Siamo arrivati alla più attesa notte dell'anno. I vincitori di questa 88° edizione sono Mad Max: Fury Road, che porta a casa sei premi, tutti tecnici; Revenant per regia, fotografia e attore protagonista e soprattutto Il caso Spotlight che conquista la sceneggiatura originale e il premio di Miglior Film.
Una breve cronoca della magica serata degli Oscar qua di seguito:
Sono le ore 2.33 quando Chris Rock compare sul palco del Dolby Theatre e inizia la cerimonia, cercando, com' era prevedibile, di sdrammatizzare sulle polemiche circa l'esclusione degli afroamericani dalle nominations di quest'anno.
Il primo premio assegnato è quello alla Migliore Sceneggiatura Originale, annunciato da Charlize Theron ed Emily Blunt, che lo consegnano, senza sorprese, a Josh Singer e Tom McCarthy per Il caso Spotlight. Come da previsione anche la vittoria di Charles Randolph e Adam McKey alla Miglior Sceneggiatura non originale per La Grande Scommessa, annunciata da Russel Crowe e Ryan Gosling. Segue la migliore attrice non protagonista, presentata da J. K. Simmons: Alicia Vikander per the Danish Girl!
Da copione la vittoria di Jenny Beaven, per i Costumi, Colin Gibson per le Scenografie, di Vanderwalt&Co. per il trucco/acconciatura, Margaret Sixel per il Montaggio, Mark Mangini e David White per il Montaggio Sonoro e Jenkins-Rudolff-Osmo nel Sonoro di Mad Max: Fury Road. Mentre Lubezky vince con la Fotografia di Revenant.
Alle 3.56 è la volta del premio agli Effetti Speciali, che si aggiudica Ex Machina grazie al lavoro di Whitehurst e collaboratori.
Momento cartoni animati: statuette per Bear Story come cortometraggio animato e a Inside Out come Miglior Film d'Animazione. Ore 4 e 32 minuti: Patricia Arquette annuncia la meritatissima vittoria di Mark Rylance come Miglior Attore Non Protagonista per il bellissimo ruolo della spia russa ne Il Ponte delle Spie di Steven Spielberg!
Documentari: il miglior cortometraggio doc è A Girl in the River:the Price of Forgiveness, mentre l'Oscar di Miglior Documentario va ad Amy.
Sempre commovente è il momento In Memoriam: tra i tanti vengono ricordati Christopher Lee, Ettore Scola, Alan Rickman, Leonard Nimoy, Omar Sharif, David Bowie. Miglior Cortometraggio: Stutterer, consegnata dal piccolo Jacob Trembley insieme ad Abraham Attah. Miglior Film Straniero si conferma Son of Saul, opera del giovane regista ungherese László Nemes Miglior Colonna Sonora: Ennio Morricone per The Hateful Eight. E ne siamo estremamente felici.
Jimmy Napes e Sam Smith vincono con la Miglior Canzone (Writing's on the Wall) tratta dal film di 007:Spectre.
Senza sorpresa alcuna la vittoria della regia di Iñárritu. Migliori Interpretazioni recitative da protagonisti secondo quanto si era previsto: a Brie Larson per Room e a Leonardo DiCaprio -finalmente- per Revenat.
Last but not least, Miglior Film dell'anno, proclamato da Morgan Freeman: Il caso Spotlight! Unica vera sorpresa della serata che però ci piace molto.
Premio aggiuntivo alle peggiori cavolate dette nel corso della serata ai commentatori della diretta di MTV. Intenditori di cinema quanto me della fisica quantistica.
Infine la moda. Quest'anno i vestiti delle Stars ci hanno lasciate un po' perplessi. Le più belle e ben vestite sono a parer mio: Naomi Watts, Jennifer Gardner, Charlize Theron, Julienne Moore, Sofia Vergara e Rachel MaDams. E simpaticissimo il piccolo Jacob Trembley coi suoi gemelli di Star Wars.
Ti accomodi in sala. Parte il film. Prime scene. E sei grato.
Grato della scelta che hai fatto.
E grato a Steven Spielberg.
