Elenco dei candadati al primo e più atteso (per avere un pronostico più certo per gli Oscar, poiché chi vince il SAG di solito vince l'Oscar) premio di categoria, gli Screen Actors Guild Awards, annunciati il 9 dicembre 2015. La premiazione si svolgerà il 30 gennaio.
Sono state annunciate nel nostro primo pomeriggio (primo mattino nel "Nuovo Mondo") del 14 gennaio le candidature per i premi Oscar che saranno assegnati il prossimo 28 febbraio a Los Angeles, nella cerimonia che si terrà come sempre al Dolby Theatre e che sarà presentata da Chris Rock. Di seguito le candidature. Nei prossimi articoli saranno elencate anche le nomination ai Premi di Categoria e ai Bafta.
Miglior film
La grande scommessa (Adam McKay)
Il ponte delle spie (Steven Spielberg)
Brooklyn (John Crowley)
Mad Max: Fury Road (George Miller)
The Martian (Ridley Scott)
The Revenant (Alejandro González Iñárritu)
Room (Lenny Abrahamson)
Il caso Spotlight (Tom McCarthy)
Miglior regia
Lenny Abrahamson
Alejandro González Iñárritu
Tom McCarthy
Adam McKay
George Miller
Miglior attore protagonista
Bryan Cranston (Trumbo)
Matt Damon (The Martian)
Leonardo DiCaprio (The Revenant)
Michael Fassbender (Steve Jobs)
Eddie Redmayne (The Danish Girl)
Miglior attrice protagonista
Cate Blanchett (Carol)
Brie Larson (Room)
Jennifer Lawrence (Joy)
Charlotte Rampling (45 Years)
Saoirse Ronan (Brooklyn)
Miglior attore non protagonista
Christian Bale (The Big Short)
Tom Hardy (The Revenant)
Mark Ruffalo (Il casoSpotlight)
Mark Rylance (Il ponte delle spie)
Sylvester Stallone (Creed)
Miglior attrice non protagonista
Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight)
Rooney Mara (Carol)
Rachel McAdams (Il casoSpotlight)
Alicia Vikander (The Danish Girl)
Kate Winslet (Steve Jobs)
Migliore sceneggiatura originale
Matt Charman, Joel ed Ethan Coen (Il ponte delle spie)
Alex Garland (Ex Machina)
Josh Cooley, Ronnie del Carmen, Pete Docter e Meg LeFauve (Inside Out)
Tom McCarthy e Josh Singer (Il caso Spotlight)
Andrea Berloff, Jonathan Herman, S. Leight Savidge e Alan Wenkus (Straight Outta Compton)
Migliore sceneggiatura non originale
Charles Randolph e Adam McKay (La Grande Scommessa)
Nick Hornby (Brooklyn)
Phyllis Nagy (Carol)
Drew Goddard (The Martian)
Emma Donoghue (Room)
Miglior film straniero
El abrazo de la serpiente di Ciro Guerra (Colombia)
Mustang di Deniz Gamze Ergüven (Francia)
Il figlio di Saul di László Nemes (Ungheria)
Theeb di Naji Abu Nowar (Giordania)
A War di Tobias Lindholm (Danimarca)
Miglior film d'animazione
Anomalisa (Charlie Kaufman e Duke Johnson)
Il bambino che scoprì il mondo (Alê Abreu)
Inside Out (Pete Docter e Ronnie del Carmen
Shaun, vita da pecora - Il film (Mark Burton e Richard Starzak)
Quando c'era Marnie(Hiromasa Yonebayashi)
Miglior fotografia
Ed Lachman (Carol)
Robert Richardson (The Hateful Eight)
John Seale (Mad Max: Fury Road)
Emmanuel Lubezki (The Revenant)
Roger Deakins (Sicario)
Miglior scenografia
Rena DeAngelo, Bernhard Henrich e Adam Stockhausen (Il Ponte delle Spie)
Michael Standish e Eve Stewart (The Danish Girl)
Colin Gibson e Lisa Thompson (Mad Max: Fury Road)
Celia Bobak e Arthur Max (The Martian)
Jack Fisk e Hamish Purdy (The Revenant)
Miglior montaggio
Hank Corwin (La Grande Scommessa)
Margaret Sixel (Mad Max: Fury Road)
Stephen Mirrione (The Revenant)
Tom McArdle (Il caso Spotlight)
Maryann Brandon e Mary Jo Markey (Star Wars: Il Risveglio della Forza)
Miglior colonna sonora
Thomas Newman (Il Ponte delle Spie)
Carter Burwell (Carol)
Ennio Morricone (The Hateful Eight)
Jóhann Jóhannsson (Sicario)
John Williams (Star Wars: Il Risveglio della Forza)
Miglior canzone
Earned It di Tesfaye, Balshe, Quenneville, Moccio (Cinquanta sfumature di grigio)
Manta Ray di J. Ralph e Antony Hegarty (Racing Extinction)
Simple Song #3 di David Lang (Youth - La giovinezza)
Til It Happens to You di Diane Warren e Lady Gaga (The Hunting Ground)
Writing's on the Wall di Jimmy Napes e Sam Smith (007 - Spectre)
Migliori effetti speciali
Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris e Andrew Whitehurst (Ex Machina)
Andrew Jackson, Dan Oliver, Andy Williams e Tom Wood (Mad Max: Fury Road)
Anders Langlands, Chris Lawrence, Richard Stammers e Steven Warner (The Martian)
Richard McBride, Matt Shumway, Jason Smith e Cameron Waldbauer (The Revenant)
Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh e Neal Scanlan (Star Wars: Il Risveglio della Forza)
Miglior sonoro
Andy Nelson, Gary Rydstrom e Drew Kunin (Il Ponte delle Spie)
Chris Jenkins, Gregg Rudloff e Ben Osmo (Mad Max: Fury Road)
Andy Nelson, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson (Star Wars: Il Risveglio della Forza)
Paul Massey]], Mark Taylor e Mac Ruth (The Martian)
Jon Taylor, Frank A. Montaño, Randy Thom e Chris Duesterdiek (The Revenant)
Miglior montaggio sonoro
Mark Mangini e David White (Mad Max: Fury Road)
Alan Robert Murray (Sicario)
Matthew Wood e David Acord (Star Wars: Il Risveglio della Forza)
Oliver Tarney (The Martian)
Martin Hernandez e Lon Bender (The Revenant)
Migliori costumi
Sandy Powell (Carol)
Sandy Powell (Cenerentola)
Paco Delgado (The Danish Girl)
Jenny Beavan (Mad Max: Fury Road)
Jacqueline West (The Revenant)
Miglior trucco e acconciatura
Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin (Mad Max: Fury Road)
Love Larson e Eva Von Bahr (Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve)
Sian Grigg, Duncan Jarman e Robert A. Pandini (The Revenant)
Miglior documentario
Amy (Asif Kapadia)
Cartel Land (Matthew Heineman)
The Look of Silence (Joshua Oppenheimer)
What Happened, Miss Simone? (Liz Garbus)
Winter on Fire: Ukraine's Fight for Freedom (Evgeny Afineevsky)
Miglior cortometraggio documentario
Body Team 12 (David Darg e Bryn Mooser)
Chau, Beyond The Lines (Courtney Marsh e Jerry France)
Claude Lenzmann: Spectres Of The Shoah (Adam Benzine)
A Girl In The River: The Price Of Forgiveness (Sharmeen Obaid-Chinoy)
Last Dat Of Freedom (Dee Hibert e Jones Nomi Talisman)
Uscito nelle sale italiane il 5 gennaio, il film era annunciato da un trailer estremamente incoraggiante sulle qualità del prodotto che invitava ad andare a vedere.
