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mercoledì 5 febbraio 2014

Waiting Academy Awards: previsioni sulla migliore attrice

Cominciamo ad analizzare le più importanti categorie dei prossimi Academy Awards, partendo dalla migliore attrice protagonista. Le candidate sono:

Cate Blanchette

Judi Dench

 Amy Adams

 Maryl Streep

Sandra Bullock

 

Partiamo dalla performance della Bullock in tuta spaziale di Gravity, su cui già avevo espresso le mie perplessità: sola e avvilita nello spazio, fornisce una recitazione buona, ma non da Oscar. Personalmente avrei preferito nella cinquina finalista Emma Thompson, per l'intenso, commovente personaggio della scrittrice P.L.Travers in Saving Mr Banks.



Maryl Streep in August: Osage County dà l'anima a un personaggio molto sfaccettato, una donna con grossi complessi, sviluppati fin dall'infanzia, in un precario equilibro che sembra incrinarsi sempre di più. Brillante prova, sia nelle scene in cui mentalmente si assenta, sia in quelle in cui, offuscata dai farmaci o in una parvenza di lucidità, svela vene di pura cattiveria. Ecco un assaggino:


Amy Adams ha ricevuto negli ultimi anni ben quattro nominations come miglior attrice non protagonista, senza però vincere (the Master, Junebug, Il Dubbio, The Fighter) ma quest'anno è in lizza come attrice protagonista per American Hustle, in cui interpreta la truffatrice Sydney Prosser, innamorata del socio di -loschi- affari Irving Rosenfeld e gelosa della moglie di lui. Scoperti dall'agente federale Richie Di Maso, i due sono costretti a partecipare all'operazione Abscam, realmente realizzatasi negli anni '70 per incastrare alcuni membri del congresso per corruzione. Per venirne fuori i nostri due truffatori dovranno dare il massimo, recitando la loro parte al meglio, specialmente Sydney, che cercherà anche, con successo, di far perdere la testa a Di Maso.
Seducente, furba, innamorata, a tratti furiosa, la Adams rende il suo personaggio il centro del film, tenendo in pugno i due uomini che le gravitano attorno, in un'interpretazione divertente e molto, molto buona. La sua sfortuna, come negli anni precedenti, è quella di avere rivali con interpretazioni ancora migliori della sua (Rachel Weisz; Penelope Cruz; Melissa Leo; l'anno scorso fu l'intensissima interpretazione della splendida Anne Hathaway, quest'anno quella di Cate Blanchette).


 Veniamo a Judi Dench, che protagonizza il film basato sulla vera storia di una donna irlandese che, abbandonata in un convento di suore perché rimasta incinta, si vede portare via il bambino dalle stesse suore che vendevano i figli delle ragazze del convento a ricche coppie americane. Cinquant'anni dopo Philomena decide di raccontare la sua verità al giornalista in crisi Martin Sixsmith (Steve Coogan che con Jeff Pope ha ricevuto una nomination per la migliore sceneggiatura non originale), che scriverà il libro da cui è tratto il film. La buffa coppia parte così alla ricerca del figlio perduto tanti anni prima. Philomena è in lizza per l'Oscar, come la colonna sonora preziosa di Alexandre Desplat, che fa da sottofondo.
Se, come me, eravate abituati alla Judi Dench del Diario di uno Scandalo (in cui era co-protagoista con Cate Blanchette), o che interpretava M o la regina Elisabetta I (parte che curiosamente hanno interpretato sia la Dench che la Blanchette), sempre comunque austera, efficiente, piuttosto severa, rimarrete impressionati dalla dolcezza del personaggio di Philomena, ingenua, religiosa, positiva, toccante, ma anche comprensiva e determinata, sorprendente in ogni decisione che prende. Una Judi Dench ancora meravigliosa e capace di adattarsi brillantemente a un personaggio così insolito per lei. Quest'anno purtroppo ha come rivale una Cate Blanchette in forma eccezionale, già vincitrice ai Sag e ai Golden Globes e data per favorita.
Questa è la scena in cui Philomena racconta, animatissima, la trama di un libretto rosa appena terminato a Sixsmith, che non condivide l'entusiasmo della donna per quel particolare genere letterario.