Inquadrature iniziali, prime sequenze e finalmente torni a vedere un regista vero. Uno che ha girato così tanti film, che ha passato una vita intera a occuparsi di cinema e si vede.
Nessuna scelta innovativa, nessuna rivoluzione tecnica, nessuna sensazionale sorpresa, ma la più pura, pulita, classica lezione di regia. Magistrale. Tecnicamente perfetta. Eccola lì, schietta e semplice, ma appagante.
E poi il cast, che cast!!! Da pensare che avrebbe meritato una nomination (non arrivata però) ai SAG Award nella categoria apposita. Subito incontri personaggi comprimari o secondari che ti fanno pensare: "facce da Spielberg" (brutti visi, grossi attori, che sanno interpretare gente vera).
Guerra Fredda. Il film si apre su Mark Rylance, che del film non è protagonista, ma che buca lo schermo nell'istante stesso in cui appare.
Il suo ruolo è quello della spia russa Rudolf Abel, beccato dalla CIA (che non riesce però a scucirgli alcuna informazione né a ottenerne la collaborazione) in territorio americano. Perché Abel è un uomo estramamente coerente e ligio al senso del dovere: è un russo che lavora per la grande madre patria e che intende rimanere fedele al suo paese quale che sia il costo.
In poche scene Rylance ci chiarisce la statura morale del suo personaggio, contrapposto a tutti gli altri soggetti che ci troveremo davanti. Su questo alla fine ruota il film: sulla differenza che sta tra sbandierare i buoni ideali di casa propria e vestirli in ogni occasione, a favore o contro. Rylance fa innamorare del proprio personaggio, fa tifare fin dal principio per lui, con un'interpretazione stupenda, che gli ha valso infatti la candidatura come migliore attore non protagonista a Golden Globe (unica categoria in cui -ingiustamente- era candidato il film), BAFTA (gli inglesi sono molto più generosi, con 9 nomination), SAG e Oscar (6 nomine).
Dopo l'arresto si decide che al poveretto, accusato di spionaggio, tradimento, etc, venga fatto un processo il più trasparente ed equo possibile, perché il mondo (e la Russia) si faccia un'idea della democrazia e della giustizia che regnano negli Stati Uniti.
E viene scelto, per difendere la spia, un avvocato che si occupa in modo assai scaltro di assicurazioni, ma non più di cause penali. La patata bollente finisce nelle mani di Tom Hanks-James B. Donovan, tutt'altro che contento di dover diventare un "traditore" anche lui agli occhi dell'America. Meno contento di lui, la sua famiglia.
Spinto però dalla giustezza del compito, infine accetta e finisce per difendere il suo cliente con molta convinzione e il meglio che può fare davanti a una giuria, a un giudice e soprattutto a un'opinione pubblica che ritiene il processo già superfluo, poiché Abel è una spia russa e tanto basta a fargli meritare la sedia eletttrica.
Ma la sollecitudine di Donovan lo porta non solo a difendere il suo operato davanti a giudice, corte, famiglia e Stati Uniti in virtù della Costituzione, che deve tutelare anche Abel perché gli Stati Uniti devono essere i più giusti, ma anche a intercedere presso il giudice, una volta appurato che il suo assistito sarebbe sicuramente stato dichiarato colpevole, affinché la condanna fosse all'ergastolo e non a morte, non tanto con le motivazioni "della cosa più giusta da fare" quanto del fatto che una spia da scambiare un giorno avrebbe potuto far comodo.
Guarda caso, qualche tempo più tardi viene catturato dai russi un pilota-spia che aveva il compito di fare foto ai territori nemici, atterrato in territorio sovietico dopo che il suo aereo era stato abbattuto. La decisione quindi di salvare la vita ad Abel, contestatissima a suo tempo, si rivela una fortunata occasione per riprendersi il proprio pilota. A mediare lo scambio, per ragioni diplomatiche, è scelto ancora una volta James Donovan, che dovrà recarsi a Berlino Est e affrontare diversi ostacoli: Hanks-Donovan infatti non vuole accontentarsi di riportare a casa solo il pilota, ma vorrebbe togliere dai guai anche un giovane studente americano che si era trovato nel momento sbagliato dalla parte sbagliata del muro in costruzione, finendo arrestato dalla neonata Repubblica Democratica Tedesca (DDR).