Purtroppo però, Macbeth è stata un'esperienza abbastanza deludente.
Le prime scene del film sono promettenti. Oniriche.
Il funerale del figlio piccolo di MacBeth e signora. Le scene della battaglia tra gli stanchi uomini di Re Duncan, guidati da Macbeth, barone di Glamis, e l'esercito di Macdonwald, il ribelle che ha tradito il re di Scozia. Le inquadrature sono bellissime, straordinarie scenografia e fotografia.
Il regista sceglie un'alternanza tra scene a velocità normale, con gli uomini che gridano e corrono verso il nemico, e scene in sospensione, estrapolate dalla battaglia affinché sia la musica a renderne la drammacità. Scelta non proprio originalissima e neanche del tutto riuscita. Se ne apprezza però l'intenzione di voler rinnovare l'opera Shakespeariana con questa scelta di una fotografia potente e bellissima e di un montaggio se non avanguardista, quantomeno fresco, odierno.
Decisione che pare in contrasto con le scene che seguono: l'incontro con le tre (che in verità nel film sono quattro e divengono poi cinque) Sorelle Fatali, Re Duncan che decide di premiare Macbeth per la vittoria, nominandolo Barone di Cowdor, la discussione tra il protagonista e il compagno Banquo, gli inviati del re che portano a Macbeth il suo nuovo titolo. Dialoghi Shakespeariani. Nell'inglese di William Shakespear, reso in un doppiaggio italiano che lo rappresentasse il più fedelmente possibile. Uno strano mix che accoppia una tecnica di oggi a un ritmo molto lento, più lento del ritmo del testo testrale (soporifero dati gli effetti sulla sala) e una sceneggiatura che vorrebbe essere classica ma perde invece quello che avrebbe voluto e dovuto tenere dell'opera originaria.
Estenuante arrivare alla fine del primo tempo: il convincimento dell'eroe a divenire antieroe per adempiere al fato che le Streghe gli avevano annunciato e ai suoi stessi desideri di assecondarlo, sulla spinta di Lady Macbeth, che si fa serpente e lo incoraggia a cogliere la mela che lo porterà alla dannazione (ed è qui che il film si guasta); l'assassinio di Duncan e la fuga del principe Malcom.
Un po' meglio il secondo tempo: si salva il finale sul campo di battaglia, che torna a essere godibile grazie alla fotografia e alle scelte sceniche; lo scontro con McDuff e il compimento delle profezie delle Sorelle (che funziona grazie alla meraviglia del testo di Shakespeare, non tanto per gli autori del film); meno convincente l'ultima scena con la contrapposizione tra Malcom e Flaer, figlio di Banquo.
Ma il film s'inceppa anche nel secondo tempo. Non sulle scene di azione, ma sui dialoghi, che non colgono mai la vera anima dei personaggi e del testo.
Per quanto capaci gli interpreti, i veri coniugi Macbeth sono quasi fraintesi. Galleggia sulla sufficienza Macbeth, forse grazie a Fassbender, che dà un'ottima prova di sé. Molto peggio va a Lady Macbeth, trattata malissimo non tanto da Marion Cotillard (bravissima, anche se un po' uguale a sé stessa nelle ultime interpretazioni prestate) quanto da chi ha deciso di farle recitare prima la donna assetata di potere, priva di scrupoli, poi la pentita che inorridisce davanti alle azioni del marito, infine la pazza, senza però lasciare capire il tormento dell'anima peccatrice, la dannazione che le porta l'omicidio che l'opera originale sapeva ispirare.
Snaturati. Non tanto i personaggi secondari, verso i quali giustamente siamo portati a tifare; ma i personaggi principali vengono appena scalfiti, tratteggiati, senza che se veda l'anima. Senza che li si possa amare o capire fino in fondo. E forse è questo che fa fallire il film e abortire la spinta innovatrice che si proponeva di dare.
Fate largo ad Alejandro Iñárritu e al
suo cinema folle e audace, che tutto accetta, purché ne valga la pena, se si tratta di realizzare un capolavoro,
poiché, come ha dichiarato il regista:
"la sofferenza ha una
durata limitata, mentre un film rimane per sempre".
Per settimane, durante le riprese di
Revenant, sono giunte le inquietanti notizie delle condizioni
limite a cui cast e troupe erano esposti per girare il nuovo film del
regista messicano. Pazzo, completamente pazzo -abbiamo onestamente
pensato- il signor Iñárritu; e anche il povero Leonardo, che pur di
arrivare alla famosa statuetta dell'Academy, da sempre negata
all'attore americano, sembra disposto a condividere l'estrema visione
di Iñárritu e a sostenere prove fisiche non da poco.
E nella notte scorsa, i due
protagonisti di questa folle impresa cinematografica si sono visti
riconoscere il valore del loro lavoro, portando a casa tre delle
statuette in palio in questa edizione dei Golden Globes.
Revenant vince come Miglior Film
Drammatico e vince anche la Regia e DiCaprio si aggiudica la
statuetta del Miglior Attore in un film drammatico, mentre la Miglior
Commedia, non si sa sulla base di quale criterio riconosciuta come
tale, si rivela essere The Martian, il cui protagonista, Matt
Damon, vince da Miglior Attore in una commedia appunto.