Cate Blanchette è la protagonista dell'ultimo capolavoro di Woody Allen, Blue Jasmine. La storia inizia quando l'elegante, molto altezzosa, Jasmine viene catapultata fuori dal suo dorato mondo (perdendo la sfavillante casa, il bel marito, ricco e di successo, l'attiva vita sociale) dritta nella più umile casa della sorella adottiva Ginger (Sally Hawking), alla prese, questa, con i normali problemi di una donna di ceto medio-basso: il lavoro da commessa, i figli, il nuovo fidanzato abbastanza cafone. La storia del fallimento del marito, interpretato da Alec Baldwin, e del conseguente crollo della vita di Jasmine è raccontato tramite falshback, intercalati nella storia con un sapiente montaggio, che avrebbe meritato una nomination agli Oscar. Tra le nomination ricevute, invece, oltre a quella di Cate Blanchette c'è quella a migliore attrice non protagonista per Sally Hawking (brillante e simpatica, romantica e un po' ingenua, accattivante nel suo essere il contrario della sorella, pur non smettendo di provare affetto per lei e ad aiutarla) e la sceneggiatura originale di Woody Allen.
Jasmine non sa adattarsi alla nuova vita: privata repentinamente di tutto, sebbene si cimenti con scarsi risultati a reinventarsi, la sua mente non regge il peso (nemmeno con l'aiuto di antidepressivi buttati giù a bicchierate di alcol) e continua a cercare la finzione di una vita diversa, prima con l'affascinante Dwight, poi perdendosi in sé stessa. Cate Blanchette è bellissima, semplicemente magistrale nel ruolo della pazza e della snob che guarda con disgusto tutti i membri del piccolo mondo in cui si è ritrovata senza volerlo. Difficile assegnare l'Oscar a qualcun'altra, ma le interpretazioni in nomination quest'anno sono di straordinario livello e tutte meritano di essere viste e apprezzate.

giovedì 16 gennaio 2014

Waiting Oscar Noms_John Wells' August: Osage County



Avete presente l’Happy Ending? Sì?
Ecco, l’happy ending non è ad Osage County.
August: Osage County è la storia (tratta dalla piece teatrale di Tracy Letts) di una famiglia che esplode. La storia di come il male vi nasce, vi si annidia, tramandandosi di madre in figlia per generazioni, e di come affetta ogni componente della famiglia, rovinandogli l’esistenza, avvolgendolo in una rete di bugie e segreti crudelissimi. Nessuno viene risparmiato.
Nascosto sotto la patina di una commedia, alla luce chiara del sole caldissimo dell’Oklahoma, il film a poco a poco si svela per quello che è realmente: un incubo di sofferenze, che ciascun membro della famiglia nasconde, ma che ribollono nella calura della pianura e lentamente, dalla più lieve alla più dura, evaporano come fumi venefici e intossicano l’ambiente. Fino alla fine del film, le sorprese non finiscono. E fino al 30 gennaio il film non uscirà nelle sale italiane.

Dunque la trama è angosciante, il ritmo lento, anche se parte con molta calma per sorprenderci tutti verso la fine, con una serie di colpi di scena emozionali.
Il cast, invece, è brillante: da Juliette Lewis ad Abigail Breslin, da Chris Cooper a Sam Shepard, da Benedict Cumberbatch a Ewan McGregor passando per Dermot Mulroney, Julianne Nicholson, Margo Martindale, arriviamo alle protagoniste, sempre bellissime nonostante il passare del tempo.

Nel ruolo di una donna che affronta un periodo difficile della propria vita (il suo matrimonio sta fallendo, la figlia è nel pieno di un’adolescienza irrequieta, il padre si è appena suicidato) troviamo una Julia Roberts che non siamo abituati a vedere interpretare un personaggio così forte, così duro, così amaro. Ma che ci piace moltissimo in questa veste, per la quale è stata candidata agli scorsi Golden Globes.
Ed eccoci a Maryl Streep, che ancora una volta ci regala un’interpretazione spettacolare (già premiata con la nomination ai Globes, vedremo a breve se anche agli Oscar…personalmente penso ce la faccia, anzi credo che Cate Blanchette abbia un’eccellente rivale e che non sia scontatissima la sua vittoria…del resto anche Amy Adams e Judi Dench rappresentano un ostacolo niente male). Rintontita dai farmaci, tossicodipendende, ma forte, il personaggio della Streep è più complesso di quanto pare all’inizio del film, ma sono obbligata a non dire altro per non rovinarlo.
Solo con la loro presenza, con la loro recitazione, queste due favolose attrici risollevano molto un film, che comunque, tutto sommato, non mi è piaciuto.

A questo punto, non resta che aspettare un’oretta per scoprire se le nostre dive riceveranno una nomination ciascuna ai prossimi Academy Awards.