Il film è molto piacevole: non pesante, scorre benissimo nonostante la lunghezza, col ritmo giusto; essenziale ogni scena e ciascuna realmente godibile. Un film tanto ben fatto è un piacere per gli occhi, le orecchie e la mente.
Sono straordinarie fotografia (di Janusz Kaminski) e colonna sonora (firmata Thomas Newman). Curatissima e intrigante la sceneggiatura, non a caso scritta, oltre che da Matt Charman, anche dai fratelli Coen. Belle le scenografie, i costumi, la resa del periodo, bello tutto.
E, come già detto, la regia è perfetta (e non se ne poteva dubitare) e il cast è giustissimo in ogni componente.
Hanks è sopra la media come sempre. Il personaggio di Donovan gli calza come un guanto.
La vera perla resta però Rylance. L'interpretazione è da Oscar.
Detto tutto questo, la sorpresa è la scarsità di candidature che il film ha raccolto ai vari premi di quest'anno.
Escluso Rylance, che è stato giustamente nominato nella sua categoria (Miglior Attore Non Protagonista) a ognuno dei premi, poiché ignorarlo sarebbe stato un oltraggio al cinema, un dispetto alla bella arte della recitazione, il film non pare essere apprezzato, almeno in America.
Ma come? Un film così Americano?
No. Questo è il punto: non è un film "così tanto americano". L'unico personaggio che realmente incarna il buonismo e gli ideali della nazione, stavolta, è quello di Hanks (si veda il primo clip allegato).
Gli altri personaggi (il giudice, l'agente della CIA che compare nel video, l'uomo che addestra i piloti-spie, etc.) pur di servire la causa della Nazione rinnegano i valori costituzionali: la giustizia americana è sulla loro bocca (va difeso Abel) ma non nelle loro azioni (sì, ma solo di facciata: in realtà vogliamo sembrare belli mentre cerchiamo di estorcergli più informazioni possibili e comunque è già condannato prima del processo).
Questa è una denuncia e non l'esaltazione classica dell'americano democratico, che c'è nel film, ma solo nel personaggio di Donovan, che si trova nemico il suo stesso popolo, che lo disprezza perché difende la spia, la sua famiglia, i russi e i tedeschi al momento del negoziato e gli uomini del governo americano e della CIA, che non vogliono che faccia di testa sua. E invece Hanks fa esattamente tutto ciò che si ritiene in dovere di fare, seguendo solo i suoi principi, contro tutto quello che gli imporrebbero di fare. L'eroe tipicamente Hanksiano-Spielberghiano.
L'unica persona che stima il coraggio e la coerenza di Jim Donovan è proprio la spia russa. Il rispetto e la fiducia di Abel va tutto
al suo avvocato e il rapporto che si crea tra i due nel film è quasi commovente.
La figura della spia finisce per essere innalzata, come esempio di rettitudine e lealtà, sopra le figure degli altri personaggi, sopra gli americani: l'agente Hoffmann, il pilota Powell soprattutto, che ci si affanna tanto a riprendere, ma che in realtà il governo avrebbe preferito fosse morto prima di finire in mano ai russi e creare tanto lavoro. Nel Ponte delle Spie un comunista finisce per essere meglio dipinto di qualunque personaggio americano.
Ai Golden Globes il film viene quasi del tutto ignorato, a parer mio proprio perché il suo "antipatriottismo" è piaciuto poco.
Agli Oscar però si aggiungono le candidature a Miglior Film, Sceneggiatura Originale, Miglior Scenografia, Colonna Sonora e Sonoro.
Meno di parte, forse, gli inglesi: ai BAFTA, oltre a queste sei nomination, sono candidati anche la Regia (secondo me molto giustamente), la Fotografia e il Montaggio.
Bella differenza tra Globes e BAFTA, per i quali il film risulta il più rappresentato nel maggior numero di categorie (alla pari con Carol), a conferma del fatto che questo è un capolavoro di film, curato in tutti i suoi aspetti come solo Spielberg sa fare.