I premi per le Migliori Attrici vanno
invece a Brie Larson per l'angosciante Room e a Jennifer
Lawrence (quarta nomination, terza vittoria ai Globes e ha solo 25
anni) per la commedia Joy.
I migliori attori non protagonisti sono
Kate Winslet (Steve Jobs), protagonista però di un abbraccio
chiaccheratissimo col compagno di avventure Leonardo DiCaprio, e, per
la sorpresa di tutti, Sylvester Stallone (nell'attesa di vederlo
recitare ancora il ruolo di Rocky in Creed, in uscita in
Italia giovedì), a coronamento forse della lunga carriera del suo
alter-ego pugile.
Terzo anno di fila che vede il nostro
paese rappresentato all'estero nel Cinema. Dopo aver portato a casa Golden
Globe e Oscar nel 2014 per il film straniero con La Grande
Bellezza di Paolo Sorrentino e dopo che Milena Canonero ha vinto
per i Migliori Costumi agli Oscar dell'anno scorso, torniamo
protagonisti grazie alla figura di Ennio Morricone, universalmente
riconosciuto come uno dei migliori compositori che il cinema abbia
mai avuto, come Tarantino, che ritira in sua vece il Golden Globe, gli riconosce. Il regista, che amava i film di Leone per
i quali Morricone ha sempre firmato le musiche, lo ha voluto
fortissimamente per fargli scrivere la colonna sonora del suo western The Hateful Eight. E lo ha ottenuto. E noi siamo lieti di
questa collaborazione.
La Migliore Canzone è invece Writing's
on the Wall di Sam Smith e Jimmy Napes, contenuta nel nuovo film
di 007, Spectre.
Gli ultimi premi per il Cinema sono
quello alla Migliore Sceneggiatura, che Aaron Sorkin vince per Steve
Jobs, che dunque si aggiudica due statuette, proprio come il
fantascientifico film di Ridley Scott; al Miglior Film d'Animazione,
che si rivela essere Inside Out (Disney Pixar); e al Miglior Film
Straniero, che ritira il giovane regista di Son of Saul, l'ungherese
Làszlò Nemes.
Breve carrellata per i premi
televisivi, che meno hanno a che vedere con questo blog, la cui
autrice nutre però un vivo interesse per il giovane talento Oscar
Isaac, che negli ultimi anni si sta particolarmente distinguendo in
molte pellicole (recentemente lo abbiamo visto nel VII° episodio di
Star Wars, nei panni del pilota Poe Dameron, ma era stato
prima il Principe Giovanni di Ridley Scott e il protagonista del film
Inside Llewyn Davis dei fratelli Coen), e che ha appena vinto
il suo primo (e speriamo non ultimo) Golden Globe, nella categoria
Miglior Attore in una mini-serie tv (Show Me a Hero); nella
controparte femminile dello stesso premio vince invece Lady Gaga, che
ormai non s'improvvisa più attrice, ma si fa notare per la
mini-serie American Horror Story: Hotel.
Le migliori Serie tv sono Mr. Robot
e Mozart in the Jungle rispettivamente nella categoria
drammatica e commedia; Wolf Hall viene proclamata, invece, la
migliore mini-serie.
E adesso non ci resta che aspettare il
30 gennaio, quando saranno assegnati gli Screen Actors Guild Awards,
attesissimi per farci un'idea ancora più precisa di chi saranno i
futuri attori vincitori della prossima edizione degli Oscar, per i
quali saranno annunciate le candidature questo giovedì.
Con le nomination agli Oscar, annunciate il 15 gennaio, (quattro giorni dopo la cerimonia di premiazione dei Golden Globs) riparte il lavoro di questo blog, per molte settimane trascurato per problemi personali.
Miglior film
American Sniper
Birdman
Boyhood (che si aggiudica il Golden Globs al miglior film drammatico)
Grand Budapest Hotel (vincitore come miglior commedia ai Globes)
The Imitation Game
Selma
La teoria del tutto
Whiplash
Ai Globes, oltre a questi otto film erano candidati anche (i primi tre come miglior commedia, il quarto come film drammatico):
9. Pride
10. St. Vincent
11. Into the Woods
12. Foxcatcher
Miglior regia Alejandro G. Inarritu per Birdman Richard Linklater per Boyhood Bennett Miller per Foxcatcher Wes Anderson per Grand Budapest Hotel Morten Tydlum per The Imitation Game
Miglior attore protagonista
Steve Carell per Foxcatcher Bradley Cooper per American Sniper Benedict Cumberbatch per The Imitation Game Michael Keaton per Birdman (che già ha vinto ai Globs nella sezione commedia)
Eddie Redmayne per La teoria del tutto (già in possesso di un Glob in un ruolo drammatico)
Rimangono fuori dai giochi Jake Gyllenhall e David Oyelowo, (nominations per miglior attore in un film drammatico rispettivamente in Lo Sciacallo e Selma); Ralph Fiennes, Bill Murrey, Joaquin Phoenix e Christoph Waltz (nominations come miglior attore in una commedia per, rispettivamente, Grand Budapest Hotel, St. Vincent, Vizio di forma e Big Eyes). Per poter vedere anche queste performance, ai 12 film già elencati vanno aggiunti quindi 13. Lo Sciacallo 14. Vizio di Forma 15. Big Eyes
Miglior attrice protagonista
Marion Cotillard per Due giorni, una notte Felicity Jones per La teoria del tutto Julianne Moore per Still Alice Rosamund Pike per L'amore bugiardo Reese Witherspoon per Wild
Non continuano la corsa alla statuetta d'oro invece Jennifer Aniston (che con Cake aveva ricevuto una nomination ai Golden Globs nella cateoria attrice in un film drammatico) e Amy Adams, che ha la consolazione di aver vinto il Globo d'Oro come attrice protagonista di una commedia, Emily Blunt e Quvenzhané Wallis, che avevano avuto una chance nella stessa categoria della Adams con Into the Woods la prima e Annie la seconda. Menzione speciale a Julienne Moore che ha già vinto il Golden Glob di migliore attrice in un ruolo drammatico, oltre a essere stata nominata anche per la commedia Maps to the Stars.
