cavalieri, lotte per il potere, tutti elementi caratterizzanti i romanzi ambientati nel periodo storico preso in considerazione; ci sono solo Merlino e Semola in un rapporto insegnante-alunno.
La storia può sembrare molto semplice, ma cos' ha reso “La spada nella roccia” un capolavoro tra la filmografia Disney e non solo, amato da tantissimi ancora oggi a più di 50 anni dalla sua uscita?
Sicuramente la comicità e i personaggi: è forse il cartone più divertente e con i personaggi più riusciti dell’intera filmografia Disney.

Semola è un ingenuo e sognatore ragazzo di 12 anni, buono nell’animo e nel cuore, dolce e maldestro nei modi e gracile nel fisico, altruista, perfetto per creare nello spettatore, soprattutto quello a cui è teoricamente rivolta l’opera (i bambini) un'immediata immedesimazione.
Vogliamo imparare con lui, siamo pronti a vivere le avventure che si troverà davanti in questo percorso.
Merlino è invece un mago e ci viene presentato come il più potente mago al mondo, in grado perfino di prevedere il futuro e di viaggiare nel tempo, oltre ad eseguire vari incantesimi e magie. E’ colui che istruisce Semola, ed è uno dei personaggi più riusciti e simpatici della Disney, l’insegnante che tutti vorremmo, buono e generoso, testardo ma buffo nei modi; con il suo ingresso il film prende quota in un continuo vortice di risate.
La prima scena che li vede entrambi protagonisti è davvero fantastica: Semola, nel tentativo di riprendere una freccia scoccata troppo lontano da Sir Caio -il fratello maggiore adottivo di Semola- finisce per cadere letteralmente dentro la casa di Merlino, che aveva previsto il suo arrivo.


Estremamente comico il personaggio della Zuccheriera mentre riempie la tazza con, letteralmente, una montagna di zucchero, aspettando che sia Merlino a dire “Basta”; esilarante Merlino mentre continua a parlare e guardare la zuccheriera in questo gesto infinito, finalmente arrabbiandosi e pulendo quindi con la propria barba il tavolo e la buffissima faccia di Semola meravigliata di fronte a tutta la scena.
Fantastico anche l’ingresso in scena di Anacleto, il gufo, per il sottoscritto il personaggio più riuscito e divertente del cartone. Permaloso e testardo ma con in fondo un cuore e un animo buono, alter ego di Merlino, sempre intento a contraddirne le teorie in torno burbero ma lo stesso estremamente simpatico

Semola: “Allora potete vedere tutto prima ancora che accada?
Merlino: “Sì, tutto quanto.
Anacleto: “Ah ah ah cala cala Merlino!”

Disney, in mezzo a questo sana divertimento, non dimentica di lanciare, con la vocedi Merlino, un  messaggio importante ai bambini di ogni età:
"tu non puoi crescere senza una decente istruzione"
A seguito di questa scena Merlino decide di seguire Semola e di diventarne ufficialmente il suo mentore. Bisogna quindi fare le valigie ed andare a vivere come ospiti nel castello del padre di Semola. Mai la preparazione delle valigie per un trasloco è stata più divertente che in questo cartone, scena e canzone passate letteralmente alla storia:


Prima canzone del cartone, non solo come ordine di incontro, simpaticissima e orecchiabilissima, è scritta dai fratelli Sherman, che introducono forse per la prima volta nelle canzoni Disney l’utilizzo di parole inventate, cosa che faranno per la Disney anche in successive pellicole come per esempio Mary Poppins.
Higitus figitus abra kazè
Prestate attenzione tutti a me
Si fanno le valigie andiamo susu
Nonono non tu, sempre i libri prima lo sai
Hockety pockety wockety wack Abra-cabra-dabra-da
Se ciascun si stringerà il posto a tutto si troverà 
Higitus figitus figitus sbum Prestidigitorium 
Alicafez Balaca set Malacavez Meripades Hockety pockety wockety..
Un'altra comparsa molto divertente la troviamo nella scena successiva, durante il viaggio a piedi verso il castello: un lupo che tenta in ogni modo di mangiare Semola, accompagnato da una sfortuna degna del miglior Willy Coyote. Tra cadute, voli e massi sulla testa, questo personaggio ci accompagnerà anche durante l’episodio degli scoiattoli.