Aggiungo dunque anche i seguenti film:
16.Cake
17.Into the Woods
18.Annie19.Maps to the Stars 20.Due Gorni, una Notte 21.Still Alice 22.L'amore bugiardo 23.Wild
Miglior attore non protagonista
Robert Duvall per The Judge Ethan Hawke per Boyhood Edward Norton per Birdman Mark Ruffalo per Foxcatcher J.K Simmons per Whiplash
Stessa cinquina dei Golden Globs, tra cui è emerso vincitore J.K. Simmons. Ma merita una visione anche il film in cui ha recitato Robert Duvall: 24.The Judge
Miglior attrice non protagonista
Patricia Arquette per Boyhood Laura Dern per Wild Keira Knightley per The Imitation Game Emma Stone per Birdman Meryl Streep per Into the Woods
Laura Dern sostituisce la presenza di Jessica Chastein che aveva invece meritato la nomination ai Globs in questa sezione per
25.A Most Violent Year
Miglior sceneggiatura originale
Birdman Boyhood Foxcatcher Grand Budapest Hotel Lo sciacallo - Nightcrawler
Miglior sceneggiatura non originale
American Sniper
The Imitation Game
Vizio di forma
La teoria del tutto
Whiplash
“La spada nella roccia” è il titolo del 18° classico Disney uscito nel dicembre del 1963.
Fu,
purtroppo, l’ultimo film totalmente animato che vide Walt Disney prima
della sua morte, avvenuta nel 1966, e si ispira molto liberamente al
romanzo omonimo pubblicato 25 anni prima: narra le vicende di re
Artù e dei cavalieri della tavola rotonda. Il film racconta la
primissima parte di questa storia, e vede protagonista un giovane
ragazzo scudiero, il cui vero nome è appunto Artù, chiamato da tutti
“Semola”.
Tema principale del cartone è un percorso di formazione: varie lezioni teoriche e pratiche sulle tematiche che ci accompagnano
nella vita condotte da Mago Merlino, l’unico a riconoscere delle
potenzialità nel giovane ragazzo protagonista che prima del suo incontro
è carente di una vera istruzione. Percorso che ovviamente terminerà con
l’estrazione da parte di Semola della famosa spada incastrata nella
roccia, e con la sua proclamazione di nuovo re di tutta l’Inghilterra.
Assenti duelli tra cavalieri, lotte per il potere, tutti elementi caratterizzanti i romanzi ambientati nel periodo storico preso in considerazione; ci sono solo
Merlino e Semola in un rapporto insegnante-alunno.
La storia può
sembrare molto semplice, ma cos' ha reso “La spada nella
roccia” un capolavoro tra la filmografia Disney e non solo, amato da
tantissimi ancora oggi a più di 50 anni dalla sua uscita?
Sicuramente la comicità e i
personaggi: è forse il cartone più divertente e con i personaggi più
riusciti dell’intera filmografia Disney.
Semola
è un ingenuo e sognatore ragazzo di 12 anni, buono nell’animo e nel
cuore, dolce e maldestro nei modi e gracile nel fisico, altruista,
perfetto per creare nello spettatore, soprattutto quello a cui è
teoricamente rivolta l’opera (i bambini) un'immediata
immedesimazione.
Vogliamo imparare con lui, siamo pronti a vivere le
avventure che si troverà davanti in questo percorso.
Merlino è invece un mago e ci viene presentato come il più potente mago
al mondo, in grado perfino di prevedere il futuro e di viaggiare nel
tempo, oltre ad eseguire vari incantesimi e magie. E’ colui che
istruisce Semola, ed è uno dei personaggi più riusciti e simpatici della
Disney, l’insegnante che tutti vorremmo, buono e generoso, testardo ma
buffo nei modi; con il suo ingresso il film prende quota in un continuo
vortice di risate.
La prima scena
che li vede entrambi protagonisti è davvero fantastica: Semola, nel tentativo di riprendere
una freccia scoccata troppo lontano da Sir Caio -il fratello maggiore
adottivo di Semola- finisce per cadere letteralmente dentro la casa di
Merlino, che aveva previsto il suo arrivo.
Estremamente
comico il personaggio della Zuccheriera mentre riempie la tazza con,
letteralmente, una montagna di zucchero, aspettando che sia Merlino a dire
“Basta”; esilarante Merlino mentre continua a parlare e guardare la
zuccheriera in questo gesto infinito, finalmente arrabbiandosi e pulendo quindi con la propria barba il tavolo e la buffissima faccia di
Semola meravigliata di fronte a tutta la scena.
Fantastico anche
l’ingresso in scena di Anacleto, il gufo, per il sottoscritto il
personaggio più riuscito e divertente del cartone. Permaloso e testardo
ma con in fondo un cuore e un animo buono, alter ego di Merlino, sempre
intento a contraddirne le teorie in torno burbero ma lo stesso
estremamente simpatico
Semola: “Allora potete vedere tutto prima ancora che accada?”
Merlino: “Sì, tutto quanto.”
Anacleto: “Ah ah ah cala cala Merlino!”
Disney, in mezzo a questo sana divertimento, non dimentica di lanciare, con la vocedi Merlino, un
messaggio importante ai bambini di ogni età:
"tu non puoi crescere senza una decente istruzione"
A
seguito di questa scena Merlino decide di seguire Semola e di diventarne
ufficialmente il suo mentore. Bisogna quindi fare le valigie ed andare a
vivere come ospiti nel castello del padre di Semola. Mai la
preparazione delle valigie per un trasloco è stata più divertente che
in questo cartone, scena e canzone passate letteralmente alla storia:
Prima canzone del cartone, non solo come ordine di incontro,
simpaticissima e orecchiabilissima, è scritta dai fratelli Sherman, che
introducono forse per la prima volta nelle canzoni Disney l’utilizzo di
parole inventate, cosa che faranno per la Disney anche in successive
pellicole come per esempio Mary Poppins.
Higitus figitus abra kazè Prestate attenzione tutti a me Si fanno le valigie andiamo susu Nonono non tu, sempre i libri prima lo sai Hockety pockety wockety wack Abra-cabra-dabra-da Se ciascun si stringerà
il posto a tutto si troverà Higitus figitus figitus sbum
Prestidigitorium Alicafez Balaca set
Malacavez Meripades
Hockety pockety wockety..
Un'altra comparsa molto divertente la
troviamo nella scena successiva, durante il viaggio a piedi verso il
castello: un lupo che tenta in ogni modo di mangiare Semola,
accompagnato da una sfortuna degna del miglior Willy Coyote. Tra cadute,
voli e massi sulla testa, questo personaggio ci accompagnerà anche
durante l’episodio degli scoiattoli.
All’arrivo,
sir Ettore, padrone del castello, si dimostra restio a far restare Merlino
come istruttore di Semola, prima di arrendersi e concedergli un “tetto”
nella torre, definita da Anacleto “..vecchia torre traballante del più
pericolante vecchio castello dell'intera cristianità”. Subito dopo
assistiamo all’arrivo di Sir Pilade, altro simpaticissimo personaggio
dagli ingombranti baffoni che porta "grandi notizie da Londra,
sensazionali”: l'annuncio di un grande torneo
cavalleresco, il cui vincitore verrà proclamato re.
Sir Ettore inizierà ad allenare il figlio Caio, sperando sia il nuovo re -prospettiva che atterisce Sir Pilade. Semola viene nominato scudiero di Caio.
Iniziano poi gli insegnamenti di Merlino che, ciascuna volta, trasforma Artù in un animale per insegnargli un nuovo concetto.
La prima trasformazione è in pesce, all’interno del fossato del
castello, per studiare le leggi della fisica. Non avendo l’istinto da
pesce, Semola deve usare il cervello per imparare i nuovi movimenti, a
ritmo di una simpaticissima e bellissima canzone dove “per ogni qua c'è
sempre un là..per ogni se c'è sempre un ma", ricordando anche di non adagiarsi mai perché “Sempre in alto mira e va esci dalla
mediocrità non star solo ad aspettar ciò che per caso puoi trovar se
metti buona volontà il mondo tutto ti darà”. Il successivo attacco di
un luccio dimostra a Semola (e a noi spettatori) come il cervello
prevalga sui muscoli, anche se solo un goffo salvataggio di Anacleto
permette a Semola di uscire vivo dal fossato, lasciando
incredulo agli occhi di Merlino dimostrando che in fondo anche il burbero Anacleto
possegga un cuore d’oro.
Messo
in punizione in cucina, Merlino usa la magia in modo che i piatti si
lavino da soli; ha cosi inizio la seconda lezione-trasformazione, questa
volta in scoiattolo, per conoscere la forza della gravità. Lezione
subito interrotta da una graziosa e coraggiosa scoiattolina che si
innamora subito di Semola,dando luogo a un simpaticissimo corteggiamento, tra i
più famosi e divertenti di casa Disney e non, dove Semola tenta invano
di resistere ai tentativi di conquista, finendo per disturbare ed
essere cacciato prima da Anacleto, poi da un picchio (come la zuccheriera
una semplice comparsa ma estremamente divertente). Nemmeno Merlino
rimane al sicuro, dato che compare immediatamente una scoiattolona che
inizia a corteggiarlo, in tono sempre estremamente divertente. Ritornati
umani, risulta tenerissima la scoiattolina delusa e molto bella la spiegazione che Merlino fornisce a Semola sulle complicazioni dell'amore: “Questa faccenda dell’amore è
una cosa potentissima, più forte della gravità, la forza più grande
sulla terra...”
Rientrati
al castello troviamo Ettore impegnato in una lotta con la cucina stregata da Merlino; per punizione a Semola
viene momentaneamente interrotto il compito di scudiero.
Successivamente
Anacleto accusa Merlino di confondere solamente le idee a Semola, nel
tentativo di fornirgli nozioni ancora sconosciute per l’epoca, come la
forma della terra e il suo moto rotatorio e assume il momentaneo incarico di
maestro del ragazzo, ceduto da uno seccato Merlino.
Ma Merlino durante la lezione di scrittura di Anacleto distrae
Semola con la sua “macchina volante”, provocando l’ira del gufo che recrimina che “se l’uomo fosse nato per volare sarebbe nato con le ali”. Merlino
tenta di dimostrare il contrario facendo volare il suo modellino, che si impiglia nella lunga barba del mago, rovinando la dimostrazione e
provocando la risata di Anacleto, una risata estremamente contagiosa e a
cui è impossibile resistere, di culto, forse la risata più famosa del
cinema. Personalmente è la scena preferita dell’intero film.
Anche
se la risata è quella originale, grande merito della riuscita del
personaggio di Anacleto da noi va dato al doppiatore, Lauro Gazzolo,
specializzato in voci da vecchietto di film western e in altri
personaggi secondari Disney come il Bianconiglio o il cane Whisky di
Lilli e il vagabondo, bravissimo a rendere perfettamente il personaggio e
farlo entrare subito in simpatia con gli spettatori. Ma tutto il nostro
doppiaggio è degno di lode: ogni voce risulta perfetta, non ultima
Lydia Simoneschi (già voce di Bette Davis o Vivien Leigh) che interpreta l’antagonista femminile, che a breve apparirà nella storia.
Subito dopo
Semola viene trasformato in un uccello, provocando l’ennesimo
divertentissimo litigio-botta e risposta tra Merlino e Anacleto per chi
debba insegnare la tecnica del volo.
Merlino: “Sarà meglio che ti spieghi la tecnica del volo. Allora: queste penne lunghe si chiamano primarie...”
Anacleto: “Si può sapere da quando in qua sai tutto sulle ali degli uccelli?”
Merlino: “Ho compiuto studi approfonditi sul volo degli uccelli.”
Anacleto: “Se non ti dispiace si da il caso che io sia un uccello!”
Merlino: “Va bene signor saputone, l’allievo è tuo!”
Durante
la prova pratica di volo, Semola viene attaccato da un falco e durante
la fuga finisce all’interno di una canna fumaria, che risulta essere
quella della casa della maga Magò, la vera antagonista del film,
personaggio di enorme successo, sfruttato moltissimo successivamente
nelle storie a fumetti. Dal carattere euforico, pazzo e imprevedibile è
forse il primo antagonista Disney ad essere puramente comico: infatti
provoca sicuramente simpatia, non paura, allo spettatore. Alter ego di
Merlino nell’usare la magia per scopi malvagi, si prende gioco di Semola
con varie trasformazioni per poi decidere di ucciderlo.
Solo il
provvidenziale intervento di Merlino salva nuovamente il protagonista, causando un duello di magia, (una battaglia di
cervelli dove i contendenti si trasformano in cose diverse e cercano di
distruggersi a vicenda), ennesima scena che Walt consegna alla storia
della cinema, ed ennesimo suo insegnamento, perché anche qui in tono
visionario ci dimostra quanto il cervello sia importante e fondamentale a
discapito della forza bruta e come il bene debba sempre trionfare sul
male, nonostante gli imbrogli di cui si servono le forze del male.