All’arrivo, sir Ettore, padrone del castello, si dimostra restio a far restare Merlino come istruttore di Semola, prima di arrendersi e concedergli un “tetto” nella torre, definita da Anacleto “..vecchia torre traballante del più pericolante vecchio castello dell'intera cristianità”.
Subito dopo assistiamo all’arrivo di Sir Pilade, altro simpaticissimo personaggio dagli ingombranti baffoni che porta "grandi notizie da Londra, sensazionali”: l'annuncio di un grande torneo cavalleresco, il cui vincitore verrà proclamato re.
Sir Ettore inizierà ad allenare il figlio Caio, sperando sia il nuovo re -prospettiva che atterisce Sir Pilade. Semola viene nominato scudiero di Caio.

Iniziano poi gli insegnamenti di Merlino che, ciascuna volta, trasforma Artù in un animale per insegnargli un nuovo concetto.
La prima trasformazione è in pesce, all’interno del fossato del castello, per studiare le leggi della fisica. Non avendo l’istinto da pesce, Semola deve usare il cervello per imparare i nuovi movimenti, a ritmo di una simpaticissima e bellissima canzone dove “per ogni qua c'è sempre un là..per ogni se c'è sempre un ma", ricordando anche di non adagiarsi mai perché “Sempre in alto mira e va esci dalla mediocrità non star solo ad aspettar ciò che per caso puoi trovar se metti buona volontà il mondo tutto ti darà”. Il successivo attacco di un luccio dimostra a Semola (e a noi spettatori) come il cervello prevalga sui muscoli, anche se solo un goffo salvataggio di Anacleto permette a Semola di uscire vivo dal fossato, lasciando incredulo agli occhi di Merlino dimostrando che in fondo anche il burbero Anacleto possegga un cuore d’oro.

Messo in punizione in cucina, Merlino usa la magia in modo che i piatti si lavino da soli; ha cosi inizio la seconda lezione-trasformazione, questa volta in scoiattolo, per conoscere la forza della gravità. Lezione subito interrotta da una graziosa e coraggiosa scoiattolina che si innamora subito di Semola,dando luogo a un simpaticissimo corteggiamento, tra i più famosi e divertenti di casa Disney e non, dove Semola tenta invano di resistere ai tentativi di conquista, finendo per disturbare ed essere cacciato prima da Anacleto, poi da un picchio (come la zuccheriera una semplice comparsa ma estremamente divertente). Nemmeno Merlino rimane al sicuro, dato che compare immediatamente una scoiattolona che inizia a corteggiarlo, in tono sempre estremamente divertente. Ritornati umani, risulta tenerissima la scoiattolina delusa e molto bella la spiegazione che Merlino fornisce a Semola sulle complicazioni dell'amore:
“Questa faccenda dell’amore è una cosa potentissima, più forte della gravità, la forza più grande sulla terra...”


Rientrati al castello troviamo Ettore impegnato in una lotta con la cucina stregata da Merlino; per punizione a Semola viene momentaneamente interrotto il compito di scudiero.
Successivamente Anacleto accusa Merlino di confondere solamente le idee a Semola, nel tentativo di fornirgli nozioni ancora sconosciute per l’epoca, come la forma della terra e il suo moto rotatorio e assume il momentaneo incarico di maestro del ragazzo, ceduto da uno seccato Merlino. Ma Merlino durante la lezione di scrittura di Anacleto distrae Semola con la sua “macchina volante”, provocando l’ira del gufo che recrimina che “se l’uomo fosse nato per volare sarebbe nato con le ali”. Merlino tenta di dimostrare il contrario facendo volare il suo modellino, che si impiglia nella lunga barba del mago, rovinando la dimostrazione e provocando la risata di Anacleto, una risata estremamente contagiosa e a cui è impossibile resistere, di culto, forse la risata più famosa del cinema. Personalmente è la scena preferita dell’intero film.