Nelle
scene finali del film Semola provoca l’ira di Merlino, accettando
nuovamente il ruolo di scudiero per il torneo. La reazione di Merlino è
la fuga nel XX secolo, con un'altra famosissima frase, citata
ancora oggi in continuazione, "Honolulu, arrivo!"
Smarrita la spada di Caio, per sostituirla, Semola estrae la spada dalla roccia,
compiendo inconsapevolmente la profezia.
Riconosciuta subito come la
spada nella roccia, il torneo viene interrotto e Semola estrae
nuovamente la spada, dimostrando l’autenticità del gesto.
Il nuovo re
Artù è spaventato da questo gravoso compito e tenta la fuga, ma il
ritorno di Merlino in una divertentissima tenuta estiva lo calma e lo
introduce al suo futuro di eroe leggendario con i cavalieri della tavola
rotonda. Ritorno che non dimentica di lanciare una frecciatina al
nostro periodo storico, dato che come dice Merlino “il XX secolo sta
bene dove stà, un bel guazzabuglio moderno.”
Quest'opera, apparentemente senza pensieri, non manca di
continui messaggi positivi, classico di Walt: la forza dell’amore,
quanto sia importante la conoscenza e l’uso dell’intelligenza e del
cervello (la scena dei pesci o il duello di magia), quanto di buono ci
sia in ognuno di noi, anche nelle persone più insospettabili (Semola era
poco considerato da tutti), come non bisogni mai interrompere la nostra
voglia di imparare e come bisogni sempre mettere il massimo impegno, in
ogni gesto, anche quello più semplice (Merlino fa notare questa bella
caratteristica di Semola durante la preparazione dell’allenamento di
Caio).
Ma, come già detto, l’elemento più riuscito di quest’opera è
la caratterizzazione dei personaggi, la loro forte ironia e dissacrante
comicità. Ogni personaggio risulta memorabile, tutti, dai più presenti
(Merlino o Anacleto) alle comparse (la
zuccheriera o Sir Pilade). Tutti ci provocano estrema simpatia, tutti si
lasciano immediatamente ricordare, tutti hanno ottimi dialoghi o ottime
scene puramente slapstick che portano a continue risate. L’apice è
rappresentato sicuramente da Anacleto e Merlino, splendida coppia comica
probabilmente ai livelli di molte coppie comiche umane della storia del
cinema. Permaloso e brusco il primo finisce sempre per contrapporsi
alle magie di Merlino, altrettanto testardo e permaloso ma smemorato.
Per questo motivo i battibecchi che li accompagnano in tutto sono
davvero splendidi. Anacleto è per me memorabile, dato che credo sia
impossibile non adorarlo, sicuramente sul podio tra i personaggi più
riusciti della filmografia Disney, forse inarrivabile oramai, ma ne ho
già tessuto più volte le lodi durante il testo, concludo allora con
l’ennesima scena di culto all’interno film, con protagonista Merlino,
perché chi non vorrebbe passare una vacanza con lui ad Honolulu, vestito in modo così stravagante? Nessuno. Perciò qui vi lascio perché:
Honolulu, arrivo!
"La Carica dei 101” è il titolo del 17° classico
animato Disney. Film uscito nel 1961 e tratto dal romanzo “I cento e uno
dalmata” di Dodie Smith.
Il film ha inizio in un tipico appartamento da scapolo a Londra, dove il
protagonista umano Rudy, di professione compositore, lavora su una nuova
stesura mentre il suo cane, un dalmata di nome Pongo, attende l’arrivo
dell’ora della passeggiata tremendamente annoiato dalla loro attuale
vita da scapoli. Decide quindi di cercare una fidanzata per Rudy,
ritenendolo "abbastanza carino per il suo genere”. Inizia quindi una
prima divertente scena, famosissima ed entrata nell'immaginario
collettivo, dove Pongo alla finestra seleziona le più varie coppie
femminili cane-padrone, che si rispecchiano a vicenda; dopo
diverse e anche bizzarre coppie appare finalmente quella perfetta, una
dalmata femmina e la sua affascinante padrona, che si dirigono verso il
parco. Per Pongo è il momento di agire: deve seguirle e, spostando in
avanti l’ora sull’orologio nella stanza, riesce a far uscire Rudy
prima del previsto.
Raggiunte all’interno del parco, Pongo tenta in tutti i modi di attirare
l’attenzione della coppia, prima rubando il cappello di Rudy e posandolo
accanto alla ragazza, ottenendo un primo dolce scambio di sguardi tra i
due protagonisti; poi fa cadere accidentalmente entrambi i padroni
all’interno di uno stagno, provocando prima l’ira poi la gioia e la
risata generale, con seguente innamoramento tra le due coppie, che porterà al matrimonio sia tra Pongo e Peggy (questo il nome della dalmata
femmina) che tra Rudy e Anita (questo il nome della sua nuova compagna).
La scena si sposta più avanti nel tempo: Peggy è in dolce attesa e in
casa regna un'aria serena quando appare il personaggio più famoso e
riuscito dell'opera, Crudelia De Mon, vecchia amica di Anita,
antagonista della storia odiata da tutti i componenti della casa, amante
di pellicce, dai toni e modi sgarbati e ripugnanti. La donna vuole i
cuccioli di dalmata, ma, essendo arrivata in anticipo, lascia casa con
l'intenzione di tornarci tra qualche settimana, tutto questo mentre Rudy
compone la famosissima canzone a lei dedicata.
Successivamente Peggy partorisce 15 teneri cuccioli, che però rischiano di
diventare 14, pericolo sventato da Rudy che lo rianima massaggiandolo con un asciugamano, per la gioia di tutta la casa, Nilla compresa (la
governante di casa).
Subito dopo riappare nuovamente Crudelia, che
all’inizio disdegna i cuccioli appena nati perché totalmente bianchi;
quando poi scopre che le macchie arriveranno nei prossimi mesi, ossia
crescendo, è disposta a comprare l’intera cucciolata per una grossa
somma di denaro ma Rudy rifiuta l'offerta, scatenando l'ira di Crudelia
che esce sbottando "Mi vendicherò, non dubitate!"
Le
giornate passano tranquille, i 15 cuccioli sono adorabili,
simpaticissimi e tutti magnificamente caratterizzati: si passa da chi ha
sempre fame a chi ha sempre sonno, all'amante della televisione,
all'impavido e coraggioso...ma sotto questo velo di tranquillità si teme
il ritorno di Crudelia.
La sua mossa non si fa attendere, vuole a
tutti i costi i cuccioli per farne delle pellicce e per arrivare al suo
scopo assume due simpaticissimi criminali, Gaspare e Orazio, che
eseguiranno il furto dei cuccioli cogliendo la governante sola in casa. La donna tenterà di cacciare i malviventi, senza riuscirvi. Rudy e Anita chiamano a Scotland Yard, ma le indagini umane non hano successo.
Disperati, Pongo e Peggy si
rivolgono al telegrafo canino, il mezzo di comunicazione che i cani sfruttano nelle urgenze, abbaiando le notizie da cane a cane, dal centro di Londra alla periferia, fino a raggiungere l'avamposto di Colonnello (un vecchio cane pastore) e dei suoi attendenti: il Sergente Tibbs (un gatto) e il Capitano (un cavallo).
- "sembra un numero, 3 x 5 = 13"
- "fa 15 signore"
- "sì, 15 naturalmente"
- "15 ciccioli macchiati rapiti"
- "è meglio controllare, colonnello"
- "due guaiti, un punto e una linea"
- "allora cuccioli, signore!"
Da
Colonnello Pongo e Peggy ricevono la notizia che i cuccioli sono stati rintracciati presso l'Antro
dell'Inferno, la casa abbandonata dei Demon, dove Tibbs, in perlustrazione li ha trovati, insieme a Gaspare, Orazio, Crudelia e altri 84 cuccioli, comprati da un negozio, destinati, tutti e 99, a
diventare giacche di pelliccia.
Ottenuta l'informazione, Pongo e Peggy partono subito per recuperare i loro cuccioli.
Quella stessa notte Crudelia, sapendo che la polizia sta perlustrando Londra alla ricerca di cuccioli e rapitori, ordina a Orazio e Gaspare di uccidere e spellare i cuccioli subito.
I due però rimandano il lavoro alla fine della loro trasmissione televisiva preferita "Qual'è il mio reato"e,
mentre sono seduti davanti alla televisione, il gatto Tibbs, penetrato in casa, fa scappare dalla
stanza tutti i 99 cuccioli, attraverso una fessura in un muro.
Terminato il programma, Gaspare e
Orazio scoprono la fuga e rincorrono Tibbs e i cuccioli all'interno
della casa; quando tutto sembra perduto, con gatto e cuccioli con le spalle al muro, sopraggiungono Pongo e Penny; irrompono nella stanza da una finestra e assalgono i due criminali, dando il tempo a
Colonnello e Tibbs di far uscire i piccoli dalla casa.
All'interno
di una stalla vicina avviene finalmente il ricongiungimento felice tra
Pongo, Peggy e i loro cuccioli. Ma presto si accorgono di essere molti
di più, 99 cuccioli più i due adulti: 101 in tutto. Venuti a sapere dell'ignobile piano di
Crudelia, Pongo e Peggy decidono di portarli in salvo tutti, certo che i loro padroni
non li abbandonerebbero mai. Inizia quindi un lungo e difficoltoso
viaggio di ritorno, al freddo, sotto la neve, aiutati spesso da altri
animali incontranti lungo la strada, cani o mucche, che gli offrono
cibo, un tetto o un posto dove riposare mentre Gaspare, Orazio e
Crudelia gli danno la caccia.
Famosissima e molto citata la frase di uno
dei cuccioli, allo stremo delle forze durante il viaggio, tenerissimo
nel dichiare il suo disagio:
"Sono stanco e ho fame. Ho la cosa gelata e il naso gelato, le orecchie gelate e i piedi gelati."
Arrivati
in una cittadina, vengono aiutati da un Terranova del paese, che li
conduce in un nascondiglio e gli suggerisce un piano per fuggire
velocemente, su un furgone che in giornata partirà per
Londra.
L'arrivo in questa cittadina di Crudelia, Gaspare e Orazio
complica i piani dei dalmata, ma, grazie a un intuizione di Pongo, si mimetizzano agli occhi
degli inseguitori, ricoprendosi di fuliggine, per la gioia dei cuccioli,
in modo da sembrare anche loro dei Terranova .
Il piano procede perfettamente: i cani, uno ad uno,
riescono a salire sul furgone proprio sotto gli occhi degli inseguitori;
purtroppo delle neve cade proprio addosso ad uno degli ultimi cani,
togliendo la fuliggine e mostrando il vero colore dei dalmata. Inizia
quindi l'ultimo inseguimento, con un inquietante Crudelia, alla guida
della sua smagliante auto, completamente accecata dalla rabbia, che cerca di
speronare il furgone.
Contemporaneamente
Gaspare e Orazio, sopraggiungendo da una strada secondaria, vogliono colpire il
furgone, ma, maldestri come sempre, sbagliano e prendono in pieno l'auto
di Crudelia, mettendo la parola fine alla caccia e lasciando via libera
ai dalmata, che ritornano a casa proprio la notte di Natale.
Scopriamo
che Rudy ha avuto successo grazie alla canzone da lui composta su
Crudelia; ma la tristezza regna ancora in casa per l'assenza dei loro
cani. All'improvviso l'abbaiare interrompe il silenzio e, una
volta aperta la porta, la casa viene inondata di dalmata. Vengono contati
ben 101 cani e Rudy e Anita decidono che, con i soldi guadagnati con la
canzone, compreranno una enorme casa in campagna in modo da tenere e far
crescere tutti e 101 i dalmata, giungendo così al lieto fine.
"Che importa se son più di 100, ognuno con noi resterà in ogni momento nell'allevamento felice ciascun sarà.."
Il
film alla sua uscita fu un enorme successo, guadagnando 14 milioni solo
il primo anno di distribuzione e ancora oggi è considerato uno dei
classici più famosi degli anni '60, ma anche della filmografia Disney in
generale.