Anche se la risata è quella originale, grande merito della riuscita del personaggio di Anacleto da noi va dato al doppiatore, Lauro Gazzolo, specializzato in voci da vecchietto di film western e in altri personaggi secondari Disney come il Bianconiglio o il cane Whisky di Lilli e il vagabondo, bravissimo a rendere perfettamente il personaggio e farlo entrare subito in simpatia con gli spettatori. Ma tutto il nostro doppiaggio è degno di lode: ogni voce risulta perfetta, non ultima Lydia Simoneschi (già voce di Bette Davis o Vivien Leigh) che interpreta l’antagonista femminile, che a breve apparirà nella storia.
Subito dopo Semola viene trasformato in un uccello, provocando l’ennesimo divertentissimo litigio-botta e risposta tra Merlino e Anacleto per chi debba insegnare la tecnica del volo.
Merlino: “Sarà meglio che ti spieghi la tecnica del volo. Allora: queste penne lunghe si chiamano primarie...”
Anacleto: “Si può sapere da quando in qua sai tutto sulle ali degli uccelli?”
Merlino: “Ho compiuto studi approfonditi sul volo degli uccelli.”
Anacleto: “Se non ti dispiace si da il caso che io sia un uccello!”
Merlino: “Va bene signor saputone, l’allievo è tuo!”
Durante la prova pratica di volo, Semola viene attaccato da un falco e durante la fuga finisce all’interno di una canna fumaria, che risulta essere quella della casa della maga Magò, la vera antagonista del film, personaggio di enorme successo, sfruttato moltissimo successivamente nelle storie a fumetti. Dal carattere euforico, pazzo e imprevedibile è forse il primo antagonista Disney ad essere puramente comico: infatti provoca sicuramente simpatia, non paura, allo spettatore. Alter ego di Merlino nell’usare la magia per scopi malvagi, si prende gioco di Semola con varie trasformazioni per poi decidere di ucciderlo.
Solo il provvidenziale intervento di Merlino salva nuovamente il protagonista, causando un duello di magia, (una battaglia di cervelli dove i contendenti si trasformano in cose diverse e cercano di distruggersi a vicenda), ennesima scena che Walt consegna alla storia della cinema, ed ennesimo suo insegnamento, perché anche qui in tono visionario ci dimostra quanto il cervello sia importante e fondamentale a discapito della forza bruta e come il bene debba sempre trionfare sul male, nonostante gli imbrogli di cui si servono le forze del male.


Nelle scene finali del film Semola provoca l’ira di Merlino, accettando nuovamente il ruolo di scudiero per il torneo. La reazione di Merlino è la fuga nel XX secolo, con un'altra famosissima frase, citata ancora oggi in continuazione, "Honolulu, arrivo!"
Smarrita la spada di Caio, per sostituirla, Semola estrae la spada dalla roccia, compiendo inconsapevolmente la profezia.
Riconosciuta subito come la spada nella roccia, il torneo viene interrotto e Semola estrae nuovamente la spada, dimostrando l’autenticità del gesto.
Il nuovo re Artù è spaventato da questo gravoso compito e tenta la fuga, ma il ritorno di Merlino in una divertentissima tenuta estiva lo calma e lo introduce al suo futuro di eroe leggendario con i cavalieri della tavola rotonda. Ritorno che non dimentica di lanciare una frecciatina al nostro periodo storico, dato che come dice Merlino “il XX secolo sta bene dove stà, un bel guazzabuglio moderno.”

Quest'opera, apparentemente senza pensieri, non manca di continui messaggi positivi, classico di Walt: la forza dell’amore, quanto sia importante la conoscenza e l’uso dell’intelligenza e del cervello (la scena dei pesci o il duello di magia), quanto di buono ci sia in ognuno di noi, anche nelle persone più insospettabili (Semola era poco considerato da tutti), come non bisogni mai interrompere la nostra voglia di imparare e come bisogni sempre mettere il massimo impegno, in ogni gesto, anche quello più semplice (Merlino fa notare questa bella caratteristica di Semola durante la preparazione dell’allenamento di Caio).
Ma, come già detto, l’elemento più riuscito di quest’opera è la caratterizzazione dei personaggi, la loro forte ironia e dissacrante comicità. Ogni personaggio risulta memorabile, tutti, dai più presenti (Merlino o Anacleto) alle comparse (la zuccheriera o Sir Pilade). Tutti ci provocano estrema simpatia, tutti si lasciano immediatamente ricordare, tutti hanno ottimi dialoghi o ottime scene puramente slapstick che portano a continue risate. L’apice è rappresentato sicuramente da Anacleto e Merlino, splendida coppia comica probabilmente ai livelli di molte coppie comiche umane della storia del cinema. Permaloso e brusco il primo finisce sempre per contrapporsi alle magie di Merlino, altrettanto testardo e permaloso ma smemorato. Per questo motivo i battibecchi che li accompagnano in tutto sono davvero splendidi. Anacleto è per me memorabile, dato che credo sia impossibile non adorarlo, sicuramente sul podio tra i personaggi più riusciti della filmografia Disney, forse inarrivabile oramai, ma ne ho già tessuto più volte le lodi durante il testo, concludo allora con l’ennesima scena di culto all’interno film, con protagonista Merlino, perché chi non vorrebbe passare una vacanza con lui ad Honolulu, vestito in modo così stravagante? Nessuno. Perciò qui vi lascio perché: Honolulu, arrivo!


Andrea