In realtà la sua realizzazione fu molto travagliata in quanto
opera successiva a "La bella addormentata nel bosco" che fù un
insuccesso al botteghino, guadagnando molto meno di quanto era costato e
portando Walt a dover risparmiare notevolmente nella realizzazione di
questo nuovo film. Lo staff si ridusse ad un quinto e venne deciso di
affidarsi a una nuova tecnologia, chiamata xerografia, che permetteva un
inchiostratura automatica dei disegni dei personaggi in movimento
(quelli che vengono sovrapposti ai fondali fissi) risparmiando in
tempistiche e manodopera, abbattendo quindi i costi oltre a permettere
la realizzazione di 101 cani a macchie, operazione lunghissima
manualmente. Nonostante tutto questo, riuscì comunque bellissimo, senza risentire del tempo trascorso.
Fu il primo film ambientato
all'incirca nello stesso periodo di uscita dello stesso, quindi non
nel passato o in epoche e periodo fantastici e indefiniti.
Dopo
Lilli e il Vagabondo abbiamo ancora i cani come protagonisti
principali e, nuovamente, sono descritti con caratteri molto simili a
quelli umani, basti pensare alla prima scena dove il cane rispecchia lo
stile del padrone o ai cuccioli di Pongo & Peggy, dove abbiamo il
teledipendente Lucky, o il coraggioso Macchia (sarà lui il protagonista
del seguito, "La carica dei 101 II - Macchia, un eroe a Londra" o il
sempre affamato Rolly:
"Ho fame mamma, ho fame! veramente! ho cosi fame che mangerei un elefante intero!"
Le caratteristiche
dei cuccioli li fanno entrare subito nella simpatia e nel cuore
dello spettatore, grande o piccolo che sia, provando verso di loro una
tenerezza unica.
Qui, come in molti classici Disney, un
punto di forza è la caratterizzazione dei personaggi "secondari".
Abbiamo già parlato dei cuccioli, vi sono inoltre i criminali Orazio e
Gaspare, veri mattatori comici del film (alto e magro il primo, basso e
grasso il secondo) estremamente esilaranti nella loro goffaggine come
quando si fingono elettricisti per entrare in casa di Rudy, sbagliando
l'ortografia della scritta società elettrica, impressa su una valigetta. Inoltre abbiamo un classico
ribaltamento dei ruoli: il primo è la mente, ma è il secondo che in
realtà ha idee e intuizioni giuste, non recepite dal primo, caratteristica che li accumuna al cane Colonnello e al gatto Sergente
Tibbs (il secondo, a servizio del primo, è quello che invece
ha le idee più brillanti che vengono difficilmente riconosciute dalla
"mente" del duo). Molto comici anche loro due: Colonnello estremamente
serioso nei comportamenti, ma spesso corretto in errori banali, e Sergente Tibbs succube del colonnello, nonostante svolga tutto il
lavoro: "Sergente Tibbs al rapporto!"
Chi ruba sicuramente la scena a tutti è però l'antagonista, Crudelia De Mon
Senza
dubbio tra i villain più carismatici e ricordati dell'intera
filmografia Disney: indimenticabile la sua aria da diva del passato, le
sue pelliccie e la sigaretta fumata col bocchino, onnipresenti, col caratteristico alone di fumo verdastro che la circonda. Fantastico il suo modo di fare
perfido, pazzo e spaventoso ma allo stesso tempo goffo; il suo disegno
con zigomi appuntiti e corporatura scheletrica; i capelli metà bianchi e
metà neri. E fantastica è la canzone a lei dedicata:
"Crudelia De Mon, Crudelia De Mon Farebbe paura persino a un leon E' più letale lei d'uno scorpion Crudelia Crudelia, De Mon
Crudelia fa l'effetto di un demonio e dopo il primo istante di terror Ti senti in suo poter e tremi al sol veder gli occhi di felino predator"
Il disegno spigoloso caratterizza
anche tutto il resto dei personaggi, in uno stile di disegno nuovo e
particolare, ma che risulta comunque molto dettagliato e gradevole; perde
teoricamente invece, rispetto a pellicole precedenti, la cura del disegno
negli sfondi, spesso poco curati rispetto al passato, ma comunque con
un loro fascino.
Anche la storia è relativamente semplice, ma originale e, grazie a un pizzico di tensione e trovate divertenti, non
annoia e regge per tutta la durata, presentando comunque, dietro
la sua semplicità, dei messaggi più o meno evidenti, ma importanti. Si
può sicuramente notare nel personaggio di Crudelia, per come è
rappresentata, una critica al mondo che le appartiene, borghese e
viziato, che vuole fare del male a creature innocenti solo per puro
piacere personale, nella ricerca di cose materiali (la pelliccia), e
ritiene che tutto sia in vendita e che tutto abbia un prezzo,
in contrapposizione al puro pensiero dei protagonisti (Rudy che rifiuta un
grosso assegno, preferendo l'affetto dei cani, e la seguente ira di
Crudelia è il simbolo di questo concetto).
L'atto
che vuole compiere è sicuramente ignobile e, dato l'affetto che i
bambini provano subito per i cuccioli, anche poco adatto a un
pubblico infantile (come quasi sempre nelle opere Disney).
L'inseguimento finale di Crudelia, per esempio, è tutto tranne che
adatto ai bambini, dove l'ira ne fa assumere sembianze diaboliche, a
cavallo del suo destriero a 4 ruote, con occhi che bramano odio e
morte.
Tra i messaggi più chiari c'è invece quello ambientalistico
a favore degli animali, seguendo sempre la scia di Lilli e il Vagabondo. Se prima ne veniva criticato l'abbandono, ora viene criticato
l'uso impietoso degli animali per un consumo di beni non di prima
necessità per l'uomo
Ancora: l'importanza della collaborazione,
dell'aiutarsi a vicenda nel momento del bisogno e delle difficoltà, che gli umani dovrebbero imparare dai cani (bellissima ed emozionante la sequenza del telegrafo, che mette in contatto i vari cani, che non esitano
ad aiutare Pongo e Peggy, anche senza conoscerli personalmente, riuscendo
dove gli umani avevano fallito, dimostrando la solidarietà tra i vari membri della comunità canina).
Insomma, nonostante la storia
apparentemente semplice, la Disney riesce comunque a parlarci e mandarci
messaggi positivi, inserendo un altro mattone importante nella sua
filmografia, entrato nell'immaginario collettivo. D'altronde, alzi la
mano chi non ha mai canticchiato la canzone "Crudelia De Mon" o vedendo
per strada un dalmata non abbia pensato a uno dei protagonisti o a uno
delle scene. Secondo me le mani sono poche, molto poche, e questo grazie
alla magia Disney.